La “seconda vita” di Maria Teresa Ferrari – The “second life” of Maria Teresa Ferrari

«Sei stata il nostro primo raggio di luce», là dove la luce potrebbe essere quella delle paillettes di un copricapo, in realtà è quella di un sorriso. Il luogo è una grigia sala d’aspetto di un reparto per malati oncologici, in attesa della quotidiana seduta di chemioterapia. Le facce sono quelle “da cancro”. Entra una donna radiosa, ben vestita e truccata, con in testa un basco scintillante, che squarcia quel grigiore. «Mi piaceva indossarlo, ma ero titubante, perché arrivare “sbarazzina” in un ambiente dove i visi sono segnati dalla battaglia tra la vita e la morte, mi sembrava indelicato», racconta Maria Teresa Ferrari, 52 anni, veronese, professionista della comunicazione, entrata nella “sua seconda vita” dopo un intervento, il 5 agosto 2015, per un complesso carcinoma mammario, e le conseguenti chemioterapie e radioterapie. «Sono stati i “miei angeli” – le infermiere e le mie compagne di malattia – a chiedermi di continuare a essere il loro “raggio di luce”. Allora ho capito che un sorriso e un basco scintillante in testa possono fare la differenza». Così, quello che era nato come un buon proposito personale, «avevo deciso sdraiata sul letto dell’ospedale che non mi sarei lasciata andare», è diventato il progetto #LaCuraSonoIo, ovvero «cappelli, turbanti, colorati, di fogge diverse, morbidissimi, con l’interno in cotone o bambù, anallergici, e dai costi accessibili, perché durante la malattia, coprirsi la testa non è uno sfizio», oggi in vendita in alcune realtà veronesi, ma anche all’interno dello IEO (Istituto Oncologico Europeo di Milano, fondato dal prof. Umberto Veronesi) e negli spazi del The Vintage Project della Fondazione IEO-CCM, il primo Charity Shop in Italia a sostegno della ricerca oncologica.

«Il copricapo rappresenta anche qualcosa di simbolico, perché la malattia si vede dalla testa nuda. Ma non voglio che questi cappelli restino legati alla malattia, non devono essere qualcosa di cui sbarazzarsi appena i capelli ricrescono, perché portano con sé un messaggio: c’è il copricapo dei pensieri positivi, quello delle idee luminose, quello che ama il sorriso, e il copricapo della rinascita». La parola rinascita per Maria Teresa è preziosa. «Il male si vince con il bene – dice -. E il bene è progettare, distanziare il cervello dalla parte malata e avvicinarlo al cuore. Perché assieme, cuore e cervello, possono dare il via alla rinascita. Significa rendere bella anche la donna che ha subito una menomazione. L’amore per la vita abita il cuore e il cuore non si ammala mai di cancro». Una donna così eclettica, che si è sempre occupata di cultura, non poteva che affrontare questa sfida con creatività. Perché «quando i pensieri negativi ti assalgono, bisogna essere molto creativi per scacciarli». Non è sfuggita ai medici questa energia, e le hanno chiesto di mettersi al servizio. «Testimonial di me stessa e di tutte le donne che vivono la mia situazione, e sono tantissime. La neoplasia mammaria colpisce una donna su sei, e il cancro al seno è ancora il terzo killer, dopo polmoni e pancreas». In quella sala in attesa della chemio, Maria Teresa scrive, apre una pagina Facebook e posta pensieri, riflessioni, suggestioni. Piovono i like, le interazioni, le richieste di consigli, lei scopre che c’è un mondo che ha bisogno di esprimersi, di confrontarsi nel dolore, e scopre anche tanta solidarietà. «Quello che mi ha molto aiutato durante l’intervento era sapere che in tanti pregavano per me. Non solo i miei amici religiosi/e, ma anche il popolo dei social, persone che non conoscevo direttamente. Ho avuto una catena fortissima di preghiere, che mi hanno avvolta in un abbraccio di intima serenità. E io ho postato i miei pensieri sempre, perché il cielo va ringraziato sia per le cose belle che per quelle brutte». L’atteggiamento di questa donna verso il suo “ospite inatteso”, come lo chiama lei, è sempre stato mite. «Non ho mai considerato il cancro in maniera aggressiva, l’ho considerato un dono, sapendo fin da subito che l’avrei combattuto con amore, perché non volevo vivere la malattia con rancore, ma con positività. Il giorno dell’intervento ha rappresentato la liberazione, lo spartiacque tra un prima fatto di ansie, attese, paure, e un dopo, che è diventato cura e concentrazione su di me, per debellare tutto ciò che l’ospite inatteso aveva disseminato nel mio corpo».

Nel suo iter, Maria Teresa si accorge anche che, se dal punto di vista medico, c’è grande efficienza, scarsa è la parte che riguarda i consigli pratici, ma che invece servono, perché ti permettono di vivere la quotidianità. «Nessuno ti dice che i capelli li puoi perdere anche una seconda volta e quando tu cominci ad essere contenta perché vedi una ricrescita, ti svegli una mattina e, mentre stai scrivendo, la tastiera del pc si riempie dei capelli appena contemplati allo specchio. Lo shock è enorme. Nessuno ti dice che ci sono rimedi grazie ai quali puoi evitare che ti cadano le unghie, o che hai diritto alla terapia psicologica o che è meglio rivolgersi ad un nutrizionista, o ancora, come approntare una domanda di invalidità. Ho pensato che tutto questo doveva essere parte del mio progetto di aiuto, così a breve usciranno un libro ed anche una app. Sto cercando dei partner affinché questo progetto possa affinarsi e crescere sempre di più». Così Maria Teresa, che dice di essersi reinventata tante volte, adesso è di nuovo nel vortice del cambiamento. Ma non si sente sola.

