Attentato a Kabul, vittime per lo più hazara

I due attentati suicidi del 23 luglio, nel quartiere Dehmazang di Kabul, che hanno provocato 81 morti e più di 231 feriti, ci fanno capire che non è solo l’Europa ad essere minacciata. Anzi, l’Afghanistan vive in uno stato di guerra continua almeno dal dopo 11 settembre 2001 (ma la presenza di al-Qaeda è accertata dal 1996). Con la popolazione divisa tra chi considera le forze internazionali dei salvatori e chi invece da sempre ha chiesto che se ne andassero. Fatto sta che il bilancio di 15 anni di presenza non è positivo. I talebani hanno ripreso terreno e la situazione delle donne non è molto cambiata; sopratutto nelle aree rurali prevalgono burqa e analfabetismo. In Afghanistan l’etnia dominante al potere da sempre sono i pashtun, che racchiudono il 42% della popolazione. Di gruppi etnici ce ne sono 9. Il secondo per popolazione sono i tagiki; il terzo gli hazara (9% della popolazione, parlano persiano), ma sono anche l’etnia perseguitata da sempre, soprattutto dai talebani. Sarà per quella fisionomia più marcatamente orientale, fatto sta che sono sempre stati maltrattati, discriminati, e sono i più poveri, quelli che vivono nelle periferie miserabili della capitale Kabul. L’altro giorno i kamikaze hanno scelto proprio un raduno degli hazara – che protestavano contro il piano del governo di far passare una rete elettrica su una provincia abitata da loro – per farsi esplodere. Va anche sottolineato che gli hazara sono musulmani sciiti e l’attentato è stato ancora una volta rivendicato dall’Isis, che è sunnita. Non è insensato temere che Isis voglia soffiare sul fuoco del conflitto etnico. È la prima volta che colpisce Kabul, o quantomeno che rivendica, ma – a riprova dell’insicurezza vigente – attentati suicidi si sono verificati il 19 aprile, il 25 maggio e il 20 giugno. Il più recente attentato contro gli sciiti in Afghanistan risaliva al 2011, quando due kamikaze si fecero esplodere a Kabul e a Maza i-Sharif, provocando la morte di 80 fedeli, per lo più hazara, riunitisi per la festa dell’Ashura. Per gli sciiti è il giorno in cui si commemora Husayn Ibn Ali, nipote del profeta Muhammad, ucciso nella battaglia di Kerbala in Iraq.

© 2016 Romina Gobbo

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