L’ultimo miglio di don Luigi

Centodieci viaggi in Africa. Basta questo per tracciare il ritratto di don Luigi Mazzucato, “padre” della cooperazione italiana, storico direttore e anima della Ong padovana Cuamm-Medici con l’Africa, dal 1955 al 2008.

È mancato il 26 novembre, a 88 anni; era nato a Saccolongo (Padova), l’8 gennaio 1927.

INSTANCABILE NEI SUOI CONTINUI VIAGGI AFRICANI

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Don Luigi all’inaugurazione di un nuovo ospedale a Wolisso, in Etiopia, nel 2008, assieme al vescovo della città (tutte le foto sono dell’archivio Cuamm-Medici con l’Africa)

In uno di quei 110 viaggi c’ero anch’io. Era maggio 2011 e la meta il Sud Sudan, due mesi prima della proclamazione d’indipendenza. Abbiamo visitato i due ospedali Cuamm: Yirol, a 500 chilometri circa dalla capitale Juba, e Lui, nel West Equatoria, due rarità e due eccellenze in un Paese dove il sistema sanitario è pressoché inesistente.

Era stagione delle piogge, e l’auto scivolava sulle strade come sul sapone. Giornate intere per percorrere pochi chilometri. Don Luigi non era mai stanco, non si lamentava mai. E aveva già superato gli ottanta. Tra l’altro, non era partito con noi dall’Italia, ci eravamo incontrati all’aeroporto di Addis Abeba, dove lui aveva già trascorso qualche settimana. Era un uomo minuto, ma di grande forza. 

“EUNTES CURATE INFIRMOS”, PRENDETEVI A CUORE I MALATI

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In Etiopia, con il team del Cuamm-Medici con l’Africa e il giornalista di Famiglia Cristiana, Luciano Scalettari

«La finalità del Cuamm (Collegio Universitario degli Aspiranti Medici Missionari)», raccontava, «era nella scritta “Euntes curate infirmos”, scolpita all’ingresso della vecchia sede. Era il mandato evangelico, un comando di Gesù. Andate! Curate gli infermi, prendetevi a cuore i malati, guariteli e dite loro: “il regno di Dio ora è vicino a voi!” (Lc 10,9)».

E poi il principio fondamentale dell’Organizzazione. «Libertà nella scelta delle iniziative da intraprendere (…). Poveri, ma liberi, non condizionati dalle convenienze, guardando solo dove maggiori sono le sofferenze e le necessità».

IL “CON” CHE FA LA DIFFERENZA

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Una foto del 1950: don Luigi con gli studenti del collegio, futuri medici laici missionari del Cuamm

Grande intuizione è stata quel di denominare l’Ong Medici “con” l’Africa. Troppo spesso il Nord del mondo si è arrogato il diritto di decidere per il Sud. Troppo spesso la politica è stata quella dell’assistenzialismo. Don Luigi aveva realizzato un altro approccio.

E lo si è visto più che mai nell’ultima terribile epidemia di ebola in Sierra Leone. Medici italiani con i medici africani contro questa terribile malattia. Insieme hanno sofferto, pianto, hanno visto morire tanti pazienti, tanti colleghi, insieme hanno vinto. Dai primi di novembre la Sierra Leone è ebola free.

“CONDIVIDIAMO L’IDEALE DI IMPEGNARCI PER LA SALUTE DI TUTTI, SOPRATTUTTO DEI PIÙ POVERI”

Negli anni, con il Cuamm sono partiti più di 1.000 medici e 300 tra infermieri e tecnici vari, con un impegno di servizio della durata media di 3-4 anni, alcuni anche per 8-10 anni o per tutta la vita. «Abbiamo sempre cercato di fare comunità con i nostri volontari», diceva don Luigi, «e questo ha fatto crescere il senso di appartenenza. Noi viviamo uno spirito di famiglia, condividiamo l’ideale di impegnarci per la salute di tutti, soprattutto dei più poveri, delle aree più disastrate, fino all’ultimo miglio».

PER OLTRE MEZZO SECOLO ALLA GUIDA DEL CUAMM-MEDICI CON L’AFRICA

Don Mazzucato, giovanissimo, ai primi tempi del Cuamm

Don Mazzucato, giovanissimo, ai primi tempi del Cuamm

Quelle periferie tanto care a papa Francesco, e che sta visitando in questi giorni nel suo viaggio apostolico in Africa, don Luigi le ha vissute e sofferte sulla sua pelle negli oltre 50 anni di direzione del Cuamm, che significa anche mezzo secolo di storia africana, terreno di scontro di un mondo diviso in due blocchi, poi la colonizzazione, l’indipendenza dei vari Stati, e la situazione attuale,che vede il continente nero ancora una volta depredato delle risorse, ma in maniera più subdola, con il dominio delle grandi potenze mascherato sotto conflitti bollati come etnici o religiosi.

Ho provato angoscia davanti ai malati di Aids, all’ospedale di Aber, in Uganda», raccontava monsignor Mazzucato, «davanti alle vittime della guerriglia in Mozambico, alle chiese piene di cadaveri nel genocidio in Ruanda, ai bambini malnutriti gravi in Etiopia. In Guinea Bissau, ho sentito il grido straziante di una madre, che piangeva disperata per la morte del suo bambino. In Angola ho visto le rovine provocate dai conflitti interni; in Sud Sudan lo squallore di ospedali dove nessuno di noi avrebbe il coraggio di farsi curare».

Per il suo impegno, nel 2010 aveva ricevuto dall’Università di Padova, la laurea honoris causa in Istituzioni e Politiche dei Diritti Umani e della Pace.

VESTITO E BERRETTO NERO IMMANCABILI, A “COPRIRE” UN ARCOBALENO DI UMANITÀ

Don Luigi nel 1970, con l'allora patriarca di Venezia, mons. Albino Luciani, che nel 1978 diventerà papa Giovanni Paolo I

Don Luigi nel 1970, con l’allora patriarca di Venezia, mons. Albino Luciani, che nel 1978 diventerà papa Giovanni Paolo I

Don Dante Carraro, attuale direttore del Cuamm, lo ricorda così: «Sotto quell’immancabile vestito nero, accompagnato dall’altrettanto inconfondibile berretto (ovviamente nero), c’era la scoperta, quotidiana e riconoscente, di un arcobaleno, colori armoniosi e intensi di una personalità ricca e piena di vita. Di quell’arcobaleno mi piace citare solo alcuni colori: i poveri, che per don Luigi sono il patrimonio di Dio; le persone, che sapeva sempre ascoltare e mettere al centro; la Provvidenza e il fidarsi del progetto di Dio, in ogni momento; e, infine, la preghiera, sorgente fresca e limpida della sua vita».

Nel 1983 incontra Giovanni Paolo II

Nel 1983 incontra Giovanni Paolo II

© 2015 Romina Gobbo

pubblicato su famigliacristiana.it – 27 novembre 2015

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/lultimo-miglio-di-don-luigi.aspx

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