I 70 anni della Carta dell’Onu: un bilancio a Padova

Conferenza di San Francisco, 24 ottobre 1945: nasce la Carta delle Nazioni Unite.

Il 23, 24 e 25 ottobre, Padova ne ricorda i settant’anni, ospitando la Conferenza annuale dell’International Peace Bureau (Ipb), sul tema “Percorsi di pace”. L’iniziativa rappresenta una delle tappe preparatorie al Congresso mondiale dell’Ipb, “Disarm! For a culture of peace: creating an action agenda”, che si terrà a Berlino dal 30 settembre al 3 ottobre 2016.

Ne parliamo con Marco Mascia, direttore Centro di ateneo per i diritti umani dell’Università di Padova, Francesco Vignarca, Rete italiana per il disarmo, e Flavio Lotti, direttore Coordinamento nazionale Enti locali per la pace e i diritti umani.

Marco Mascia.

Marco Mascia.

– Prof. Mascia, è ora di festeggiare?

«Non possiamo festeggiare il 70° compleanno della Carta delle Nazioni Unite, se guardiamo alla situazione attuale: conflitti in Afghanistan, in Siria, perfino in Ucraina, quindi in Europa. Con questo contesto davanti, è difficile creare un’atmosfera di festa. Ma, oltre alle ombre, ci sono le luci. L’Organizzazione delle Nazioni Unite è all’origine del diritto internazionale dei diritti umani, per esempio. La Carta sancisce per la prima volta il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Grazie a questo si avvia il processo di internazionalizzazione dei diritti umani, poi codificati nella Dichiarazione universale del 1948. Questa è una prima storia di successo. Ancora, l’Onu ha promosso la cultura dello sviluppo umano e della sicurezza. Si è cominciato a parlare di economia di giustizia, ed è stato possibile avviare progetti di cooperazione internazionale allo sviluppo, poi attuati dalle Ong. Un’altra luce è rappresentata dal fatto le Nazioni Unite sono state la prima organizzazione internazionale multilaterale a prevedere, nella propria Carta istitutiva, un dialogo, anzi, forme stabili consultazione con le Organizzazioni non governative (art. 71). E oggi le Organizzazioni, che ottengono lo status consultivo, possono partecipare al funzionamento dell’Onu e influire sulle sue decisioni; parliamo di oltre 4.000 Ong accreditate».

– Dove invece l’Onu ha fallito?

«Nel mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Ma la colpa non è dell’Onu, è degli Stati membri che non hanno dato all’Organizzazione quelle risorse e quei poteri che la stessa Carta le attribuisce. E ha fallito perché non è riuscita a creare un sistema di sicurezza collettivo, così come previsto. Ma ancora una volta sono stati gli Stati che non hanno voluto dar vita a tale sistema. L’Onu è ciò che i suoi Stati membri vogliono che sia, in particolare i suoi Stati membri più forti, i cinque permanenti del Consiglio di sicurezza; sono questi che hanno impedito all’Onu di svolgere il ruolo che la Carta le attribuisce. E sono loro – in particolare Usa e Regno Unito – che si oppongono alla nostra richiesta di riconoscimento della pace come diritto umano fondamentale. La Carta così com’è va benissimo, è di grandissima attualità, lo spirito, l’ideale delle Nazioni Unite che in essa ritroviamo, è vivo e vegeto. Ci vogliono, però, una cultura politica e una classe dirigente nuove, che riconoscano agli organismi sovranazionali il ruolo che spetta loro».

Francesco Vignarca.

Francesco Vignarca.

– Francesco Vignarca, che ne pensa?

«Penso che il consesso internazionale sia fondamentale per fare passi avanti sul tema della pace e del disarmo. Le strutture sovranazionali sono necessarie perché possono riuscire a superare i blocchi spesso imposti dagli Stati. Anche se magari sembra essere meno importante delle decisioni fattive, tutto quello che viene attuato nell’ambito del rilancio culturale – penso, per esempio, al fatto che domani inizia la settimana delle Nazioni Unite per il disarmo – è molto importante. Ben venga tutto quello che segnala il disarmo, anche dal punto di vista teorico e celebrativo. Perché è dagli enunciati che poi si passa ai fatti».

