Isis: un brand che piace a chi non ha nulla da perdere

Pensierino del sabato. Isis rivendica la strage di Nizza, dicendo che Mohamed Lahouaiej Bouhle è “un nostro soldato”. Personalmente, mi avrebbe sorpreso di più se questa rivendicazione non ci fosse stata. Isis rivendicherebbe anche un incidente sulla A4 se ci fosse un elevato numero di vittime. Mohamad e Isis sono funzionali l’uno all’altro. Il primo, personaggio piuttosto discutibile, con un bel po’ di problemi suoi, trova nel messaggio lanciato qualche settimana fa da al Baghdadi (colpite gli infedeli con le auto, colpite a casa loro…) una ragione di vita. Un messaggio forte che ridà scopo alla sua esistenza misera. Meglio ancora se questo vuol dire immolarsi alla causa. Dall’altro lato, Isis che sta perdendo posizioni, ha bisogno di tenere alta l’attenzione su di sé e sul proprio brand, nel tentativo di legittimarsi davanti alla ummah musulmana come difensore del vero Islam. Ma per fortuna buona parte del mondo musulmano ha preso le distanze; Isis è e resta un gruppo terrorista, che usa la religione a proprio uso e consumo. Comunque si tratta di uno scenario già visto con al Qaeda, quando ogni gruppo che compiva qualche attentato, specialmente in Africa, ne utilizzava il nome. E al-Qaeda lasciava fare per dimostrare che la sua sfera di influenza era ampia.

© 2016 Romina Gobbo

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Un Commento

  1. Completamente d’accordo! Stesso copione già visto a Orlando.

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