Oggi beato padre Tullio Maruzzo – Today, Blessed Father Tullio Maruzzo

«Se mi devono ammazzare, che avvenga tra la mia gente, con la quale ho condiviso tutta la vita». Non un presagio, una certezza. Perché padre Tullio Maruzzo di minacce ne aveva già ricevute molte, tanto che i suoi superiori volevano che lasciasse il Guatemala. Al fratello Lucio, pure lui missionario nel Paese sudamericano, che lo sollecitava ad andarsene, rispondeva: «Non li posso abbandonare». Accettò solamente uno spostamento da Morales a Quiriguà, dove riprese l’attività in difesa dei contadini. «Non sarebbe potuta andare che così, perché Tullio, fin da ragazzo, aveva manifestato un forte senso della giustizia», afferma il fratello Aldo, sacrestano nella parrocchia di San Marco a Vicenza. «Mio fratello, prima di morire, ha perdonato i suoi assassini. Io trovo però meschino che uno dei due abbia usato il figlio di undici anni per fare l’autostop e indurre Obdulio a fermare la macchina. Sapevano bene che avrebbe funzionato. Tullio e Obdulio davano sempre passaggi a chi disponeva solo delle proprie gambe. Scesi dall’auto li hanno freddati. Quel bambino crescendo ha saputo la verità e ora si trova in un luogo protetto per sanare le ferite».

«Padre Tullio mi affascina moltissimo – dice don Lorenzo Broggian, parroco di Lapio -. Con la sua buona dose di umiltà, laboriosità, anche timidezza, rappresenta un personaggio tipico delle nostre valli beriche. Non era un uomo di tante parole, ma dalla “quotidianità eroica”. Il martirio è stato per lui una scelta cosciente. Sapeva di rischiare, ma ha continuato la sua opera di catechesi e promozione umana. Io credo che padre Tullio fra i contadini abbia scoperto il volto di Cristo. Come fai a rinunciare a testimoniare la bellezza di quello che hai scoperto?». Del suo carattere di «uomo semplice, che si è affidato completamente al Signore», dice anche fra Giorgio Cesaro, guardiano del convento dei frati minori di Santa Lucia a Vicenza. «Non avevamo ben compreso la sua figura, finché non ce l’hanno descritta gli stessi guatemaltechi. Ci hanno spiegato quanto affetto lui nutrisse per loro, un affetto ricambiato. Oggi in Guatemala sarà festa grande».

Nel 1988, sette anni dopo la morte di padre Tullio, l’allora parroco di Lapio, don Secondo Martin, organizzò una fiaccolata, dal lago di Fimon alla piazza antistante la chiesa parrocchiale. «Fare memoria dei martiri significa rivivere il loro sacrificio nel martirio di persone innocenti, che purtroppo si rinnova ogni giorno. Ogni anno sceglievamo un tema: i bambini soldato, ma anche la scoperta dell’America, che è stata un massacro. E portavamo testimoni di spessore, come il premio Nobel per la pace Rigoberta Menchù». Il momento più emozionante di quella prima fiaccolata (iniziativa che continua) fu la consegna alla parrocchia della patena (il piatto che nella Messa contiene il pane che diventa il corpo di Gesù, ndr) che faceva parte del corredo liturgico di padre Tullio. «Trovata accanto al suo corpo senza vita – continua don Secondo -, era macchiata del suo sangue e di quello di Obdulio. Grande il valore simbolico: la comunione di vita con la comunità contadina diventava piena e totale nella celebrazione dell’Eucaristia». «Padre Tullio aveva avuto un gemello, cioè un fratello di sangue. È morto assieme al fedele Obdulio, suo gemello nel sangue dei martiri», conclude fra Giorgio.

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Ordinato sacerdote dal patriarca Roncalli – Ordained priest by the patriarch Roncalli

Novara, 1989. Tutti i fratelli Maruzzo al matrimonio di uno di loro

I fratelli Maruzzo ancora viventi

Il 23 luglio 1929, in una famiglia contadina di Lapio, frazione di Arcugnano (Vicenza), nascevano i gemelli Marcello e Daniele, figli di Angelo Maruzzo e Augusta Rappo. Il 16 agosto 1945, nel collegio francescano di Chiampo (Vicenza), vestirono il saio. Marcellò diventa Tullio; Daniele diventa Lucio. Il 21 giugno 1953, nella basilica della Madonna della Salute a Venezia, furono ordinati sacerdoti dal patriarca, il cardinale Angelo Roncalli, futuro Papa e santo.

