Sud Sudan, un martirio senza fine – South Sudan, an endless martyrdom – جنوب السودان، استشهاد لا نهاية له

Il 27 ottobre, al centro culturale San Paolo di Vicenza, ho moderato la serata di presentazione del libro del missionario comboniano padre Daniele Moschetti dedicato al Sud Sudan, il 154esimo Paese africano, nato il 9 luglio 2011, ma che, nonostante l’indipendenza dal Nord, continua a non avere pace.

 

In merito alla situazione, pubblico il diario di viaggio di don Dante Carraro, direttore del Cuamm – Medici con l’Africa di Padova.

Martedì 28 novembre, Juba, la capitale
Giovane e infuocata da un sole cocente. Piste in terra battuta, polvere e povertà. Il coprifuoco dalle 20 alle 7 del mattino seguente ti ricorda che la calma è solo apparente. L’insicurezza si respira ovunque. Qualche foto meglio non farla. Domani mattina prima delle 7 niente corsetta fuori dal compound dove alloggiamo: non si può, è troppo pericoloso. I nostri amici del posto, medici, responsabili vari e gente comune in tanti modi e con tanti argomenti cercano di convincerti che le cose stanno migliorando, che la gente è stanca e che presto finirà. Leggi nei loro occhi una grande fatica, al punto che sembra che neanche loro ci credano. Si sforzano di dirlo ma sanno che non è così. La povertà è forte e diffusa, tante aree del Paese rimangono instabili e fuori controllo, tanta ancora la fame. Ciononostante si lavora con tenacia, ogni giorno, per dare risposte concrete ai bisogni primari di salute per mamme e famiglie, fiduciosi che solo così si costruisce un futuro diverso e migliore.
Mercoledì 29 e giovedì 30 novembre, Ospedale di Lui e dintorni
Sulla pista rossa che ci porta all’ospedale incrociamo tanti giovani in mimetica e kalashnikov. Li vedo da vicino, i loro occhi pieni di solitudine e abbandono. Impauriti e affamati. In ospedale il lavoro di Giuseppe, Alessandra, Mariangela e dei colleghi locali, continua silenzioso e ostinato. Oggi è un giorno speciale, di festa. Alla presenza della ministra della salute e di tutto lo staff abbiamo iniziato una nuova attività a favore di mamme e bambini. Sarà Andrew, un volontario gallese sulla cinquantina, arrivato proprio oggi, a portarlo avanti insieme a personale locale. Andremo nei villaggi e nelle comunià per fornire cure primarie, cibo e vaccini, per educare e formare. Molti posti e centri di salute saranno da riabilitare e attrezzare, il personale andrà formato e motivato. Insieme, per costruire anziché demolire. Verso sera esco e per strada osservo due ragazzi di ritorno dalla scuola: grembiule e libro in mano. Un sentimento di consolante allegria mi riempie il cuore.
Venerdì 1 e sabato 2dicembre, Ospedale di Rumbek e Nyal
Sono le zone dove maggiormente ha colpito la fame. La si vede per strada, al mercato nei banchi semivuoti, in ospedale dove la coda delle mamme con i bambini malnutriti in braccio si ingrossa via via di più. Stiamo lavorando per curare e prevenire, fornendo cibo e farmaci. Le buste plastificate del Plumpynut, pappe nutrizionali che distribuiamo, sono il segno di quanto stiamo facendo per contrastare la malnutrizione…. ma bisogna fare di più!! Bolle dentro come una lava l’urgenza a fare di più! L’impegno di tutti sul posto è far sì che i farmaci arrivino, il personale sia pagato un po’ di più (la media attuale è di 40-50 $ al mese per un infermiere) e con regolarità (ad oggi il salario arriva ogni 4-5 mesi). È indispensabile motivare e sostenere maggiormente i colleghi locali.

Ospedale di Rumbek (tutte le foto sono del Cuamm)

Visitando la maternità dell’ospedale intravedo una giovane ostetrica… accurata, rapida nei movimenti, bella. Il volto mi sembra familiare. Si avvicina e sorridendo mi abbraccia “Welcome father Dante, I’m Amina. Do you remember me?”. È una delle venti ostetriche della scuola di Lui che a giugno si sono laureate a Juba. Amina, nonostante le difficoltà, ora sta dando il suo contributo al paese. Ho fatto fatica a trattenere le lacrime. Troppa la gioia. Un seme di futuro, faticoso e bellissimo!
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