Finanza marocchina

«Lo sviluppo è la sfida più importante per poter realizzare il progetto di società a cui il nostro Paese aspira»: così si espresse nel 2005 Mohamed IV, Re del Marocco, lanciando un’iniziativa nazionale per lo sviluppo umano (INDH, Initiative Nationale du Développment Humain), con l’obiettivo di coinvolgere tutti gli attori – politici, sindacali, associazioni, privati cittadini, cooperative nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Un progetto modellato attorno «ai principi della democrazia politica, dell’efficacia economica, della coesione sociale del lavoro, ma anche attorno alla possibilità data a ognuno di realizzarsi».

E questa possibilità passa anche attraverso la microfinanza, il cui strumento privilegiato è il microcredito, che permette l’accesso ai servizi finanziari a persone in condizioni di povertà ed emarginazione, non in grado di offrire garanzie, e quindi considerate “non bancabili” dagli istituti di credito tradizionali. Se si guarda soltanto a Tangeri, Rabat, Casablanca, Agadir, dove agiscono grossi investitori esteri, non si ha una percezione completa del Paese. Vi perdura, infatti, un’economia sommersa, di sussistenza, come in parte testimoniato nelle città dalla presenza di alcune baraccopoli e, ancora più evidente, nei villaggi rurali, dove mancano servizi sociali di base; ed è lì che il microcredito diventa un’opportunità Pertanto, in Marocco, come più in generale, nel continente africano, il microcredito va considerato come lo strumento dato alle popolazioni con il quale provare a sopperire alle elevate disuguaglianze sociali.

Il Marocco, cerniera tra Africa ed Europa, è il paese della sponda sud del Mediterraneo dove il settore della microfinanza ha fatto registrare i maggiori progressi in termini di crescita, con uno sviluppo notevole sia dei volumi movimentati che delle attività. Negli anni ‘90 vengono lanciati i primi programmi di diffusione di istituzioni della microfinanza con obiettivo l’aumento del livello di bancarizzazione delle fasce povere e delle micro imprese (ovvero con un numero di occupati inferiore a dieci). E il microcredito, la cui prima esperienza risale al 1993, rappresenta una delle possibili soluzioni, sia come strumento di lotta alla povertà, sia in un’ottica di sviluppo economico, come ponte fra micro imprese e settore informale da una parte, e sistema bancario dall’altro. Le prime esperienze in Marocco avvengono con il Catholic Relief Services, organizzazione cattolica umanitaria americana, che opera per la giustizia sociale. Poi il settore si è rapidamente sviluppato, grazie alla cooperazione internazionale e alla regolamentazione attuata dallo Stato. Dal 1999, infatti, esiste un testo di legge che regola il microcredito: issa il tetto dell’erogazione dei prestiti e impone la presentazione di un piano finanziario quinquennale per l’ottenimento dell’autorizzazione all’attività da parte del Ministero delle Finanze. Le associazioni riconosciute vengono sostenute finanziariamente dallo Stato e ottengono agevolazioni fiscali. Attualmente, le tre principali, che insieme raccolgono il 90% delle risorse a livello nazionale, sono: Al Amana, Fondazione Zakoura e Fondazione Banca Popolare per il Microcredito. Quest’ultima è stata appositamente fondata dal gruppo pubblico delle Banche Popolari del Marocco per entrare nel settore del microcredito con l’obiettivo specifico di favorire la bancarizzazione delle piccole imprese informali. Il gruppo, che costituisce la prima entità bancaria del Paese, gestisce una buona parte delle risorse (rimesse) rimpatriate per via bancaria dai residenti all’estero. Tali risorse vengono poi rimesse in circolo sottoforma di piccoli prestiti; in questo modo svolgono una funzione sociale di primaria importanza nella lotta alla povertà, supplendo alle insufficienze del welfare e finanziando l’economia locale di aree marginalizzate dal sistema finanziario formale. Alcune ricerche sui bisogni degli immigrati hanno evidenziato come alcuni di loro coltivino progetti di investimento in patria, sia in vista di un ritorno definitivo, sia come eventuale attività parallela al lavoro all’estero. Le società che si occupano di microfinanza hanno diverse forme giuridiche: possono essere organizzazioni e no profit, banche, società 79 cooperative e altre istituzioni finanziarie non bancarie. Fattore fondamentale dello strumento microcredito è la reciprocità: si deve guardare al creditore come ad un potenziale partner, un alleato, non uno sfortunato da assistere o, peggio, un opportunista pronto a prendere il denaro e a scappare. Il credito e i servizi finanziari vanno considerati strumenti di inclusione sociale ed economica, nonché promotori dell’intraprendenza e delle capacità umane. Nel 2001 in Marocco si è costituita la Federazione Nazionale delle Associazioni di Microcredito (FNAM), come previsto dall’art. 21 della legge 18/1997, allo scopo di promuovere il microcredito, ma anche di verificare l’applicazione dei principi etici, e di fare lobbying. Attualmente ne fanno parte 12 associazioni, che hanno creato 6.100 posti di lavoro. Secondo il principale giornale economico marocchino “L’Economiste”, nel 2016 il settore della microfinanza ha erogato 650 milioni di euro, con un incremento del 7,68% rispetto all’anno precedente. La FNAM ha registrato un’espansione della gamma dei prodotti offerti dagli istituti finanziari, soprattutto in relazione ai prodotti bancari elettronici.