Flavio Lotti.

Flavio Lotti.

– A lei, Lotti, la Carta piace?

«La Carta mi piace. Quello a cui dobbiamo mettere mano è la volontà politica di rilanciare le Nazioni Unite, o qualsiasi altra forma di cooperazione internazionale, ai fini della soluzione delle grandi questioni. La cosa più saggia è decidere di far funzionare l’Onu, mettendo insieme le preoccupazioni comuni e la volontà di difenderci da quelle situazioni rispetto alle quali da soli non possiamo nulla. Non ci sono alternative al cercare insieme di risolvere i grandi problemi, penso alle guerre, ma anche al cambiamento climatico, che sta provocando grandi devastazioni a livello mondiale, penso al grande dramma delle migrazioni, o alla proliferazione delle armi, sempre più micidiali. L’Onu non è una questione accademica e neppure politica, è una questione esistenziale per l’umanità intera».

– La società civile è avanti e la politica in ritardo?

«Direi che anche la società civile è abbastanza in ritardo. Oggi prevalgono sfiducia e rassegnazione. Se la società civile fosse davvero convinta delle urgenze del nostro tempo, forse anche gli Stati porrebbero più attenzione».

– L’Enciclica sulla casa comune di papa Francesco: tutti dicono di averla letta, tutti plaudono, ma poi?

«Se andiamo al di là dell’apparenza, penso che quel documento lo abbiano letto in pochi e molti ne hanno dato una lettura superficiale. Si tratta di un documento ricco di sollecitazioni pratiche, che ci invitano a cambiare i paradigmi, le stelle polari di riferimento. Oggi, o noi decidiamo di fare i conti con la realtà, oppure finiremo con l’essere travolti da questa stessa realtà, dai suoi aspetti più negativi. L’Enciclica, tuttavia, un risultato lo sta ottenendo: dare voce a istanze che fino a pochi mesi fa erano soltanto appannaggio di movimenti e gruppi che dal basso cercano di far crescere la coscienza rispetto alla gravissima condizione del pianeta e dell’umanità. Papa Francesco è riuscito a rafforzare tutte queste istanze e a portarle sul tavolo dei Governi. Grazie a quel documento e a quanto si è fatto negli ultimi trent’anni, alla Conferenza di Parigi sul clima (30 novembre – 11 dicembre 2015) qualcosa di positivo uscirà, anche se forse non sarà abbastanza per fronteggiare quel cambiamento che invece ci viene richiesto dalla serietà dei fenomeni in corso. E poi l’Enciclica ci pone il problema di ripensare all’ambiente anche ripensando al futuro dell’umanità, alle condizioni di vita di tutti, non solo di pochi. Papa Francesco ha saldato la questione ambientale con quella sociale mondiale, molto pochi l’avevano fatto finora. Il Pontefice l’ha posta su un piano, non solo religioso, ma anche culturale e politico, e da questo non si può più tornare indietro».

IL PROGRAMMA DELLA “TRE-GIORNI”

Si è aperta oggi pomeriggio (23 ottobre), anticipata nella mattinata dallo  spettacolo teatrale “Stupido Risiko. Per una geografia della guerra”(rivolto agli studenti), la Conferenza annuale dell’International Peace Bureau (Ipb), sul tema“Percorsi di pace”. L’iniziativa rappresenta una delle tappe preparatorie al Congresso mondiale dell’Ipb, “Disarm! For a culture of peace: creating an action agenda”, che si terrà a Berlino dal 30 settembre al 3 ottobre 2016.

L’occasione è data dal 70° anniversario dell’entrata in vigore della Carta delle Nazioni Unite (Conferenza di San Francisco, 24 ottobre 1945).