«Ho sperimentato la forza della fede. E fa la differenza. È come se il Signore mi avesse detto: “Lo vuoi capire che mi devi seguire?” È vero che sono sempre stata una donna forte, ma il cancro è la ruota contro la morte, non posso credere di avercela fatta da sola».

© 2017 Romina Gobbo 
pubblicato su articolo21.org – 11 marzo 2017

http://www.articolo21.org/2017/03/la-seconda-vita-di-maria-teresa-ferrari/

 

THE SECOND LIFE OF MARIA TERESA FERRARI

«You were our first ray of light», where the light could be that of the sequins of a headegear, in reality it is that of a smile. The place is a gray waiting room for a department for cancer patients, waiting for the daily session of chemotherapy. The faces are “cancer”. A radiant woman, well dressed and made up, enters with a sparkling beret on her head, which tears off that grayness. «I liked wearing it, but I was hesitant, because getting “saucy” in an environment where tha faces are marked by the battle between life and death, seemed to me indelicate», says Maria Teresa Ferrari, 52 years, from Verona, professional communication, entered in her “second life” after an surgery, on 5 August 2015, for a complex mammary carcinoma, and the consequent chemotherapies and radiotherapies. «They were my angels – the nurses and my sick companions – who asked me to continue to be their “ray of light”. So I realized that a smile and a sparkling beret on the head can make the difference». So, what was born as a good personal purpose, «I had decided lying on the hospital’s bed that I would not let myself go», became the #LaCuraSonoIo project, or «hats, turbans, colored, of different shapes, very soft, with the inside in cotton or bamboo, hypoallergenic, and from the accessible costs, because during the illness, covering the head is not a whim», now on sale in some shops in Verona, but also within the IEO (European Oncological Institute of Milan, founded by Professor Umberto Veronesi) and in the spaces of The Vintage Project of the IEO-CCM Foundation, the first Charity Shop in Italy to support cancer research. «The headgear also represents something of symbolic, because the disease is seen by the naked head. But I do not want these hats to remain tied to the disease, they do not have to be something to get rid of as soon as the hair grows back, because they carry a message: there are the headgear of positive thoughts, that of bright ideas, the one who loves the smile, and the headgear of rebirth». The word rebirth for Maria Teresa is precious. «Evil wins with good – she says -. And the good is to design, distance the brain from the diseased side and bring it closer to the heart. Because together – heart and brain – can initiate rebirth. It means making beautiful also the woman who suffered an impairment. Love for life inhabits the heart and the heart never gets sick of cancer». A woman so ecletic, who has always dealt with culture, could not but face this challenge with creativity. Because «when negative thoughts assail you, you must be very creative to drive them away». The doctors saw this energy and they asked Maria Teresa to be witness. «Testimonial of myself and of alla women who live my situation, and they are so many. Mammary neoplasia affects one every six women, and breast cancer is still the third killer, after lugs and pancreas». In that room waiting for chemo, Maria Teresa writes, opens a Facebook page and post thoughts, reflections, suggestions. The likes rain, but also interactions, requests for advice, she discovers that there is a world that needs to express itself, to confront itself in pain, and also discovers so much solidarity. «What helped me greatly during the surgery was knowing that many prayed for me. Not just my religious friends, but also the social people, people I did not know directly. I had a very strong chain of prayers, which enveloped me in a hug of intimate serenity. And I have always posted my thoughts, because the heaven should be thanked for both good and bad things». The attitude of this woman towards her “unexpected guest”, as she calls it, has always been mild. «I never considered cancer aggressively, I considered it a gift, knowing right away that that I would fight it with love, because I did not want to live the disease with rancor, but with positivity. The day of the surgery represented for me the liberation, the watersheed between a first fact of anxieties, expectations, fears, and an after, which became care and concentration on me, to eradicate everything that the unexpected guest had disseminated in my body».

In her route, Maria Teresa also realizes that, if from the medical point of view, there is great efficiency, little is the part that concerns practical advice, but that instead serve, because they allow you to live everyday life. «Nobody tells you that you can lose your hair a second time and when you begin to be happy because you see a regrowth, you wake up one morning and, while you are writing, the PC keyboards fills with the hair just contemplated in the mirror. The shock is enormous. Nobody tells you that there are remedies through which you can prevent your nails from falling, or that you are entitled to psychological therapy or that it is better to turn to a nutritionist, or how to prepare a disability application. I thought that all this had to be part of my help project, so soon a book and an app will come out. I am looking for partners so that this project can get better and grow more and more». So Maria Teresa, who says she has reinvented so many times, is now back in the vortex of change. But she does not feel alone. «I have experienced the power of faith. And it makes the difference. It is as if the Lord had told me: “Do you want to understand that you must follow me?” It is true that I have always been a strong woman, but cancer is the wheel against death, I can not believe I have done it myself».

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