In Marocco esistono varie forme di prestito. Il microcredito tradizionale informale comprende i prestatori di denaro di villaggio, i monti di pegno, i prestiti di amici e familiari, i prestiti al consumo in mercati informali. Ci sono contratti finanziari stipulati volontariamente da un gruppo di partecipanti che, dopo aver pagato una quota di partecipazione, ricevono un rendimento proveniente dalle quote raccolte e successivamente investite. Il contratto prevede che alla morte di uno degli iscritti, le sue risorse vadano ad accrescere il rendimento dei rimanenti. Ci sono associazioni volontarie di risparmiatori che istituiscono tra di loro particolari forme di credito rotativo per finanziare il credito al consumo. Tutti i partecipanti versano, a intervalli periodici, una somma di denaro prefissata per formare il fondo rotativo e, a turno, a determinati intervalli di tempo, uno di loro ottiene un prestito finanziato dalle risorse del fondo. Poi ci sono i prestiti di piccola dimensione erogati dalle banche tradizionali, specializzate e non, in alcuni settori specifici di investimento (agricoltura, allevamento…). Infine, troviamo il microcredito così come viene inteso oggi: piccoli prestiti erogati da associazioni appositamente riconosciute, finalizzati prevalentemente all’ investimento piuttosto che al consumo, a individui o micro imprese, generalmente prive di garanzie patrimoniali. Ed ecco perché molte associazioni eroganti chiedono che chi richiede un prestito faccia parte di un gruppo (in genere, da 3 a 10 persone), che funge da “garanzia sociale”. Il prestito viene erogato al richiedente, ma la responsabilità è congiunta, pertanto ogni partecipante è responsabile, non solo del rimborso del proprio prestito, ma anche dei rimborsi degli altri, proporzionalmente alla quota del proprio.

Il credito può essere concesso a rotazione – il membro successivo riceve il prestito soltanto quando il precedente ha completamente ripagato il proprio – oppure può essere concesso contemporaneamente a ogni membro del gruppo, e nessuno può ricevere un secondo prestito, se prima tutti non hanno ripagato il primo. Importante è che gli istituti di microfinanza eroghino anche servizi di formazione e assistenza tecnica, in relazione alle necessità specifiche del gruppo target. In Marocco, in linea generale, il tasso di rimborso del microcredito supera il 90%, ma si sono verificati anche dei problemi, dovuti all’incapacità dei debitori – spesso analfabeti – di utilizzare al meglio il prestito concesso, ed anche ad associazioni che, sotto il vessillo del microcredito, chiedevano tassi di interesse da usura. Inoltre, essendo un Paese a forte tradizione migratoria, una parte di popolazione continua a considerare più facile investire fondi provenienti dalle rimesse di parenti o amici. Infine, c’è ancora una parte di popolazione – soprattutto donne provenienti da ambienti modesti – che preferisce rimanere nel settore informale (parte di economia non regolamentata da norme legali o contrattuali, ndr). C’è anche chi, pur avendo un livello di scolarizzazione più alto, opta per una transizione nell’informale per un periodo di tempo, che serve per assicurarsi che l’impresa funzioni bene, prima di fare il salto. Oltre all’agricoltura, che resta il comparto economico per eccellenza, i settori maggiormente finanziati dagli istituti di microcredito sono il commercio, l’artigianato e i servizi, ma si va via via espandendo anche quello della protezione ambientale. La riduzione del gap tecnologico ha permesso di ridurre i costi e facilitare lo scambio di informazioni tra le associazioni coinvolte, snellendo le lungaggini burocratiche. Lo sviluppo o meno del microcredito dipende da molti fattori, che non sono solo di origine politica; anzi, lo Stato dovrebbe limitare il più possibile il suo intervento. Il microcredito si sviluppa soprattutto grazie alla partecipazione sociale; la gente deve crederci, altrimenti non nascerà mai nulla. Ma ancora più importanti sono le proposte finanziarie, ovvero la qualità delle soluzioni proposte, che devono soddisfare le esigenze del contesto. È però necessario che le istituzioni di microcredito sappiano valutare le capacità imprenditoriali di chi si rivolge loro per chiedere il prestito; la buona volontà non basta a far funzionare un’azienda, soprattutto in contesti dove i potenziali clienti hanno bassissima disponibilità economica.

