Una Natività oltre le “barriere” animata da 180 figuranti – A Nativity beyond the “barriers” animated by 180 people

«Un presepe in cui le diversità sono accolte e integrate in una grande armonia»: è il ritratto scelto dal vescovo di Pescia (Pt), mons. Roberto Filippini, per descrivere il senso del presepe vivente, che da tre anni anima il greto del fiume che passa per la città toscana. La rappresentazione, intitolata “Madre Terra”, che si articola in una trentina di scene, per oltre un chilometro, si svolgerà oggi, a partire dalle 12 e fino alle 17. Sarà preceduta, alle 10.30, dalla Messa, celebrata nella chiesa di san Francesco, dal vescovo Filippini, il quale poi, figurante tra i figuranti, impartirà a tutti la benedizione. La novità di quest’anno è la presenza, tra i 180 figuranti, di una ventina di adulti, dai 22 ai 55 anni, con disabilità psichica e motoria, afferenti al centro socio-riabilitativo “Il Faro”. Dall’ortolano al falegname, dal contadino al pastore, ognuno a seconda delle proprie abilità, sarà protagonista di un mestiere antico. Qaulcuno in completa autonomia, qualcun altro con l’ausilio di un operatore. Non tutti sono in grado di esprimersi, ma chi può, racconta la responsabile del progetto Jessica Martini, «ha manifestato grande entusiasmo per questa iniziativa che li fa sentire pienaente integrati nella comunità». Tanto da non temere le avversità climatiche di un luogo della città dove il vento è forte e l’umidità altissima. «La nostra è una comunità accogliente – Spiega Nicola Gentili, fondatore e presidente dell’associazione “L’Officina delle arti”, che organizza l’iniziativa, in collaborazione con la parrocchia della Cattedrale e con il Comune, e con il supporto del network “Terre di presepi” -. in passato abbiamo avuto anche figuranti di fede musulmana, così come ex tossicodipendenti, ma anche persone che avevano subito grandi tragedie come la morte di un figlio. Ci piace pensare che per qualche ora li abbiamo aiutati ad alleviare la loro pena. Il nostro presepe ha un respiro universale, perché guarda a quello realizzato a Greccio da san Francesco, il santo che unisce. Ecco perché lo realizziamo fra due ponti. Sotto uno dei due, nel punto più umile della terra, è situata la natività». E annota a questo proposito il vescovo di Pescia, Filippini: «Gesù nasce sotto un ponte a farci ricordare di tanta gente che vive ai margini. Il suo vagito ci chiama ad aprire gli occhi su tante situazioni di povertà, sofferenza, emarginazione, che lui ha scelto di fare sue. Fare il presepe è rivivere oggi ciò che è avvenuto nella storia, l’irruzione di un Dio che si è fatto servo. E noi dobbiamo seguire il suo slancio d’amore verso gli altri». Si replica il 6 gennaio.

© 2018 Romina Gobbo

pubblicato su Avvenire – Catholica – domenica 23 dicembre 2018

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