Un anno dopo siamo ancora Charlie?

Esattamente un anno fa, avvenne l’attentato al settimanale satirico francese Charlie Hebdo, a opera dei due fratelli Said e Cherif Kouachi, terroristi affiliati ad al-Qaida. Morirono 12 persone. Il giornale, fondato nel 1970, già in passato aveva ricevuto intimidazioni, a causa delle sue vignette dissacranti, in particolare di tematica religiosa. Dopo il massacro, molti si interrogarono sulla libertà di satira (anch’io a Vicenza con l’Ordine dei giornalisti del Veneto organizzai una giornata di formazione per i colleghi giornalisti), le opinioni furono le più varie, a seconda della sensibilità di ciascuno. Proprio ieri Charlie Hebdo è uscito con un’altra copertina piuttosto provocatoria (qui allegata), e che ciascuno è libero di giudicare. Per quanto mi riguarda, oggi è solo il giorno del ricordo. Nessuna vignetta, per quanto irriverente, può giustificare l’uccisione di persone. Le vittime: Stéphane Charbonnier, direttore e disegnatore del Charlie Hebdo; Jean Cabut, Georges Wolinsky, Bernard Verlhac, Philippe Honoré, tutti vignettisti; Mustapha Ourrad, curatore editoriale; Elsa Cavat, psichiatra e giornalista; Bernard Maris, economista professore all’Università di Parigi; Michel Renaud, fondatore del festival Rendez-vous du Carnet de voyage; Frederic Boisseau, addetto alla manutenzione; Ahmed Merabet, agente di polizia in servizio; Franck Brinsolaro, ufficiale del servizio di protezione.

© 2016 Romina Gobbo – 7 gennaio

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