“Al Amana Microinance” è un’associazione non a scopo di lucro, fondata il 13 febbraio 1997 e riconosciuta dal Ministero delle Finanze il 13 marzo 2000. Oggi è una dei leader nel settore del microcredito in Marocco. Finanziata all’inizio dalla Cooperazione americana, si è successivamente resa autonoma, e oggi possiede una rete di 598 sportelli di servizio, di cui 233 in zone urbane e peri-urbane (fasce di territorio dove la città e la campagna vengono a contatto diretto, e che ospitano spesso la maggior parte della crescita urbana, secondo modalità spesso frenetiche, ndr), 279 in zone rurali, e 86 veicoli mobili che servono le zone più isolate. I dati al 2016 riportano che sono stati erogati 94 milioni di euro per un totale di 3.394.290 prestiti attivi. Si è trattato di prodotti finanziari (a individui singoli e gruppi, principalmente destinati ad attività generatrici di reddito, ma anche a coprire mutui casa) e non finanziari (assistenza e accompagnamento di microimprenditori, servizi di appoggio alla commercializzazione e alla visibilità dei prodotti dei propri clienti), prodotti assicurativi (le prestazioni coprono casi di urgenze sanitarie legati a ricovero, ambulatorio, ma anche disabilità, casi di decessi assicurando il servizio funebre), e sono stati effettuati trasferimenti di denaro. Nel 2013 l’associazione si è dotata di un Comitato “Strategia e utilità sociale”, responsabile della gestione delle prestazioni sociali dell’Istituzione; ha il compito di guidare le azioni di rafforzamento dell’inclusione. Al Amana è stata una dei primi tredici firmatari della campagna globale Protezione CGAP (Consultative Group to Assist the Poor). Lo scopo è garantire che i servizi forniti ai beneficiari abbiamo su di loro e sulle loro famiglie un impatto positivo e non danneggino l’ambiente e le comunità; lavora anche per sensibilizzare ai diritti umani, in particolare di donne e bambini. A ine aprile 2017, risultavano 342mila prestiti attivi, erogati a 146mila donne, per un ammontare di due miliardi e 500mila Dirham (è l’unità monetaria del Marocco, 11 Dirham equivalgono a un euro, ndr).

