Lonigo. Santa Maria dei Miracoli. Qui la Madonna è una di noi – Here the Madonna is one of us

Si avverte subito che qui è successo qualcosa di straordinario». Lo dicono fedeli e pellegrini che varcano la soglia del santuario di Madonna dei Miracoli, costruito nel 1486 sulle rovine di un’antica chiesetta a seguito di un un evento prodigioso con protagonistala Vergine. Tanto che da allora quella località anonima a un paio di chilometri da Lonigo (Vicenza) e di cui adesso è frazione, fu chiamata Madonna. Nei secoli la devozione ha assunto espressioni diverse, ma non è mai venuta meno. Oggi si esplica nei numerosi pellegrinaggi, non solo dal territorio della diocesi, ma anche da varie parti d’Italia. Arrivano i catechisti per “tenere vivo il nostro essere pellegrini nella vita”, i cresimandi, per “vivere un momento di formazione”, i singoli, per raccogliersi in preghiera, ringraziare e raccomandare sé stessi e i propri cari.

LUOGO DEL CUORE

Il Fai (Fondo ambiente italiano) nel 2014 ha promosso un censimento per individuare i Luoghi del cuore, ovvero i siti artistici e ambientali più amati dagli italiani. Il santuario di Ma- donna di Lonigo è risultato essere il più votato della provincia di Vicenza, il settimo nel Veneto e il 52° a livello nazionale. A tenerlo vivo contribuiscono le associazioni culturale del territorio, in primis il gruppo di volontari che lo gestisce, il cui lavoro di divulgazione è stato particolarmente prezioso in occasione del restauro della facciata e del tetto, avvenuti nel 2015. «Il santuario leoniceno è il monumento che più ha influenzato, non solo la vicenda artistica e devozionale, ma anche quella sociale, economica e culturale del territorio. Infatti i suoi annessi erano sede di tre fiere annuali legate alle feste mariane, una delle quali si svolge ancora oggi, il 25 marzo», spiega Simona Tozzo, responsabile del museo degli ex voto, allestito negli ambienti dell’antica sacrestia. Le ricorrenze più significative sono la festa del santuario che, per decreto della Santa Sede, si svolge la quarta domenica dopo Pasqua, e vede la celebrazione solenne e la processione con la statua della Madonna. E il pellegrinaggio della comunità di Lonigo, che si svolge il primo maggio, in ricordo del miracolo, avvenuto proprio il 1° maggio 1486.

IL MIRACOLO

Tre calzolai si erano recati al mercato di Lonigo. Uno dei tre aveva con sé parecchio denaro e gli altri due decisero di ucciderlo per derubarlo. Quindi scapparono e si nascosero nella chiesetta vicina, per dividersi il bottino. Su una parete era dipinta l’immagine della Madonna. Sentendosi osservato, uno dei due le sferrò una coltellata alla tempia. Ne uscì sangue, la Vergine disgiunse le mani e, abbassato il capo, portò la sinistra sulla ferita e la destra vicino al petto. I due fuggirono: uno verso Venezia, dove scomparve per sempre, l’altro verso Verona. Scoperto, fu processato e condannato. Fu squartato e i suoi pezzi sparsi per tutti i paesi limitrofi. «Una pena esemplare per dimostrare che la giustizia funzionava», chiarisce lo storico Giovanni Florio. «Che l’evento sia avvenuto, non ci sono dubbi, perché documentato dai registri del Senato veneziano e dalla Historia della gloriosa imagine della Madonna di Lonico (1605) del monaco olivetano Giovanni Domenico Bertani. Poi abbiamo la sentenza del processo, ma purtroppo non gli atti originali, dove c’erano le testimonianze».

TRE CHIESE IN UNA

Celebrazione nella chiesa più grande

Il vescovo di Vicenza, Pietro Buti, fece avviare l’indagine e nel 1492 il vaticano riconobbe l’evento prodigioso. Grazie all’intraprendenza dei monaci olivetani di Verona, sorse il santuario che, in poco più di trent’anni, divenne il complesso che vediamo oggi, con tre chiese: una perpendicolare, che funge quasi da “vestibolo”, quella più ampia per le celbrazioni, e la Cappella del miracolo, con l’immagine taumaturgica, che purtroppo è quasi scomparsa, anche a causa del “tocco” dei fedeli. Però vicino c’è un mosaico che la ripoduce, donato dalla nobile famiglia Giovanelli, e realizzato dalle suore dell’Isola di Sant’Elena a Venezia. Il santuario oggi è officiato dal clero diocesano dell’Unità pastorale di Lonigo: i due co-parroci, don Giuliano Panciera e don Roberto Castegnaro e i loro vicari don Ismaele Pellanda e don Francesco galvan, quest’ultimo anche incaricato della cura spirituale dei pellegrini. «Qualsiasi evento miracolistico – spiega don Giuliano – serve a confermare la parola di Gesù. Pertanto non bisogna fermarsi ad esso, perché si rischia di cadere nella superstizione, ma affidarsi a Dio attraverso le mani di Maria. Prendiamo il pellegrinaggio: è un momento forte, ma bisogna saper andare oltre e comprendere che l’energia che ci infonde serve a riscoprire la fede nella nostra vita quotidiana. Questo vale ancor di più per questo nostro santuario, che è anche parrocchia dal 1955».

Il mosaico che riproduce il miracolo

Il co-parroco don Giuliano Panciera

STORIA TRAVAGLIATA

Negli anni Settanta del Settecento il santuario viene messo all’asta. Diventa residenza privata dei nobili veneziani Balbi Venier, che trascurano la chiesa. Nel 1884 una sentenza della Corte di Venezia sancisce che essa riprenda a pieno titolo la sua funzione di centro devozionale mariano, così i fedeli ritornano. Fino al 1922 le pareti attorno all’immagine miracolosa erano ricoperte di ex voto. Nel 1997 è stato allestito un apposito museo. Raccoglie 358 dipinti votivi – per la maggior parte realizzati a tempera su tavole di legno – che abbracciano quattro secoli, dalla fine del Quattrocento alla fine dell’Ottocento. Si tratta di una delle collezioni più interessanti del Triveneto, per stato di conservazione, cura nella qualità pittorica e varietà di soggetti. Oggi sempre meno la devozione è affidata agli ex voto e sempre di più alle preghiere. «La gente si affida a Maria perché è una di noi. Il suo aspetto materno ce la fa sentire vicina. Maria è colei che accoglie, ma che non tiene a sé, porta a Dio», conclude don Giuliano.

Museo degli ex voto

© 2018  – Testo di Romina Gobbo – Foto di Beatrice Mancini

pubblicato su Credere – domenica 18 febbraio 2018 – pagg. 72 – 77

 

 

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