Mare senza barriere

I ragazzi si imbarcano. In copertina: Rosario Lo Faro, presidente di “L'Aquilone onlus” con due dei partecipanti

I ragazzi si imbarcano. In copertina: Rosario Lo Faro, presidente di “L’Aquilone onlus” con due dei partecipanti

«Mi piace tanto stare sulla barca»: dice Nino. «Ho il ginocchio che balla, perché la barca ondeggia»: aggiunge Piero. «Io non ho paura, perché so nuotare»: è temerario Gianluca. «Mi piace pescare e poi cucinare il pesce»: Maria Giovanna è già oltre.

Nino, Piero, Gianluca, Maria Giovanna… e tanti altri. Hanno dai 30 ai 50 anni. Sono i ragazzi dell’Anffas di Messina (oggi accompagnati dalla pedagogista Chiara Cucinotta, dall’educatrice Angela Cardìa e da Maria Rabbito, mamma di Gianluca, oltre che membro del Direttivo dell’associazione).

Loro, ma anche i loro amici del centro diurno “Camelot”-Asp 5 della Cittadella sanitaria, ogni martedì, nel pieno dell’estate, salgono a bordo della nave Colapesce 1, governata dal comandante Giovanni Fiannacca, un vero “lupo di mare” (è suo il record di attraversamento a nuoto dello Stretto di Messina: 40’40”10).

L’appuntamento si intitola “Un mare da vivere… senza barriere”, ed è ormai giunto alla decima edizione. Il progetto di Mare Terapia è stato voluto e ideato dall’associazione “L’Aquilone onlus”, presieduta da Rosario Lo Faro, insieme al Dipartimento di Igiene mentale del Centro diurno “Camelot”; dal 2013 ha il supporto della “Lega Navale Italiana-sezione di Messina”, da dove la nave salpa.

L’attività si svolge sotto l’occhio vigile della Guardia Costiera Volontaria, presieduta da Agostino Florio, che naviga nelle vicinanze della Colapesce, mentre, a terra, l’associazione “Pegaso” tiene pronta un’ambulanza. Negli anni, poi, si sono avvicinate altre realtà che si occupano di soggetti diversamente abili, quali, appunto, l’Anffas, e le associazioni “Anch’io sindrome di down” e “Anch’io sono autistico”.

«La navigazione e il contatto con il mare sono attività efficaci nella riabilitazione(stimolano le funzioni cognitive e migliorano la socializzazione), oltre che nel potenziamento del carattere di soggetti affetti da disturbi psichici», spiega il dottor Matteo Allone, dirigente di psichiatria del Centro diurno “Camelot”.

I ragazzi con i pesci pescati. Pesci che dopo vengono liberati

I ragazzi con i pesci pescati. Pesci che dopo vengono liberati

Ed eccoli lì i ragazzi, mentre osservano attentamente il lavoro del comandante, che si diverte a inventare attività per i suoi ospiti: «Adesso pasturiamo e dopo peschiamo». Qualche volta si prende il sole, altre si fa il bagno, ma oggi la giornata non è delle migliori. Perciò Fiannacca preferisce un giro breve, sotto costa, e poi la pesca. Un bel po’ di pane, ottimo pranzo per i pesci, sarà facile per i ragazzi catturarli: «Guarda come saltano», esclamano in coro. Sono sicura che qualcuno di loro conosce anche il nome dei pesci, perché gliel’hanno insegnato.

«Infatti. Prima, c’è una parte teorico-preparatoria», spiega il presidente della Lega Navale, Carmelo Recupero. «Insegniamo ai ragazzi disabili come si muove una nave, quali sono gli strumenti per la navigazione, come si fa un nodo marinaro, come cambiano le maree, i primi rudimenti della pesca, raccontiamo la cultura, i segreti, i miti e le leggende dello Stretto… e quant’altro. È interessante vedere che, dopo aver ascoltato la lezione sui nodi marinari, alcuni di loro riescono anche a farli. E pensare che ormai non è più materia nemmeno negli Istituti nautici. Molti ragazzi arrivano senza mai essere usciti in mare, altri invece già sanno nuotare, dipende anche dalla gravità della patologia. Vedere la loro reazione entusiasta ci gratifica. Un giorno, durante una gita, un ragazzo guardava il mare, affascinato, totalmente appagato; il papà era lì vicino e piangeva di gioia. A casa suo figlio era sempre agitato, e lì invece era tranquillo come mai prima di allora. Purtroppo, non riusciamo a portare i disabili motori, perché qui da noi non c’è pontile, perciò non siamo in grado di far vivere anche a loro questa bella esperienza».

Siamo sbarcati. La pastura ha funzionato. I pesci sono accorsi in massa. Non resta che tirare su la rete. Al tre. Uno, due, tre… Ed ecco il pescato. Maria Giovanna vorrebbe cucinarlo per pranzo. Ma il comandante Fiannacca spiega che è più divertante lasciare liberi quei pesci. A quel punto si tratta di prenderli dentro la grande vasca e ributtarli a mare.

Romina Gobbo con Nino

Romina Gobbo con Nino

«Uffa. Scivolano!», commenta Nino. Ogni volta che qualcuno ce la fa a riempirsi le mani, la sua conquista è accompagnata dall’ovazione dei compagni. Una gara all’ultimo… pesce. «Evviva. La vasca è vuota», gridano. Maria Giovanna mi saluta: «Grazie per essere stata con noi». Martedì prossimo ci sarà un altro gruppo, e il comandante preparerà un’altra avventura. Anche lui ama navigare a vista, ma sempre sulla rotta della solidarietà.

© 2015   Testo e foto di Romina Gobbo
pubblicato su famigliacristiana.it – 10 settembre 2015
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