Oggi, 23 ottobre. Il momento clou dell’evento (che si concluderà domenica 25) è la tavola rotonda sul tema “Pace e Pianeta”, nell’aula “Nievo” di Palazzo del Bo (via 8 Febbraio 1848); all’appuntamento partecipano  rappresentanti di International Peace Bureau, Albino Bizzotto (Beati i costruttori di pace), Sabina Siniscalchi (Banca Etica), Alessandro Pascolini (Consiglio direttivo Centro diritti umani, Università di Padova), Francesco Vignarca (Rete italiana per il disarmo), Flavio Lotti (Coordinamento nazionale Enti locali per la pace e i diritti umani, e Tavola per la pace), Sara Bin (Fondazione Fontana).

Nel corso della sessione, verrà consegnato il premio 2015 “Sean MacBride”, assegnato ex aequo all’isola di Lampedusa (rappresentata dalla sindaca Giusi Nicolini), e al villaggio Gangjeon, situato sull’isola sud coreana di Jeju (famosa per la natura incontaminata), simbolo della “resistenza” contro la decisione del governo di costruire una base navale (il villaggio sarà rappresentato da KO Kwon-Il,  presidente dell’associazione “Gangjeon Village” contraria al progetto).

Sabato 24 ottobre, con inizio alle 10, nell’Aula Magna “Galileo Galilei”,  Federico Mayor Zaragoza, presidente della Fondazione Cultura di pace e già direttore generale dell’Unesco (1987-1999), terrà la lezione magistrale “Rifondare il sistema delle Nazioni Unite è più necessario che mai: ‘Noi, Popoli…’ Adesso, sì, possiamo”. Interverranno Antonio Papisca, professore emerito dell’Università di Padova e titolare della Cattedra Unesco “Diritti umani, democrazia e pace”, Reiner Braun e Ingeborg Breines, co-presidenti dell’International Peace Bureau, Massimo Fabio, rappresentante del Lions Club International alla FAO.

Nel pomeriggio, a Vicenza, nella Sala degli Stucchi del Comune, tavola rotonda sulla Carta delle Nazioni Unite (16-18.30). Marco Mascia, direttore Centro di ateneo per i diritti umani dell’Università di Padova, modererà la tavola rotonda, alla quale parteciperanno Achille Variati (sindaco di Vicenza), Isabella Sala (assessore alla Comunità e alle Famiglie – Comune di Vicenza), rappresentanti di International Peace Bureau, Mr. KO Kwon, Albino Bizzotto, Giusy Arniletti (sindaca di Dueville), Piera Moro (sindaca di Marano Vicentino), Flavio Lotti, Matteo Soccio, (Casa per la pace).

Seguirà l’intermezzo musicale dell’Orchestra “Concentus Musicus Patavinus”.

L’evento si concluderà domenica 25 ottobre, a partire dalle 9.30, con l’Assemblea annuale del Consiglio Ipb, presso la sede di Beati i costruttori di pace (via Antonio da Tempo 2 – Padova).

La conferenza è co-organizzata dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani e dalla Cattedra Unesco “Diritti umani, democrazia e pace” dell’Università di Padova, e da: Beati i costruttori di pace, Lions Club International, Fondazione Fontana, Banca Etica, Archivio regionale Pace Diritti Umani – Regione Veneto, Tavola della pace, Coordinamento nazionale degli Enti locali per la pace e i diritti umani, Rete italiana per il disarmo, Pax Christi Italia, Archivio disarmo.

L’International Peace Bureau (Ipb)

La fondazione dell’International Peace Bureau risale al 1891-2, quando un ampio percorso consultivo portò all’adozione del suo statuto nel quarto Congresso Universale della Pace a Berna, in Svizzera. L’IPB è stato insignito del Premio Nobel per la Pace nel 1910; nel corso degli anni, tredici dei suoi segretari o consiglieri hanno ricevuto a loro volta il Premio Nobel per la Pace. Oggi Ipb riunisce 300 organizzazioni internazionali di 70 diversi Paesi, oltre a membri individuali; tutti insieme, formano una rete globale con un patrimonio straordinario di esperienze e competenze nel condurre campagne su obiettivi comuni. L’Ipb dal 1977 gode dello status consultivo alle Nazioni Unite.

© 2015 Romina Gobbo
pubblicato su famigliacristiana.it – 23 ottobre 2015

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