Vicenza, Monte Berico. Tomasi: educare il popolo di Dio contro i populismi

E’ stata tutta incentrata sul popolo di Dio la prolusione di monsignor Silvano Tomasi, già osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, che ha aperto ieri nelle sale dell’Istituto Superiore di scienze religiose a Monte Berico (Vicenza) i lavori del 50esimo Convegno sui problemi internazionali “Popoli, populismi e democrazia”, organizzato dall’Istituto di scienze sociali “Nicolò Rezzara” di Vicenza, diretto da monsignor Giuseppe Dal Ferro. «Prima delle frontiere tra gli Stati – ha detto Tomasi – c’è la realtà che tutti quanti siamo la famiglia di Dio, che siamo stati tutti creati a sua immagine e che questa immagine di Dio che è in ciscuno di noi ci rende ugualmente degni di rispetto e di fraternità, perché non c’è una persona più preziosa dell’altra». «Piacque a Dio di salvare tutti gli uomini, è questa la nuova alleanza – ha sottolineato Tomasi -. Pertanto, tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo popolo di Dio, compito che ha un obiettivo trascendente, ma che ha una proiezione sulla quotidianità. Essere Chiesa significa essere popolo di Dio in accordo con il grande progetto d’amore del Padre; non bisogna essere isolati, bisogna essere fermento di Dio in mezzo all’umanità. Questo dono di Dio si incarna in tutti i popoli della terra. Certo, è un lavoro lento e arduo. Tuttavia il Concilio Vaticano II è stato chiaro su questo, riscoprendo la partecipazione di tutti, anche del laicato: funzioni diverse, ma un unico popolo di Dio, con la missione di testimoniare Cristo, ma anche di animare l’ordine temporale con lo spirito evangelico. L’apprezzamento di quanto esiste di bello nella casa comune, porta a superare paure e relazioni inconsulte e ad abbracciare il futuro con fiducia nell’attesa che la città dell’uomo trovi il suo compimento nella città di Dio».

Purtroppo, oggi si assiste spesso a reazioni non tanto “di popolo”, ma populiste, specie davanti a fenomeni come l’arrivo degli immigrati. Ma Tomasi invita a cercare di capire. «Si tratta di espressioni di frustrazione, spesso dovute al fatto che queste situazioni si verificano in maniera veloce e disordinata. E’ vero che non si possono controllare, perché sono esplosioni che seguono a guerre, a violenze, e vanno gestite con cautela, affinché non diventino causa di altri mali. Tuttavia, dobbiamo essere sensibili e non disprezzare le reazioni immediate della gente, ma analizzarle, cercare di capire le motivazioni e dare una risposta coordinata, intelligente e responsabile, in modo da prevenire sviluppi che minaccino il funzionamento democratico. Allo stesso tempo, bisogna educare, cercando di spiegare quello che sta avvenendo».

C’è chi dice che la Chiesa non dovrebbe interferire nelle questioni “laiche”. «Questa è un’obiezione che viene fatta frequentemente, ma noi non possiamo essere cristiani a fette, abbiamo scelto di appartenere al popolo di Dio, e quindi dobbiamo rispondere con questa nostra identità a tutte le situazioni».

Dal vescovo di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziol, l’augurio che le riflessioni del convegno portino frutto all’interno delle comunità.

© 2017 Romina Gobbo

pubblicato su Avvenire – sabato 30 settembre 2017 – Catholica – pag. 14

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