Vicenza. Il Festival Biblico punta lo sguardo sul “futuro” – The Biblical Festival focuses on the “future”

«Una risata per affrontare meglio il futuro». La offrirà la diocesi di Verona, con lo spettacolo “Bibbia” del comico Paolo Cevoli, dove «Dio è il primo attore». Qui “futuro” ha un significato ben preciso: è infatti il tema del Festival Biblico 2018, manifestazione nata quattordici anni fa a Vicenza, da una collaborazione fra la diocesi e la Società San Paolo, e poi via via allargatasi ad altre diocesi. Come, appunto, Verona, dove si rifletterà anche «sulla presenza di vite aliene e sull’impatto della robotica sull’occupazione», dice don Martino Signoretto, referente del Festival Biblico, per la diocesi scaligera. Ma anche Vittorio Veneto, con le sue proposte per il palato e per l’intelletto: gli insetti come cibo del futuro e le fake news vecchie e nuove, dalle profezie bibliche alle nuove false profezie. Presentata ieri mattina a Vicenza, nel Salone Nobile di Palazzo Chiericati, alla presenza dei due presidenti, don Roberto Tommasi (per la diocesi) e don Ampelio Crema (per la Società San Paolo), la kermesse aprirà dal 4 al 6 maggio, a Verona (partecipa per la sesta volta) e Vittorio Veneto (al suo secondo anno di festival), passerà per Padova (11 – 13 maggio), e Rovigo (17 – 20 maggio), entrambe aderiscono per la quinta volta, per poi concludersi a Vicenza (inaugurazione il 3 maggio con Luciano Manicardi, priore della Comunità di Bose). Non solo teologia, ma anche filosofia, scienze, e arti, per far conoscere e riscoprire la Bibbia, che ancora una volta uscirà dalla chiesa per incontrare l’uomo nelle piazze, nelle vie, ma anche nei bar e nei musei. «Comunicare le Scritture è ciò di cui la Chiesa vive», afferma don Roberto Tommasi, che continua: «Il futuro risveglia attese, sogni, immaginazione, ma anche paure, dubbi, insicurezze. Specialmente in questo nostro tempo. Il Dio biblico è il Dio del futuro, ma è misterioso. Ognuno lo deve scoprire nel proprio cammino di vita, imparando a riconoscerne i segni. Ciascuno di noi è chiamato a custodire l’ambiente, a cercare il bene comune, a costruire relazioni sane, per concorrere ad un futuro buono». «Nelle nostre proposte, abbiamo cercato di favorire uno sguardo sapienziale del futuro – spiega il referente del Festival per la Diocesi di Padova, don Roberto Ravazzolo –, con l’atteggiamento del contadino che getta i semi confidando in un raccolto di cui non ha certezza, ma che attende con fiducia». «Abbiamo scelto di affrontare il tema da angolature assolutamente e apparentemente diverse: dalla sapienza del monaco all’intelligenza del teologo – racconta Daniele Pavarin, referente del Festival per la Diocesi di Adria- Rovigo –. La Bibbia farà da specchio e trasformerà ogni sguardo in possibilità di ricerca personale e collettiva. Perché per un credente il futuro è abitato dalla presenza di Dio, che continuamente “viene dal futuro” a cercarci». «Le due grandi ricchezze del nostro festival – conclude don Ampelio Crema – sono il volontariato e le collaborazioni con realtà istituzionali, associative e imprenditoriali, quest’anno allargatesi a un respiro nazionale».

© 2018  – Romina Gobbo

pubblicato su Avvenire – Agorà – venerdì 6 aprile 2018 – pag. 11

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