La prima messa dei due gemelli Maruzzo

Il 16 dicembre 1960 padre Tullio partì missionario per il Guatemala, con destinazione Puerto Barrios, capoluogo di Izabal, per poi spostarsi nella parrocchia di san Giuseppe in Morales, quindi a Quiriguà, dove conobbe Luis Obdulio Arroyo Navarro. La sua opera di difesa dei contadini da personaggi senza scrupoli che si impossessavano delle loro terre, lo rese inviso ai paramilitari, che dalle calunnie passarono alle minacce. Il 1° luglio 1981, poco dopo le 21, al ritorno da una riunione, padre Tullio e Obdulio vennero uccisi a colpi d’arma da fuoco. Sepolti nel cimitero comunale, vennero poi traslati nella chiesa parrocchiale, dove riposano ai lati dell’altare.

Le tombe dei due beati

Come detto, nell’agguato fu ucciso anche Luis Obdulio. Quest’ultimo era nato a Quiriguà nel 1950, uno dei dieci figli di Vargas Arroyo e di Guadalupe Navarro. Dopo le elementari, cominciò a lavorare, divenendo autista, prima per dei latifondisti locali, poi per il comune di Los Amates. Umile e mite, da piccolo aveva servito in chiesa come chierichetto. Cresciuto, divenne cursillista, catechista e membro del Terz’Ordine Francescano.

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Il Vescovo Pizziol: grande dono. Martiri per il popolo – Bishop Pizziol: great gift. Martyrs for the people

Il missionario vicentino padre Tullio Maruzzo, sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori (OFM), e il suo giovane catechista guatemalteco Luis Obdulio Arroyo Navarro (OFS), appartenente all’Ordine Francescano Secolare, “ci mostrano come si costruisce una Chiesa in uscita, casa comune per tutti, e costruttrice di pace”. Così i Vescovi del Guatemala nel messaggio in occasione della solenne celebrazione che sabato 27 ottobre, nella cittadina di Morales, vicariato Apostolico di Izabal, alle 10 (ora locale), proclamerà i primi due beati del Guatemala, uccisi il 1° luglio 1981 “in odium fidei”. «La beatificazione di padre Tullio e Luis Obdulio è un altro grande dono che arricchisce quel “Rosario di santità” per cui la nostra Chiesa diocesana va fiera – dice mons. Beniamino Pizziol, vescovo di Vicenza -. In loro la ricerca di senso e di pienezza trova vero appagamento nel seguire Gesù, fino a dare anche la propria vita per annunciarne il Vangelo. Essi sono diventati martiri per e con il popolo guatemalteco e questo è un messaggio di grande attualità che interpella ciascuno di noi».

Alla celebrazione parteciperà anche una delegazione vicentina, guidata dal vicario generale, don Lorenzo Zaupa. Con lui, don Lorenzo Broggian, attuale parroco dell’Unità pastorale delle Valli Beriche (di cui fa parte Lapio, comune di nascita di padre Maruzzo), don Secondo Martin, parroco di Lapio dal 1985 al 1994, padre Giorgio Cesaro, guardiano del convento dei Frati Minori di Vicenza, i fratelli di padre Maruzzo, Aldo e Carlo, con la sorella Iole, parenti e amici. A Lapio oggi, in contemporanea con la beatificazione, tutte le campane delle otto parrocchie dell’unità pastorale suoneranno a festa. Domani, nella chiesa parrocchiale, durante la messa delle 10, verrà scoperto il quadro dell’artista Annamaria Trevisan: una grande croce con Cristo, e dentro padre Tullio, che partecipa dello stesso martirio.

Il processo canonico per il riconoscimento del martirio di padre Tullio e Luis Obdulio si era aperto nel 2006, per iniziativa della Provincia Veneta dei Frati Minori; la fase diocesana si è conclusa nel 2008. La loro “Positio” è stata esaminata dai Consultori teologi il 31 maggio 2016. Il 9 ottobre 2017, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui i due sono stati riconosciuti ufficialmente come martiri per la fede.

© 2018 Testo e foto di Romina Gobbo

pubblicato su Avvenire – Catholica – sabato 27 ottobre 2018

 

 

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