Emmaus cambia la vita a Ganvié, la Venezia d’Africa

A Ganvié, la “Venezia d’Africa, ci si sposta solo su barchette. Siamo in Benin, sulle rive del lago Nakoué, dove 80 mila persone si dissetano, si lavano e lavano i panni con l’acqua della laguna.Una potenziale “bomba” di malattie infettive. Per questo Emmaus, il Movimento sorto nel 1949 dall’incontro tra l’Abbé Pierre (Lione, 5 agosto 1912 – Parigi, 22 gennaio 2007), al secolo Henri Antoine Grouès, e Georges, assassino e aspirante suicida, a cui il prete francese chiese di “dargli una mano” per soccorrere i senza tetto, ha scelto di investire proprio lì 5 milioni di euro per costruire pozzi e creare un centinaio di blocchi sanitari per l’igiene personale.

Ora a seguire il funzionamento di queste strutture è un’associazione di abitanti, che così ha preso in mano «le redini del proprio futuro», un passaggio di responsabilità importante, come ha spiegato la sociologa senegalese Fatou Sow, durante la tavola rotonda che ha aperto, a Jesolo (Venezia),l’Assemblea mondiale dei circa 350 delegati in rappresentanza di altrettanti gruppi provenienti dalle aree dove Emmaus è presente: Europa, Asia, America Latina e Africa.

«In Africa», ha sottolineato la Sow, «alla povertà materiale, spesso si associa quella culturale. Bisogna insegnare alle popolazioni che hanno diritto a partecipare delle decisioni che li riguardano, che possono prendere in mano il proprio destino».

Alla fine di una settimana in cui il Movimento ha discusso e riflettuto sul tema “Emmaus: valori comuni, azioni per domani”, è uscito anche il nome del nuovo presidente internazionale: Patrick Atohoun, originario del Benin, 56 anni, 4 figli, studi di Economia, da una ventina d’anni responsabile del gruppo Emmaus di Cotonou, un’esperienza da vicepresidente internazionale dal 1999 al 2007, e una conoscenza, non solo dei gruppi africani, ma anche di quelli asiatici e latino-europei. I prossimi quattro anni, dunque, sposteranno lo sguardo dal centro ‒ finora i presidenti internazionali sono sempre stati europei, prevalentemente franco-italiani, compreso l’uscente Jean Rousseau ‒ alla periferia. D’altra parte, fra i 37 Paesi del mondo in cui il Movimento è diffuso, ce ne sono molti di africani: oltre al Benin, il Burkina Faso, Costa D’Avorio, Congo, Burundi, Camerun e Angola.

Renzo Fior e la moglie Silvana Nogarole

Renzo Fior e la moglie Silvana Nogarole

«L’Africa ha bisogno di avere voce, in quanto realtà da un lato emarginata e, dall’altro, preda di tanti appetiti poco onesti da parte delle multinazionali e dei grandi gruppi finanziari», ha detto Renzo Fior, fondatore e responsabile, insieme alla moglie Silvana Nogarole, dellaComunità di Villafranca (Verona), presidente internazionale dal 1999 al 2007 e presidente italiano dal 2008 al 2014.

Da questa impegnativa settimana di lavori, è uscito anche un documento, che ribadisce e rinnova gli impegni del Movimento, e che contiene istanze che saranno presentate all’Onu. Pilastro fondamentale restano le parole e gli intendimenti del fondatore. Emmaus continuerà a stare dalla parte degli ultimi, ma non con uno sguardo assistenziale. Il Movimento lavora non “per”, ma “con”. Si pone, cioè, come un compagno di viaggio per tutte le persone che necessitano di trovare lo spazio per una vita accettabile.

Le radici del Movimento sono rappresentate dalle Comunità, luoghi nei quali ogni persona viene accolta, rispettata e valorizzata, al di là delle proprie difficoltà umane e materiali, e del proprio passato.Nessuno è considerato un assistito, tutti collaborano al bene comune con dignità,attraverso un’attività che permette l’autofinanziamento, e anche la solidarietà verso altri gruppi Emmaus con meno risorse, o a favore di progetti umanitari vari. Gesti concreti di accoglienza verso chi è nel bisogno, ma anche un’azione di pressione nei confronti di chi è al potere. Da qui l’accento sulla difesa dei beni comuni, in particolare dell’acqua, e della salute di tutti. 

Di fronte alle immagini che ci rimanda la realtà, non poteva mancare una sottolineatura sui migranti e le migrazioni. «Continueremo a lavorare per affermare la libera circolazione e la cittadinanza universale. Dobbiamo pensare non come nazioni, ma come diceva l’Abbé, con una visione mondiale, perché questo pianeta deve rispondere ai bisogni di tutti gli uomini», ha continuato Fior, a cui il fondatore prima di morire ha affidato il Movimento. «Pertanto, bisogna mettere, all’interno delle politiche degli Stati, non solo la nozione di rifugiato politico, ma anche il nuovo capitolo relativo ai cambiamenti climatici, che influirà sempre di più sui movimenti migratori. A noi non interessa il motivo per il quale queste persone lasciano la loro terra, sono semplicemente persone in cerca di una situazione di vita migliore».

Un altro impegno forte di Emmaus è la lotta contro la finanza speculativa e i paradisi fiscali. «Le persone hanno il diritto di sapere dove viene investito il loro denaro e devono dire di no se questo va ad alimentare il mercato delle armi», ha chiosato il missionario comboniano padre Alex Zanotelli, intervenuto alla tavola rotonda di apertura. Ai gruppi è stato chiesto di avvalersi delle banche che hanno fatto dell’eticità la loro bandiera, come Banca Etica. E proprio presso Banca Etica di Padova sarà creato un fondo etico di mutualità, attraverso il quale le riserve dei gruppi Emmaus con più risorse serviranno a finanziare i progetti di quelli che non riuscirebbero in altro modo a ottenere credito, perché considerati “non bancabili”.

La “ricicleria” della comunità Emmaus di Villafranca Veronese

La “ricicleria” della comunità Emmaus di Villafranca Veronese

In Italia, il Movimento, il cui leader è Franco Monnicchi, si articola in 17 associazioni di volontariato che gestiscono 14 Comunità, dove sono accolte ogni anno 300 persone. La comunità di Villafranca è una grande ricicleria, vi lavorano una trentina di persone,quelle sulle quali la società non rischia. «Noi recuperiamo le cose che la società butta e diamo loro nuova vita. Accogliamo le persone che la società emargina, e queste persone diventano di nuovo autonome, non solo, anche capaci di aiutare chi ha più bisogno. Qui, dall’apertura nel 1985, sono passate circa seicento persone, in termini di solidarietà, abbiamo prodotto circa un milione e 200 mila euro. Sfido qualsiasi altra attività economica a fare altrettanto», ha concluso Renzo Fior.

© 2016 Romina Gobbo

pubblicato sull’online di Famiglia Cristiana il 26 giugno 2016

http://www.famigliacristiana.it/articolo/emmaus-cambia-la-vita-a-ganvie-la-venezia-dafrica.aspx

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