Fontanaluccia. Le campane, “voce” di Dio fra la gente – The bells, “voice” of God among the people

«Poiché le oscillazioni entrerebbero in conflitto con la pendenza, creando problemi strutturali, le campane restano ferme, mentre si aziona il batacchio, un percussore di “soli” sette quintali». Suonare le campane della torre di Pisa è l’esperienza più suggestiva con la quale si è finora confrontato il “Gruppo Campanari Fontanaluccia”, che annovera ragazzi dai 17 ai 25 anni, e un “veterano” di 44.

I campanari di Fontanaluccia al raduno nazionale

E sì che di concerti ne hanno fatti tanti da quando, nel 2015, hanno fondato l’associazione culturale “Fons Lucis” (che comprende anche il “Coro voci nel vento”) con l’obiettivo di riportare in auge l’antica tradizione campanaria. A Fontanaluccia, provincia di Modena e comune di Frassinoro, mille metri sul livello del mare, al confine con la provincia di Reggio Emilia e la regione Toscana, i 200 abitanti sono fieri del loro passato. Gli anziani ancora ricordano il “codice delle suonate”: quanta paura quando veniva mandata “a distesa” la campana grossa! Tutti con i secchi, era andata a fuoco una casa. Quanta mestizia invece quando il suono annunciava un lutto! «È questa la differenza fra il sistema a mano, che usiamo noi, e i sistemi di suono elettrici, che non riconoscono le diverse tradizioni. “A distesa” significa suonare in sequenza le campane, dalla più piccola alla più grossa. Quando tutte sono in sincronia, vengono gradualmente mandate a bicchiere (cioè ribaltate a 360°), ed inizia l’armonia vera e propria», spiega Nicola Gigli, coordinatore del gruppo. Il luogo può contare su una storia campanaria che viene da lontano. «Negli archivi sono conservati i capitolati organici, contenenti gli obblighi, i doveri, i diritti, e i programmi delle suonate, ai quali ogni campanaro doveva attenersi. La popolazione era molto religiosa e le campane erano parte della devozione. Esistevano due fonderie importanti, la Bimbi (in attività già dal 1696), alla quale si deve il prestigioso concerto della nostra parrocchiale, e la Stefani, protagonista nell’Ottocento». Orgoglio è il campanile in sasso locale lavorato, che si innalza per 37 metri. «Per le sue caratteristiche di imponenza è ritenuto una delle torri più apprezzate di questa vasta zona appenninica. Nella cella campanaria ci sono i quattro bronzi, per un peso complessivo di 2.000 kg: grossa, mezzana, mezzanella e piccola. A parte quest’ultima, sostituita perché si era rotta, le altre sono le originali del 1896. Durante la seconda guerra mondiale l’allora vescovo riuscì a salvarle dallo Stato, che requisiva le campane per fonderle e farne materiale da guerra».

A Fontanaluccia ogni anno si organizza un raduno per i gruppi di campanari che utilizzano lo stesso sistema di suono; quest’anno l’appuntamento è per l’8 luglio. E poi c’è il raduno nazionale promosso dalla Federazione. «Il prossimo sarà il 9 e 10 giugno. Andremo a Norcia a portare “rintocchi di solidarietà” alle popolazioni colpite dal terremoto», conclude Nicola.

Il campanile di Fontanaluccia

© 2018  – Romina Gobbo

pubblicato su Avvenire – Catholica – mercoledì 28 febbraio 2018 – pag. 18

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