La propaganda, la miglior arma dell’Isis – Propaganda, the best weapon of ISIS

Gridare Allahu Akbar non è certo una prova di appartenenza alla causa jihadista. E’ un modo – ormai assodato – per diffondere il panico tra la gente, far sì che l’Occidente bolli il fatto come terrorismo islamico, e ottenere visibilità. D’altra parte Isis, ormai privo di territori, ed entrato in clandestinità, ha bisogno di tenere vivo il suo brand. Ecco perché, tramite la sua agenzia Amaq, ha rivendicato la strage a Strasburgo perpetrata da un tizio di cui prima neppure sapeva che esistesse. Un criminale, più noto alle forze di polizia, che all’organizzazione terroristica, la quale però necessita della propaganda. Allora ben venga qualsiasi “lupo solitario”. Che si faccia esplodere, che usi il coltello, un fucile o una pistola, basta che gridi Allahu Akbar, abbastanza forte da farsi comprendere. E se anche non l’avesse gridato, la suggestione collettiva farà sì che qualcuno di sicuro ha sentito. Questo chiude il caso, nessuno si porrà il problema di verificare se ci fossero altre motivazioni dietro a quel gesto criminale. Anche perché visto che i terroristi o presunti tali vengono sempre tutti uccisi, le motivazioni non c’è modo di saperle.

© 2018 Romina Gobbo – Facebook 16 dicembre 2018

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