È nata la Difesa Europea. E adesso che succede?

Da ieri l’Italia – con Francia, Germania e Spagna – fa parte del nucleo duro dei 23 Paesi che hanno firmato e consegnato a Federica Mogherini la richiesta di aderire alla Pesco, ovvero la Cooperazione Strutturata Permanente sulla Difesa. Non si tratta di avere un esercito comune, obiettivo da cui siamo ben lontani. Ma di collaborare nello sviluppo di armamenti, materiali di trasporto e strumenti di indagine, ponendo le basi per una ricerca e un’industria militare comuni. Tra i progetti, che non sono ancora del tutto delineati, c’è anche il contrasto alla disinformazione. Formalmente, la Pesco diventerà realtà dopo l’approvazione a maggioranza qualificata da parte del Consiglio Affari Esteri, voto previsto per l’11 dicembre. Speriamo che la collaborazione abbia anche a che vedere con lo scambio di informazioni utili al contrasto del terrorismo, perché a volte si ha l’impressione che la mano destra non sappia quello che fa la sinistra.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Claudio Graziano, sulla Pesco: «Rappresenta un’opportunità per proporsi in ambito europeo come “Sistema Paese” – ha detto -, contribuendo anche a valorizzare le potenzialità industriali delle singole Nazioni. Questo è un momento storico di cambiamento e di trasformazione dell’Europa della difesa e della sicurezza in un contesto internazionale».

© 2017 Romina Gobbo

pubblicato su Facebook martedì 14 novembre 2017

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