Bombe sull’ospedale di MSf

«Sono cadute le bombe e abbiamo sentito l’aereo che virava», ha detto Heman Nagarathnam, responsabile dei programmi di Medici senza Frontiere nell’Afghanistan del nord. «C’è stata una pausa, poi altre bombe. E questo è successo più e più volte. Quando sono riuscito a uscire dal mio ufficio, l’edificio principale dell’ospedale era avvolto dalle fiamme. Chi poteva, ha corso fino ai due bunker dell’edificio per cercare riparo. Ma i pazienti che non potevano scappare sono morti bruciati nei loro letti». Dodici operatori di Msf e almeno sette pazienti, tra cui tre bambini, sono stati uccisi; 37 persone, tra cui 19 operatori di Msf, sono stati feriti nel terribile bombardamento aereo di stanotte, effettuato dalla Missione Nato, e che ha coinvolto l’ospedale dell’organizzazione medico umanitaria, a Kunduz, in Afghanistan.

«Un attacco ripugnante e una grave violazione del Diritto Internazionale Umanitario»: lo ha definito Meinie Nicolai, presidente di Medici senza Frontiere, oggi in Italia. Dalle 2.08 alle 3.15 di questa mattina, il centro traumatologico di Msf è stato colpito da una serie di bombardamenti aerei a intervalli di circa 15 minuti l’uno dall’altro. L’edificio centrale dell’ospedale – che ospita l’unità di cura intensiva, le sale del pronto soccorso e il reparto di fisioterapia – è stato colpito ripetutamente in ognuno dei raid aerei, mentre gli edifici circostanti sono stati per lo più risparmiati. «Chiediamo alla Coalizione completa trasparenza», si legge nel comunicato ufficiale diramato in serata. «Non possiamo accettare che questa terribile perdita di vite umane venga liquidata semplicemente come un “effetto collaterale”».

Già stamattina, la Ong, attraverso Twitter aveva dichiarato che «tutte le parti in conflitto, incluse Kabul e Washington, erano al corrente delle nostre strutture già da mesi». Infatti, come è prassi ordinaria nei contesti di guerra, Msf aveva fornito (l’ultima volta il 29 settembre) agli ufficiali militari e civili afghani e della Coalizione, le coordinate gps dell’ospedale, per evitare che venisse colpito. Subito dopo l’attacco, l’équipe medica ha cercato disperatamente di salvare la vita dei colleghi e dei pazienti feriti, allestendo una sala operatoria di fortuna in una stanza risparmiata dai bombardamenti. Alcuni dei feriti più gravi sono stati trasferiti in un ospedale a Puli Khumri, distante due ore di auto. Intanto, nel sito della Nato, sono comparse le scuse da parte del segretario generale, Jens Stoltenberg: «Sono profondamente dispiaciuto», ha detto, «per il tragico incidente che ha coinvolto il personale di Medici senza Frontiere dell’ospedale di Kunduz. Porgo le mie condoglianze a tutti i coinvolti. L’organizzazione svolge uno straordinario lavoro umanitario in tutto il mondo, incluso l’Afghanistan, e gioca un ruolo importante nello sviluppo delle condizioni affinché la popolazione afghana abbia un futuro migliore. Avvieremo un’inchiesta in collaborazione con il governo afghano».

Kunduz, capoluogo dell’omonima provincia, oltre ad essere una delle città afghane più ricche, si trova a nord, in una posizione strategica per scambi e contatti, perché molto vicina al confine con il Tagikistan. Occupata nei giorni scorsi dai talebani, è teatro in questi giorni di una grossa controffensiva dell’esercito di Kabul, appoggiata dalle forze speciali Usa. Infatti, la sua caduta pone molti interrogativi sulla capacità del governo afghano di mantenere il controllo delle sue città, tanto da far riconsiderare la presenza militare americana anche dopo il 2016. Nella conferenza stampa a Kabul, seguita all’incidente, il portavoce del ministero dell’Interno, Siddiq Siddiqi, ha detto che «nell’ospedale erano nascosti una quindicina di terroristi e che nel raid sono stati tutti uccisi, ma fra le vittime ci sono stati anche dottori».

Da quando sono scoppiati i combattimenti lunedì scorso, Msf ha trattato 394 feriti. Al momento dell’attacco aereo di stanotte, nell’ospedale c’erano 105 pazienti con i loro familiari e 80 membri dello staff nazionale e internazionale di MSF. Gino Strada ha messo a disposizione l’ospedale di Emergency a Kabul, per accogliere i feriti.

 

© 2015 Romina Gobbo
pubblicato su famigliacristiana.it – 3 ottobre 2015

http://www.famigliacristiana.it/articolo/medici-senza-frontiere.aspx

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