IL MICROCREDITO E LE DONNE

Il microcredito in Marocco ha aiutato l’emancipazione delle donne, favorendone la partecipazione alla vita sociale ed economica. Da un’indagine condotta dalla Fondazione Risorsa Donna (impegnata nello sviluppo dell’empowerment femminile) sull’impatto dei programmi di microcredito nei Paesi Arabi, è emerso che le donne che hanno avuto accesso al credito hanno ottenuto un incremento dei risparmi, utilizzati poi per spese familiari (60,8%, con un aumento del consumo di alimenti del 17,5%), attività lavorativa (29%), rimborso del prestito (5,3%). La Fondazione Zakoura, creata nel 1995, si rivolge prevalentemente alla popolazione femminile svantaggiata: nell’87% dei casi, chi si rivolge a Zakoura per un prestito sono donne. I suoi finanziamenti provengono da sovvenzioni e da donazioni locali e dal sostegno della Fondazione Hassan II, associazione di marocchini residenti all’estero. Beneficia, inoltre, di linee di credito agevolate presso alcune banche marocchine, e del sostegno di alcune organizzazioni di cooperazione internazionale, fra cui l’United Nations Development Programme (UNDP), l’Unione europea e Usaid (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale). Zakoura concede tre tipi di prestiti: prestito di gruppo, singolo credito, soprattutto in relazione alla creazione di micro imprese nel settore del turismo, o in zone rurali, prestito che consente alle famiglie di avere accesso a servizi essenziali come l’acqua e l’elettricità, con l’obiettivo di un miglioramento delle condizioni di vita. Oltre ad aiutare le donne economicamente emarginate a diventare autosufficienti, la Fondazione Zakoura organizza anche sessioni di formazione riguardo ai diritti delle donne e uguaglianza di genere sul posto di lavoro e in famiglia (in occasione della Riforma del Codice di famiglia nel 2004, furono organizzati incontri conoscitivi), e anche alla salute (prevenzione Hiv/diabete, donazione di sangue…). Così Halima ha potuto diventare stilista, con tanto di showroom, e Fatima ha aperto un caseificio. Altre associazioni di microinanza marocchine sono: AOS, che agisce in particolare su Khenifra, area montagnosa con una popolazione prevalentemente berbera; AMSSF (Associazione marocchina di solidarietà senza frontiere): sorta nel 1994 per aiutare le donne bisognose con programmi di alfabetizzazione e formazione professionale, si è poi specializzata nel microcredito e da maggio 2016 si chiama Attadamoune Microinance; INMAA (Institution Marocaine d’Appui à la Micro-entreprise): fondata nel 1999, fornisce microcredito a micro-imprenditori in zone urbane e rurali; ha sviluppato una gamma di prodotti finanziari per lavoratori disabili; nel 2013 poteva contare su una rete di 22 agenzie. Ci sono anche altre associazioni di microinanza, ma minori.

QUALCHE ESEMPIO

Il microcredito ha avuto un ruolo anche nella nascita dell’Unione delle Cooperative Femminili per la produzione e la commercializzazione dell’olio di Argan e dei prodotti agricoli (Ucfa), che ha creato il marchio Tissaliwine, per la vendita e la produzione dell’olio di Argan, molto apprezzato, anche all’estero, per le sue proprietà antiossidanti, emollienti ed idratanti. All’inizio, nel 1995, una trentina di donne hanno unito le forze, oggi le cooperative sono ventidue con circa mille lavoratrici, e sono anche mete turistiche dei viaggiatori che si fermano per acquistare i prodotti tipici, ma anche per scoprire le antiche tecniche di lavorazione. Anche i pescatori del villaggio di Imessouane, nella regione di Agadir, hanno usufruito di microcredito, utilizzato per l’acquisto di attrezzature da pesca adeguate e per migliorare la sicurezza e la qualità del lavoro.

All’inizio, nel 1995, una trentina di donne hanno unito le forze, oggi le cooperative sono ventidue con circa mille lavoratrici, e sono anche mete turistiche dei viaggiatori che si fermano per acquistare i prodotti tipici, ma anche per scoprire le antiche tecniche di lavorazione. Anche i pescatori del villaggio di Imessouane, nella regione di Agadir, hanno usufruito di microcredito, utilizzato per l’acquisto di attrezzature da pesca adeguate e per migliorare la sicurezza e la qualità del lavoro.

LA FINANZA ISLAMICA

“Tutto è permesso purché non sia espressamente vietato”: è questo il principio fondamentale su cui si basa la finanza islamica, ovvero l’insieme di istituti giuridici, strumenti finanziari ed imprese conformi ai dettami e alle tradizioni della Shari’ah. Essa governa gli aspetti religiosi, socio-economici, politici e culturali delle società musulmane; le sue fonti sono il Corano (libro sacro dell’Islam) e la Sunnah (i detti e le azioni di Muhammad, trasmessi oralmente, sotto forma di hadīth, ovvero i racconti dei compagni del profeta).

