Jesolo. Emmaus rilancia la sfida alle ingiustizie sociali

È un mondo unito nella diversità quello che da ieri fino a sabato 23 aprile, si ritrova al Villaggio Marzotto di Jesolo (Venezia), in occasione dell’Assemblea mondiale di Emmaus, il Movimento fondato nel 1949 dall’Abbé Pierre, al secolo Henri Antoine Grouès (Lione, 5 agosto 1912 – Parigi, 22 gennaio 2007), sacerdote, deputato e partigiano francese. L’appuntamento, sul tema “Emmaus: valori comuni, azioni per domani”, dal quale uscirà il nome del nuovo presidente internazionale, il primo non europeo, si è aperto con la marcia sulla spiaggia degli oltre 400 delegati provenienti da tutto il mondo, che hanno deposto sulla sabbia drappi e magliette colorate intrecciati assieme. Le sfide che aspettano il Movimento nei prossimi anni sono davvero tante. «Dal problema della concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, all’ingiustizia sociale che ne consegue, dalla finanza che condiziona la politica all’accesso ai beni primari per tutti, fino all’ecologia», dice Renzo Fior, oggi responsabile della Comunità di Villafranca (Verona), dopo l’esperienza alla guida di Emmaus Internazionale prima, e di Emmaus Italia poi. Proprio su questi temi si è focalizzata la tavola rotonda del pomeriggio, a partire dalla consapevolezza iniziale dei relatori – la sociologa senegalese Fatou Sow e il missionario comboniano italiano Alex Zanotelli, moderati dall’economista Gustave Massiah, del World Social Forum -, che il mondo si sta deteriorando a tutti i livelli. «È un sistema matto quello in cui siamo inseriti. Poche persone tengono tutta la ricchezza nelle loro mani, è la dittatura delle banche», ha detto padre Zanotelli, una lunga esperienza in Africa e oggi di stanza a Napoli. Le disuguaglianze sono tutte nei numeri, desolanti: l’1% della popolazione mondiale detiene il 99% della ricchezza globale; un miliardo e mezzo di persone vive nell’indigenza; il 10% consuma il 90% dei prodotti del pianeta; in Africa sub-sahariana, più di una persona su quattro, rimane cronicamente sottoalimentata; d’altra parte, nel mondo 2,8 milioni di persone muoiono ogni anno a causa di sovrappeso e obesità. «Il pianeta non accetterà tutto questo», ha chiosato Zanotelli.

Fatou Sow ha analizzato la situazione africana, mettendo in evidenza come ad una povertà materiale, spesso si associa quella culturale. «Bisogna insegnare alla gente che ha diritto a partecipare, ad essere tenuta in considerazione, che può prendere in mano il proprio destino». Certo, la complessità è tanta, il lavoro, per esempio. «La crisi – ha continuato Sow – significa perdita del lavoro, ma anche quando il lavoro c’è, c’è un problema di salario, che si è degradato, ha perso valore. Come si fa allora a vivere con dignità, a mantenere la famiglia?». Se è la finanza globale che determina le disuguaglianze e i poveri sono funzionali a questo sistema, è evidente che Emmaus deve modulare la propria proposta su vari livelli, «nel locale, nello stato dove ogni Comunità è inserita, e in ambito internazionale», ha spiegato Messiah. «Anche in Burkina Faso, la ricchezza andava a consolidare la classe al potere (il riferimento è al regime di Blaise Compaoré, ndr)»: sono le parole registrate della sociologa burkinabé, attivista per i diritti delle donne e ministra della Giustizia nel Governo di transizione, Joséphine Ouédraogo, che non ha potuto essere presente di persona.

Padre Zanotelli ha ricordato l’impegno di papa Francesco contro il potere finanziario ingiusto, e che «le persone hanno il diritto di sapere dove viene investito il loro denaro e devono dire di no se questo va ad alimentare il mercato delle armi». Infine, sottolineando il dramma dei profughi, ha concluso con un pensiero riconoscente all’Abbé Pierre e, come era nel suo intendimento, «Emmaus si deve fondare sulla spiritualità ecumenica».

© 2016 Romina Gobbo, inviata a Jesolo (Venezia)

pubblicato su Avvenire (Catholica) – martedì 19 aprile 2016 – pag. 16

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