Una serata che ha lasciato il segno!

Che ci fanno assieme un regista, una giornalista, una fotografa e una suora? Una serata speciale. E non poteva essere che così, perché il regista è Paolo Damosso, la fotografa è Antonella Taggiasco, la suora è Albarosa Bassani, e la giornalista… beh, la giornalista sono io. Insomma, un mix esplosivo, fatto di passione, romanticismo, sentimento, emozione, professionalità e sogno. Un sogno a due facce: il libro “Giovanni Antonio Farina – talmente uomo da essere santo” e il dvd “L’intelligenza della carità – Il mondo di Giovanni Antonio Farina”. Venerdì 6 novembre, sul palco del teatro del Seminario vescovile di Vicenza, è andata in scena la performance dedicata al Santo vicentino, fondatore delle Suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori, ad un anno dalla canonizzazione (avvenuta in piazza San Pietro, a Roma, per le mani di papa Francesco, il 23 novembre 2014).

Suor Emma Dal Maso

Vengino signori, venghino! Buio in sala. Che lo spettacolo abbia inizio! «Cenni di storia e di umanità…»: così suor Emma Dal Maso, superiora generale delle Dorotee, sintetizza i due lavori. Cenni di storia di un personaggio vissuto nell’Ottocento, vescovo prima a Treviso e poi a Vicenza. Biografia e opere, quelle che rivivono nella quotidianità delle Dorotee. «Il Farina vive nelle “sue” suore, nelle loro attività, ma soprattutto nei loro sguardi, nei loro sorrisi», dice Damosso, che si è letteralmente innamorato delle protagoniste delle sue clip. Si chiamano suor Fausta, suor Renata, suor Vittorina… e tante altre. Lavorano “dietro le quinte”, con umiltà. Sono angeli di umanità. Sono la testa, le braccia, le gambe e il cuore del Farina. “Uno” talmente uomo da essere santo: lo chiama così nella sua poesia, suor Pasqualina Vetere, e ora quella frase è il titolo del libro. “Uno” con le sue fragilità, i suoi turbamenti, la sua solitudine. Talmente uomo da essere accusato sul piano politico, ideologico…, anche in maniera pesante. Contro di lui quella che oggi si direbbe la “macchina del fango”. È suor Albarosa, un secolo dopo, nella sua veste di postulatrice, a far cadere l’impianto accusatorio. Ma Farina come reagiva alle infamie? A volte si difendeva, altre sceglieva il silenzio e il perdono. In questo silenzio e perdono già comincia a delinearsi il suo percorso verso la santità. Perché perdonare chi ti calunnia non era facile allora così come non lo è oggi.

Chi è il santo? È l’amico al quale rivolgersi, a cui chiedere di intercedere presso il Signore. Ma non dobbiamo guardare al santo come ad un eroe, una figura eccezionale che è altro da noi, no, tutt’altro. Dobbiamo guardare al santo come ad un modello da imitare. È quell’aspirazione alla santità, che dev’essere di tutti. Come ci si arriva? Con una vita all’insegna della sobrietà, dell’attenzione ai poveri, a quelle periferie tanto care a papa Francesco. Insomma, un perfetto “Bergoglio style” ante litteram. E a chi è nel bisogno, non diamo un pesce, insegniamogli a pescare. Non serve l’assistenzialismo, serve una chance… Due sono i rami dell’assistenza del Farina: gli anziani e i malati, e le bambine e ragazze, quelle più reiette, ai margini della società, quelle il cui destino sarebbe stato la strada. In un’epoca in cui l’analfabetismo femminile era la norma, lui realizza la prima scuola popolare per le ragazze.

Sul palco scorrono le clip: l’educazione, l’assistenza, il laicato, le vocazioni. Un percorso scandito da spunti di attualità – questo è il mio compito di giornalista, attualizzare per rendere il messaggio fruibile a tutti – e dalla lettura di alcuni brani, poi le interviste live. Perché i protagonisti del video e del libro sono presenti in sala. Si alternano sul palco. Salgono e raccontano, incalzati dalle domande di Paolo.