La legge islamica si completa con la giurisprudenza (Fiqh), basata sul processo di interpretazione che gli esperti applicano in caso di regole implicite o non chiare. Principi fondamentali della finanza islamica sono la trasparenza, la responsabilità sociale e il contenimento della speculazione. Nella Shari’ah la creazione di valore è giustificabile attraverso il lavoro dell’uomo, il solo che può creare “arricchimento”. Non è consentito nessun pagamento di interesse prefissato (l’interesse è stato vietato per secoli anche dall’ebraismo e dal cristianesimo, ndr), perché questo è considerato una creazione di valore associata al solo decorrere del tempo, una rendita finanziaria non correlata ad un’attività reale. Questo non significa che siano totalmente vietate tutte le forme di prestito.

Per esempio, nei Paesi Medio Orientali è molto usato tra i commercianti il sistema del posticipo del pagamento delle merci. Poiché si ammette che le forze della domanda e dell’offerta variano, e il posticipo determina un costo, questo a sua volta determina il prezzo diverso in momenti diversi. C’è poi nel Corano e nella Sunnah il divieto di rischio eccessivo, come il gioco d’azzardo. E vi sono le attività proibite (harām), legate al commercio di armi, all’alcool, alla carne di maiale, alla pornografia. La finanza islamica assorbe tali divieti e vieta di concedere credito ad imprenditori che operano in tali settori.

IL PAESE

Il Marocco ha una popolazione di circa 34 milioni di abitanti; altri 5 milioni sono all’estero, per lo più in Europa, specialmente in Francia. La maggior parte dei marocchini professa l’Islam, ma le Istituzioni sono tolleranti e questo permette che in Marocco vivano anche circa 80mila cattolici e 8.000 ebrei, la comunità ebraica più grande del mondo arabo. Secondo la Costituzione, promulgata da re Hassan II nel dicembre 1962, il Marocco è uno Stato sovrano retto da una monarchia costituzionale, sociale e democratica. Dal luglio 1999 il monarca è Mohammed VI, succeduto al padre Hassan II, a sua volta succeduto al padre Mohammed V, padre dell’indipendenza (raggiunta nel 1957). La dinastia alawide, a cui appartiene il sovrano, vanta una discendenza diretta da Muhammad, profeta dell’Islam.

Il sovrano è capo religioso (difensore della fede), capo politico e capo delle forze armate. Il potere esecutivo è detenuto dal re e dai suoi consiglieri. Il potere legislativo, bicamerale dal 1996, è prerogativa della Camera dei Rappresentanti, eletti a suffragio diretto, e della Camera dei Consiglieri, eletti dagli organismi locali e dalle associazioni professionali. Il sistema giudiziario si basa sulla legge islamica (shari’ah) e sul diritto francese. Il codice di famiglia (mudarawa) con la riforma del 2004 ha riconosciuto alle donne una serie di diritti personali e patrimoniali.

LA COMUNITA’ MAROCCHINA IN ITALIA

Con mezzo milione di persone, la comunità marocchina residente in Italia è la seconda comunità straniera dopo quella rumena. Le regioni italiane con la maggior presenza sono: Lombardia, con quasi un quarto del totale, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto, ciascuna con un’incidenza tra il 13 e il 16%. Già a partire dagli anni 60 il Marocco si è configurato come un Paese di forte emigrazione internazionale, in seguito all’indipendenza e alla stipula di accordi bilaterali con alcuni dei principali Stati europei, per il reclutamento di manodopera. Mete principali erano Francia, Belgio, Paesi Bassi e Germania, a cui si affiancarono, dagli anni ‘70, Spagna e Italia. Più del 50% dei lavoratori marocchini è impiegato nel settore terziario; il comparto industriale ne assorbe invece il 43%: il 30% nell’industria in senso stretto e il 13% nelle costruzioni. Piuttosto alta, infine, è la presenza marocchina nel settore autonomo, con oltre 60mila titolari (un lavoratore marocchino su quattro) di imprese individuali, cioè il 19% degli imprenditori non comunitari.

