Musica sacra e liturgia, Vicenza “capitale” tra arte e spirito

«Il canto e la musica sono il linguaggio primordiale della liturgia, perché predispongono alla festa. Hanno la capacità straordinaria di far vibrare l’essere un corpo di Cristo, ovvero di far sintonizzare l’assemblea con il Mistero che si celebra. Nel canto la Parola raggiunge il suo livello più alto, perché fa provare emozioni, aiuta ad entrare in profondissima empatia con l’altro, che è Dio». Sintetizza così, don Gaetano Comiati, dal 2015 direttore dell’Istituto vicentino di Musica sacra e Liturgia “Ernesto dalla Libera”, la funzione del canto all’interno della liturgia eucaristica, quale lode a Dio. L’impegno di questo Istituto, quasi centenario, sarà presentato al pubblico attraverso i concerti del 21 giugno (Giornata europea della musica) e del 5 luglio, sempre alle 21, nella Loggia Zeno all’interno del Museo di Piazza Duomo a Vicenza. L’Istituto vede la nascita nel 1924, a opera di monsignor Ernesto Dalla Libera, promotore in tutta Italia delle nuove disposizioni in materia di riqualificazione del canto liturgico, stabilite da Pio X all’inizio del ’900. La diocesi di Vicenza assunse così una notevole importanza nel mondo musicale sacro, fino ad essere considerata la capitale del canto liturgico in Italia. Dopo Dalla Libera, il direttore successivo, monsignor Mario Saccardo, ha continuato in questo impegno. «In tutti questi decenni – continua don Comiati – sono stati formati centinaia di organisti, direttori di coro, salmisti e cantori, contribuendo a diffondere una cultura musicale che a Vicenza si esprime in una sovrabbondanza di cori polifonici». Negli ultimi tre anni, si è passati da 75 a 150 allievi, grazie anche a un’offerta di corsi ampliata. «Ai tradizionali corsi di direzione di coro e canto corale, e all’insegnamento dell’organo, abbiamo aggiunto altri strumenti (chitarra, pianoforte, violino e tromba), con il sogno di poterli inserire – con cognizione di causa – nella liturgia odierna. Obbligatorio per tutti è il corso di liturgia. Una bella esperienza è stata andare nelle unità pastorali per formare lì circa 180 cantori. Abbiamo attivato dei diplomi per poter riconoscere a livello diocesano una competenza non solo musicale, ma anche ecclesiale».

© 2018  Testo di Romina Gobbo

pubblicato su Avvenire – Agorà spettacoli – 20 giugno 2018 – Pag. 25

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