Che cosa c’è in questo libro? Ci siete voi, con le vostre preghiere, le vostre suggestioni, riflessioni, i vostri pensieri, le vostre foto. Un apparato iconografico che si completa con immagini inedite di un tempo che fu, tratte dall’archivio delle suore dorotee. E poi una chicca tecnologica, perché le suore “vivono con la performance”, parafrasando un vecchio spot televisivo. Ecco allora gli inni con, nel basso, il QR Code. Per chi non lo sapesse, si tratta di una griglia con un codice; appoggiateci sopra lo smartphone (dopo esservi scaricati l’apposita app), scattate la foto, e voilà… musica. Chi c’è in questo dvd? Ci sono i vostri visi, le vostre parole, la vostra esperienza di vita, il vostro amore per chi è nel bisogno. Senza tutti voi, san Giovanni Antonio Farina sarebbe una figura del passato, meravigliosa, ma statica. Invece lui vive nel vostro impegno.

Un matrimonio lungo trent’anni quello di Giovanni Antonio Farina e suor Albarosa Bassani, è invece uno sposalizio appena iniziato quello di suor Anna con… Cristo. Per entrambe un “sì” definitivo al Signore; per suor Albarosa anche una passione per il fondatore del suo Istituto. «Un santo in famiglia fa sempre comodo», dice Emanuela Farina, che discende dalla sorella di Giovanni Antonio, Maddalena. Con lei, gli altri discendenti, Mariano Farina, Francesco Zaupa e Cirillo Crosara. Cognomi diversi, ma stesso livello di parentela. Prestate grande attenzione all’albero genealogico inserito nel libro. Questa famiglia “allargata” vi conquisterà.

«La canonizzazione del nostro fondatore è stata un grande dono dello Spirito alla Chiesa, e una grazia speciale per noi suore Dorotee – afferma suor Emma -. Noi, sue figlie spirituali, abbiamo ricevuto quel dono come un segno e una chiara conferma dell’attualità del carisma trasmessoci e lasciatoci in eredità alla sua Famiglia religiosa di oggi e di domani. Questo Santo maestro e pastore indica a noi e alla comunità ecclesiale una grande missione, ancora tanto necessaria: quella della maternità e paternità spirituale che si prende cura dei giovani, oggi così spesso disorientati e soli, e li accompagna a crescere e a scoprire la bellezza dei grandi ideali della vita; quella del buon samaritano che si china amorevolmente a soccorrere le fragilità spirituali e materiali dei fratelli, consumandosi, come fece Giovanni Antonio, nell’amore per Dio e per il prossimo».

Monsignor Beniamino Pizziol, vescovo di Vicenza, conclude con la benedizione. Il sipario cala su un evento davvero unico. La serata delle emozioni. Ancora una volta. Chi era Farina? Un sacerdote, un insegnante, un vescovo, un assistente sociale, un santo, un uomo. Tutto questo l’avete visto il 6 novembre.

Siamo in chiusura È tempo di ringraziamenti. Grazie a tutti i protagonisti dei video e del libro. Siete tanti, siete l’anima di questo progetto.

Grazie a Rinaldo Pellizzari e Roberto Ceretta, artefici della meravigliosa veste grafica del libro. Abbiamo lavorato bene insieme e ci siamo pure parecchio divertiti. Rinaldo e Roberto, siete due persone molto diverse, ma proprio per questo vi completate. Grazie ad Antonio Venere (che, con Paolo e Antonella forma la Fogo Multimedia), che ha curato la fotografia del dvd. Non ho avuto il piacere di conoscerti personalmente, ma ti assicuro che tutte le suore hanno chiesto di te, pertanto sono molto incuriosita. E venerdì sera era come se fossi lì con noi.

Grazie a suor Maria José per aver curato la parte tecnica della serata, a Gloria per le luci, ad Annika per l’accoglienza agli ospiti. E al gruppo della Fraternità Dorotea che si è dedicato alla distribuzione dei libri e dei dvd. Le belle iniziative sono possibili soltanto con il gioco di squadra. Grazie al rettore del Seminario, don Carlo Guidolin, per l’utilizzo del teatro. E un grazie particolare a suor Emma per aver creduto fino in fondo a questo sogno.

Cari Paolo, Albarosa, Antonella, è venuto il momento di separarci. Ognuno torna alla propria quotidianità. Con la consapevolezza che questa sinergia professionale ci ha arricchiti tutti. Ognuno c’ha messo del suo, in un connubio di sensibilità e professionalità. Gli amici si dividono, ma quando si ritrovano, è come se non si fossero mai lasciati. La certezza è che non finirà qui. Perché quella del Farina è una storia che continua.

© 2015 Romina Gobbo

pubblicato il 10 novembre 2015 su http://www.isdvi.it/objects/Pagina.asp?ID=370

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