Migranti, accoglierli è dottrina sociale della Chiesa

«Non si possono destabilizzare Paesi con invasioni militari, promuovere il commercio delle armi, sostenere ingiustizie che vittimizzano intere popolazioni, imporre regole ingiuste al commercio, e poi lamentarsi che ci sono troppi richiedenti asilo e immigrati». È uno dei passaggi salienti della prolusione di mons. Silvano M. Tomasi, Segretario delegato del Pontificio Consiglio giustizia e pace. Tali parole richiamano volutamente il discorso di papa Francesco, a gennaio 2016, al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede. L’occasione è stata il 49esimo Convegno sui problemi internazionali, organizzato dall’Istituto di Scienze sociali “Nicolò Rezzara” di Vicenza, che si è svolto venerdì 16 e sabato 17 settembre, nell’Istituto superiore di Scienze religiose di Monte Berico.

Questa 49esima edizione si è focalizzata sul tema “Migrazioni, nazionalismi e futuro dell’Europa”. Perché, ha spiegato il direttore del Rezzara, mons. Giuseppe Dal Ferro, «è indispensabile elaborare un progetto condiviso di convivenza a partire da una cultura solidaristica e, più in profondità, da un’antropologia basata su una concezione integrale della persona, aperta alla relazione con l’altro e con Dio». Sulla condivisione, non soltanto di soluzioni concrete, ma anche di pensiero, di visione del mondo, si è soffermato anche il vescovo di Vicenza, Beniamino Pizziol, che ha aperto i lavori. Per mons. Tomasi stiamo correndo il rischio di tradire valori e principi che hanno portato, con il Trattato di Roma del 1957, alla fondazione dell’Unione Europea, ovvero “generare processi di inclusione e di trasformazione” e “cercare soluzioni multilaterali ai problemi che poco a poco diventavano comuni”. Grazie a questi principi, «l’Europa ha goduto di un lungo periodo di pace». Ma le «manipolazioni populiste e di aderenza alle emozioni piuttosto che ai fatti» rispetto al fenomeno migratorio, hanno portato ad un «atteggiamento di paura e di chiusura davanti ad una paventata “invasione”».

E qui anche i media hanno le loro responsabilità, poiché «spesso non aiutano a cogliere questi fatti nella loro verità». Una verità che sta nei numeri richiamati dal prelato: «nell’Unione Europea, la percentuale media fra rifugiati, immigrati recenti, residenti di lunga data nati all’estero, è del 12%, con differenze da Paese a Paese: l’Italia, per esempio, ha il 9,8% di stranieri. Più dell’85% dei richiedenti asilo sono accolti nei Paesi più poveri o in via di sviluppo. Un aspetto relativamente nuovo del fenomeno migratorio è l’alto numero di minorenni: circa 50 milioni di bambini nel mondo sono emigrati in altri Paesi». Mons. Tomasi ha posto l’accento anche sulle radici cristiane dell’Europa. «I Padri fondatori si erano mossi dentro la tradizione cattolica. L’accoglienza dello straniero si radica nello stesso terreno della Dottrina sociale della Chiesa e dei suoi principi: che siamo una sola famiglia umana, la destinazione universale dei beni, l’uguale dignità di ogni persona, il diritto di emigrare, il diritto alla pace, la libertà religiosa». L’ondata migratoria diventa allora «un richiamo alla pratica della solidarietà». Il convegno è proseguito con le relazioni di alcuni docenti universitari.

© 2016 Romina Gobbo 
pubblicato su Avvenire – Catholica – 27 settembre 2016 – pag. 19

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