«Percorriamo l’ultimo miglio, per trasformare il disagio in utilità»

«Riteniamo che la microfinanza sia uno degli strumenti portanti dell’economia sociale di mercato, indispensabile per offrire opportunità a quanti oggi sono esclusi dal credito, sia dal punto di vista sociale, sia dal punto di vista finanziario, per realizzare nuove start up di impresa». A parlare è Mario Baccini, presidente dell’Ente Nazionale per il Microcredito (Enm). Con lui, facciamo il punto sugli obiettivi che il microcredito si pone: dare un’opportunità a chi è escluso, rasserenare chi si trova in difficoltà. Lavoro e garanzie, per un risultato che si chiama dignità.

«Il nostro Ente», prosegue Baccini, «è nato a seguito dell’appello lanciato a tutti gli Stati dall’allora segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan. Egli raccomandò di fare microcredito, perché “è uno strumento per la lotta all’estrema povertà”. L’Italia è stato uno dei primi Paesi a raccogliere l’appello e i vari Governi, che si sono succeduti, hanno rafforzato sempre di più la funzione di questo organismo pubblico, che tenta di strappare, il più possibile, alla povertà, migliaia e migliaia di persone che altrimenti non avrebbero speranza».

Mario Baccini

Mario Baccini

– Ci state riuscendo?

«Direi di sì, perché grazie a questa nostra azione, ai nostri programmi, sperimentali e non – e attraverso il coordinamento con tutte le forze in campo, che noi possiamo fare in quanto struttura pubblica – siamo riusciti a creare dei modelli che ridanno garanzia, ridanno credito, a tutte quelle persone che altrimenti sarebbero solo manodopera per la criminalità o per i servizi sociali. Da un costo, dunque, tramite la microfinanza, si riesce a trarre un’utilità. Oggi milioni di persone nel mondo sono in una situazione indigente, perché non rientrano nei parametri bancari, noi ci rivolgiamo a loro con il microcredito, che può definirsi tale solo se accompagnato da servizi aggiuntivi, ovvero l’individuazione del bisogno, la sua soluzione tramite la creazione di garanzie, accompagnamento, monitoraggio, tutoraggio, tutti elementi atti ad evitare il default».

I numeri dimostrano come di persone in difficoltà ce ne siano davvero tante: negli ultimi tre anni, in Italia, sono stati concessi circa 10 mila microcrediti – tra produttivi (70%) e sociali (30%) – a 22.600 utenti, per un ammontare complessivo erogato, di oltre 220 milioni di euro. Il target è rappresentato per il 47% da donne, per il 17% da giovani, per il 40% da immigrati. Insomma, il microcredito non è più “affare” solo dei Paesi in via di sviluppo.

«In Italia», riprende Baccini, «c’è una forbice che si apre sempre di più e che rischia di far diventare molte persone non “bancabili”. Non bancabili non si nasce, si diventa, molte volte per ignoranza. L’educazione alla finanza è fondamentale fin dai primi passi dei bambini. Dobbiamo insegnare a bambini, giovani e anche adulti come si vive in una comunità finanziaria, come non commettere errori, perché ci vuole poco per diventare non bancabili; un errore, un assegno irregolare… situazioni normali, che possono accadere a tutti, ma che a volte determinano conseguenze pesanti».

– Fine dell’approccio assistenzialista al sociale?

«Esatto. Il nostro Ente è pioniere in questo. Noi stiamo percorrendo l’ultimo miglio, con modelli innovativi, che riescono ad avere effetti leva finanziaria, addirittura di cinque volte maggiori della garanzia, ma anche effetti dal punto di vista dei posti di lavoro, significa che un beneficiario di microcredito sui nostri modelli riesce a dare lavoro a 2,5 persone. È un modello che crea occupazione. Abbiamo trasformato un disagio in utilità, perché un beneficiario di microcredito, che prima era un problema per il sociale, era un costo, un disagio, oggi diventa un cliente sano per le banche, un consumatore. Da un problema diventa un contribuente, e quindi partecipa appieno alla vita sociale. Non più beneficenza, ma restituzione di quella dignità che è diritto di ogni persona. Non bisogna regalare niente, perché anche la politica del dono è forte ed efficace, ma solo se c’è la reciprocità».

 

© 2015 Romina Gobbo

pubblicato su famigliacristiana.it – 14 novembre 2015

http://www.famigliacristiana.it/articolo/percorriamo-lultimo-miglio-per-trasformare-il-disagio-in-utilita.aspx

 

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