Alessandro, il ragazzo che insegna la bellezza della diversità – Alessandro, the boy who teaches the beauty of diversity

Da grande farò il sacerdote». Da bambino, Alessandro “giocava alla Messa” con i calici di carta stagnola costruiti da nonna Clemenza. «Il suo nome è stato l’ultimo che mia madre in età avanzata, in preda alla demenza senile, ha dimenticato», racconta Angelica, la mamma di Alessandro Bottin, 23 anni, di Correzzola (Padova). Perché questo ragazzo, affetto dalla nascita da tetraparesi spastico distonica, «non passa invano», come ha scritto Livio Tonello, rettore dell’Istituto superiore di Scienze religiose di Padova, collegato alla Facoltà teologica del Triveneto dove, il 31 ottobre 2018, Alessandro si è laureato. Ventinove trentesimi, da «vero secchione», dice il fratello Gabriele. Un percorso scelto per «vocazione», portato a termine con grande impegno, con l’aiuto di tutti quelli che Alessandro considera i suoi «angeli»: mamma Angelica, papà Antonio e il fratello Gabriele, ma anche l’assistente Emiliano, la catechista Chiara, preziosa nel discernimento, e tanti altri amici.

ANDARE OLTRE I LIMITI

Alessandro si muove con la sedia a rotelle, non riesce a comandare le braccia, non può usare la voce, ma i suoi occhi bastano a raccontare il suo mondo. Indispensabile ausilio è una tavoletta in plexiglas, dove sono incise le lettere dell’alfabeto. L’occhio scorre e va a formare le parole, che vengono pronunciate o trascritte da chi in quel momento lo sta seguendo. All’inizio è stato faticoso, perché prevaleva la frustrazione di non poter articolare suoni compiuti. Così come è stato difficile superare i momenti in cui Alessandro non si è sentito persona, ma solo un problema da gestire. «Io non esistevo, esisteva solo la mia disabilità». Ma la tenacia e la fede non sono mai venute meno. Una fede che è «amore per Dio», e che si rafforza ogni domenica con la frequenza alla Messa. Con quella tavoletta – il cui nome scientifico è Etran, contrazione di eye-transfer, in inglese scambio con lo sguardo – Alessandro ha superato le elementari, le medie, le superiori e i tre anni di università.
Un posto speciale nel suo cuore lo occupa il Santo Padre. Tanto che la tesi si è concentrata su “La riforma di papa Francesco e la comunione delle Chiese. Rapporto tra la Chiesa universale e le Chiese particolari”. «Papa Francesco sta lavorando per abbattere quel clericalismo che impedisce di essere davvero vicini al Signore».

UN DIALOGO SPECIALE

«Nostro figlio ha sempre avuto un rapporto molto speciale con Dio», racconta la mamma. «Lui dice d’aver sentito la chiamata». Questo desiderio incontenibile di sacerdozio Alessandro l’ha espresso al vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla, e anche a papa Francesco. Così come ai vari sacerdoti a cui negli anni ha affidato il suo cuore, ma che poi sono stati destinati altrove. «Alessandro chiedeva a Dio: “Perché non mi lasci accanto qualcuno che mi aiuti a proseguire nel cammino?”», testi- monia papà Antonio. All’interrogativo ha risposto Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, incontrata a Castelgandolfo. «Alessandro, tu pensi di aver bisogno delle persone, ma se il Signore te le ha messe accanto per un po’ e poi le ha tolte, era perché loro avevano bisogno di te. Magari è proprio questa la tua missione: donare la diversità, far capire quanto sia ricca». E il sacerdozio? «Vorresti essere prete o vorresti essere Gesù?». La risposta è stata immediata: «Gesù». La lettera del Santo Padre ha chiarito maggiormente: «Sii amore». Così Alessandro ha delineato la sua missione: «Fare come gli apostoli». Significa che porterà la sua testimonianza là dove sentirà di poter essere utile. Ma c’è anche un altro progetto: «Stiamo lavorando a un libro autobiografico, dove il tema di fondo vorrebbe essere il rapporto tra fede e disabilità», interviene Emiliano, che negli anni di università è stato la voce e la mano di Alessandro. «Il primo giorno avevo voglia di scappare», confessa. «Poi invece ho scelto di mettermi in discussione, in questo rapporto impegnativo ma intenso. In classe, per esempio, da una parte dovevo prendere gli appunti e, dall’altra, dovevo prestare attenzione a lui che ha dei bisogni anche fisici. Oggi per me Alex è un fratello».

© Romina Gobbo

pubblicato su Credere – domenica 3 febbraio 2019 – pagg. 28 e 29

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