Franca Viola e Rosa Parks: eroine dei diritti – Franca Viola and Rosa Parks: heroines of rights

Ad inizio dicembre ricordiamo il coraggio di due grandi donne, che con le loro scelte hanno cambiato la storia. Lasciamoci ispirare, perché la strada dei diritti civili è ancora lunga.

Il 4 dicembre Franca Viola ha festeggiato il cinquantesimo di matrimonio. Nella Sicilia degli anni Sessanta, giovanissima, venne stuprata da Filippo Melodia, nipote di un noto mafioso che, per salvarsi dala galera, le “offrì” il matrimonio riparatore. Questo, come prevedeva la legge italiana, scagionava lo stupratore che sposava la propria vittima. Franca rifiutò e iniziò il processo. Franca venne ricattata, insultata, e la sua famiglia minacciata. Ma lei a testa alta sfidò le regole del sistema patriarcale vigente, accettando di essere considerata “svergognata” in nome di un presunto “onore”. Il processo si concluse con la condanna a 11 anni per Melodia e i suoi complici.
«Non ho mai avuto paura, non ho mai camminato voltandomi indietro a guardarmi le spalle. È una grazia vera, perché se non hai paura di morire muori una volta sola», afferma Franca. È l’inizio di quel percorso lungo che nel 1981 finalmente porterà all’abolizione del delitto d’onore.

Il 1° dicembre 1955, in Alabama, la 42enne sarta Rosa Parks, di pelle nera, prende l’autobus 2857, per tornare a casa. Si siede in una fila centrale ma, quando qualche fermata dopo sale un passeggero bianco, il conducente le chiede di alzarsi per lasciargli il posto, come impongono le regole. Lei risponde di “no” e rimane seduta. Il suo esempio dà il “la” alla più importante manifestazione non violenta del movimento per i diritti civili. La Corte Suprema degli Stati Uniti il 13 dicembre 1956, all’unanimità, dichiarò incostituzionale la segregazione sui mezzi pubblici. Quando Rosa – mancata nel 2005 – raccontava l’episodio, sottolineava: «Dicono sempre che non ho ceduto il posto perché ero stanca, ma non è vero. Non ero stanca fisicamente, non più di quanto lo fossi di solito alla fine di una giornata di lavoro […]. No, l’unica cosa di cui ero stanca era subire».

© 2018 Romina Gobbo – Facebook 7 dicembre 2018

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