Da qualche parte nel mondo ci sarà sempre una Siria che fa gola

Dunque ricapitoliamo, ieri sono ricominciati i colloqui a Ginevra che dovrebbero portare alla soluzione della guerra siriana. Ma sembra che “stentino a decollare”. Sarò banale, ma i colloqui decollerebbero se ci fosse la volontà di farli decollare. Questo significa che tutti devono fare un passo indietro e rinunciare a qualcosa. Parlo degli stessi che si sono allevati in seno l’Isis e che ambirebbero tanto a smembrare la Siria. Solita storia. Si distrugge per poi ricostruire. Nel periodo bellico molti si fanno i fatti propri e si arricchiscono, poi tocca alle industrie accaparrarsi la ricostruzione. Chi primo arriva, meglio alloggia. Perché non è che si volesse togliere di mezzo Assad perché è un dittatore, e quindi a favore della popolazione, non pensate mai che gli scopi siano benemeriti, lo si voleva togliere di mezzo perché evidentemente impediva qualche “affare”. E che tavolo di trattativa è se vengono esclusi i curdi? Gli unici che si battono davvero contro i miliziani dell’Isis. Si cerca deliberatamente di escludere una componente della società. Non mi sembra un buon punto di partenza. In tutto questo marcio, chi ci rimette – sempre – sono le persone, di cui – passatemi il francesismo – non frega niente a nessuno. La guerra in Siria è iniziata esattamente cinque anni fa, il 15 marzo 2011. Oggi è difficile sapere quanti morti e quanti feriti, perché anche il balletto delle cifre è una costante nei conflitti. In ogni caso, siamo oltre i 250mila morti. Il Paese è raso al suolo, assieme alle persone sono morti i diritti umani, e il conflitto ha generato anche un drammatico ed inarrestabile esodo di profughi. Ci riempiamo la bocca parlando di Diritto internazionale, quando in Siria (e non dimentichiamo lo Yemen) i civili vengono presi di mira intenzionalmente. I dati dell’Unicef riportano che un bambino su tre è nato dopo lo scoppio del conflitto; oltre 300mila bambini sono nati già profughi. Tutte vittime innocenti di qualcosa che non li riguarda, che non hanno voluto, su cui non hanno potuto decidere. Bambini che non si riprenderanno mai. Perché il sangue, le urla, le macerie restano negli occhi e restano nell’anima. E la comunità internazionale, che fa? Qualche giorno di tristezza per Aylan sul bagnasciuga. E poi? Ma vergogniamoci per tutti gli Aylan che soffrono. Se non cominciamo a mandare al diavolo il petrolio, i potenti della terra, il denaro e gli interessi di varia natura, non ne usciremo mai. Perché da qualche parte nel mondo ci sarà sempre una Siria che fa gola.
 
 
© 2016 Testo e foto di Romina Gobbo – 15 marzo

 
 
 
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