Mosul. La battaglia finale?

L’avevano annunciata un paio di mesi fa, la grande offensiva d’autunno (arriva perfetta per le elezioni americane). E così oggi a Mosul si è scatenato l’inferno. L’esercito iracheno (circa trentamila soldati) – con la benedizione del primo ministro Haider al-Abadi con il sostegno della Francia e degli Usa – è partito alla conquista della seconda città dell’Iraq, da dove il 29 giugno 2014 il sedicente Stato Islamico annunciò la sua esistenza. Le forze in campo, decise a rivendicare un “posto al sole” dopo la sconfitta di Daesh sono diverse, tra cui alcune milizia sciite legate a Teheran, alcuni battaglioni di Peshmerga, la Turchia. Dovranno affrontare diecimila uomini a cui al Baghdadi, l’autoproclamatosi califfo, ha ordinato di resistere fino alla morte. Per quanto ci riguarda, il pensiero corre agli abitanti, che potrebbero essere usati dai miliziani di Daesh come scudi umani ed anche alle centinaia di donne, uomini e ragazzi yazidi, ancora nelle mani dei miliziani. Il rischio che Mosul diventi un’altra Aleppo c’è tutto. E la storia ha più volte insegnato che il nemico comune tiene uniti, ma una volta abbattuto Daesh, che ne sarà dell’Iraq, così diviso fra le anime sciita, sunnita e curda?

© 2016 Romina Gobbo – 17 ottobre

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