LA FINANZA ISLAMICA

“Tutto è permesso purché non sia espressamente vietato”: è questo il principio fondamentale su cui si basa la finanza islamica, ovvero l’insieme di istituti giuridici, strumenti finanziari ed imprese conformi ai dettami e alle tradizioni della Shari’ah. Essa governa gli aspetti religiosi, socio-economici, politici e culturali delle società musulmane; le sue fonti sono il Corano (libro sacro dell’Islam) e la Sunnah (i detti e le azioni di Muhammad, trasmessi oralmente, sotto forma di hadīth, ovvero i racconti dei compagni del profeta). La legge islamica si completa con la giurisprudenza (Fiqh), basata sul processo di interpretazione che gli esperti applicano in caso di regole implicite o non chiare. Principi fondamentali della finanza islamica sono la trasparenza, la responsabilità sociale e il contenimento della speculazione. Nella Shari’ah la creazione di valore è giustificabile attraverso il lavoro dell’uomo, il solo che può creare “arricchimento”. Non è consentito nessun pagamento di interesse prefissato (l’interesse è stato vietato per secoli anche dall’ebraismo e dal cristianesimo, ndr), perché questo è considerato una creazione di valore associata al solo decorrere del tempo, una rendita finanziaria non correlata ad un’attività reale. Questo non significa che siano totalmente vietate tutte le forme di prestito. Per esempio, nei Paesi Medio Orientali è molto usato tra i commercianti il sistema del posticipo del pagamento delle merci. Poiché si ammette che le forze della domanda e dell’offerta variano, e il posticipo determina un costo, questo a sua volta determina il prezzo diverso in momenti diversi. C’è poi nel Corano e nella Sunnah il divieto di rischio eccessivo, come il gioco d’azzardo. E vi sono le attività proibite (harām), legate al commercio di armi, all’alcool, alla carne di maiale, alla pornografia. La finanza islamica assorbe tali divieti e vieta di concedere credito ad imprenditori che operano in tali settori.

IL PAESE

Il Marocco ha una popolazione di circa 34 milioni di abitanti; altri 5 milioni sono all’estero, per lo più in Europa, specialmente in Francia. La maggior parte dei marocchini professa l’Islam, ma le Istituzioni sono tolleranti e questo permette che in Marocco vivano anche circa 80mila cattolici e 8.000 ebrei, la comunità ebraica più grande del mondo arabo. Secondo la Costituzione, promulgata da re Hassan II nel dicembre 1962, il Marocco è uno Stato sovrano retto da una monarchia costituzionale, sociale e democratica. Dal luglio 1999 il monarca è Mohammed VI, succeduto al padre Hassan II, a sua volta succeduto al padre Mohammed V, padre dell’indipendenza (raggiunta nel 1957). La dinastia alawide, a cui appartiene il sovrano, vanta una discendenza diretta da Muhammad, profeta dell’Islam. Il sovrano è capo religioso (difensore della fede), capo politico e capo delle forze armate. Il potere esecutivo è detenuto dal re e dai suoi consiglieri. Il potere legislativo, bicamerale dal 1996, è prerogativa della Camera dei Rappresentanti, eletti a suffragio diretto, e della Camera dei Consiglieri, eletti dagli organismi locali e dalle associazioni professionali. Il sistema giudiziario si basa sulla legge islamica (shari’ah) e sul diritto francese. Il codice di famiglia (mudarawa) con la riforma del 2004 ha riconosciuto alle donne una serie di diritti personali e patrimoniali.

LA COMUNITA’ MAROCCHINA IN ITALIA

Con mezzo milione di persone, la comunità marocchina residente in Italia è la seconda comunità straniera dopo quella rumena. Le regioni italiane con la maggior presenza sono: Lombardia, con quasi un quarto del totale, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto, ciascuna con un’incidenza tra il 13 e il 16%. Già a partire dagli anni 60 il Marocco si è configurato come un Paese di forte emigrazione internazionale, in seguito all’indipendenza e alla stipula di accordi bilaterali con alcuni dei principali Stati europei, per il reclutamento di manodopera. Mete principali erano Francia, Belgio, Paesi Bassi e Germania, a cui si affiancarono, dagli anni ‘70, Spagna e Italia. Più del 50% dei lavoratori marocchini è impiegato nel settore terziario; il comparto industriale ne assorbe invece il 43%: il 30% nell’industria in senso stretto e il 13% nelle costruzioni. Piuttosto alta, infine, è la presenza marocchina nel settore autonomo, con oltre 60mila titolari (un lavoratore marocchino su quattro) di imprese individuali, cioè il 19% degli imprenditori non comunitari.

 

 

 

 

© 2017 Romina Gobbo

pubblicato sulla rivista Microfinanza – n. 18 – pagg. 80-88 – anno 2017

http://rivista.microcredito.gov.it/world-news/archivio-world-news/496-finanza-marocchina.html

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: