A scuola di preghiera con lo smartphone – At a prayer school with a smartphone

Quando ho iniziato, sapevo che per pregare è necessario il silenzio. Ma dove trovarlo? Magari si è in un posto appartato, ma la testa, il cuore sono rumorosi. Sapevo che la preghiera è un dialogo. Ma chi è il mio interlocutore? Questo percorso è una scoper- ta continua del significato profondo della preghiera». Camilla Forza, 23 anni, studentessa, è una dei fruitori della Scuola di preghiera online, proposta dell’Ufficio per la pastorale giovanile della diocesi di Padova. Si tratta di un itinerario di dodici “puntate”, ciascuna delle quali dura circa tre minuti ed è articolata in due momenti: il tratto, ovvero la narrazione di un fondamento biblico, teologico ed esistenziale della preghiera; e il movimento, cioè l’esercizio concreto di preghiera che si viene invitati a svolgere quotidianamente per una settimana. Non serve iscriversi, ognuno può entrare e uscire liberamente: si accede direttamente attraverso i video che il lunedì vengono messi a disposizione sul canale Youtube del sito della Pastorale giovanile (www. giovanipadova.it) e poi diffusi anche attraverso Facebook, Telegram e Instagram. «La forza dei social media», spiega don Federico Giacomin, vice direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale giovanile, «è di arrivare ovunque, anche a chi di solito non prega».

ONLINE, MA CONCRETA

1. Don Paolo Zaramella; 2. don Federico Giacomin

«Stiamo su Facebook tutto il giorno a guardare passivamente contenuti superficiali; con la preghiera online la mente si rimette in moto», afferma Angela Barbiero, 32 anni. «E poi vogliamo diffondere l’idea», interviene don Paolo Zaramella, direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale giovanile, che si può pregare ovunque, al lavoro o sotto la doccia. È l’invito di Gesù a pregare incessantemente». L’unica raccomandazione di don Paolo e don Federico, che sono anche i protagonisti dei video, è di seguire il percorso secondo l’ordine suggerito, e di ricominciarlo dall’inizio nel caso di un’interruzione di lungo periodo. «Si può manifestare l’incapacità di portare a termine quanto assegnato», dice don Paolo. «Allora basta fermarsi un po’, tornare indietro, rivedere le puntate precedenti. Nel secondo video chiediamo di andare a confessarsi. Sappiamo quanto la Confessione sia un impegno arduo, ma la preghiera ha bisogno di purificazione della mente e del cuore».
L’iniziativa nasce per rispondere al bisogno espresso dai giovani stessi a conclusione del Sinodo diocesano che si è celebrato lo scorso anno. Cinquemila partecipanti, tra i 18 e i 35 anni,di cui almeno un migliaio dichiaratisi non credenti o non frequentanti, hanno affidato a una relazione la loro richiesta di un rapporto più vivo, vitale e fresco con il Signore, e quindi di essere educati alla preghiera al fine di gustare al meglio questo rapporto.
Ed ecco dunque la Scuola di preghiera online, che parte dai fondamenti: da quell’«insegnami a pregare» che va ripetuto come un mantra, all’accoglienza dello Spirito Santo, dallo sguardo sul Crocifisso, al segno della croce, da effettuare con consapevolezza. Un esercizio che è piaciuto molto a Pierpaolo Guglielmin, ventitrenne: «Mi sono reso conto che lo facevo in automatico, invece ha un senso molto profondo. Dio che abita in noi. Tocchiamo il nostro corpo perché Dio si è fatto corpo. Il corpo stesso allora diventa luogo della preghiera».

OCCASIONE PER RICOMINCIARE

«Non riesco a mettere in pratica l’esercizio tutti i giorni, ma ci provo. Per non dimenticarmene, mi sono fatta un bigliettino e l’ho attaccato al frigo con le calamite», dice Angela Barbiero. «Durante la settimana, mi capita di pensarci due o tre volte, comunque sono al passo». «Questa iniziativa è un buon punto di partenza per chi non ha avuto figure di riferimento in tema di fede. La modalità online è di una Chiesa che tiene conto dei tempi in cui vive», aggiunge Pierpaolo Guglielmin.
La sfida di Camilla Forza era che, se avesse iniziato, avrebbe portato il percorso fino in fondo. «È un qualcosa in più che devi inserire nella pianificazione della giornata». Allora, perché non aiutarsi? «Ci incontriamo in due, tre amici, ci raccontiamo quello che ci è riuscito bene, ma anche le fatiche. Mi ha colpito il fatto che un’amica non riusciva a dare un senso alla Confessione. Probabilmente, se fosse stata sola, avrebbe lasciato perdere. Invece insieme abbiamo cercato di aiutarla a trovare quel senso, in modo da mantenere la fedeltà a quel gesto».

Difficile stabilire quanto pubblico segua l’iniziativa, sicuramente le visualizzazioni stanno crescendo. Ma, conclude don Federico, «noi non guardiamo ai like con la logica del successo, bensì con quella del discepolato, di chi dice: “Vogliamo seguire il Signore, vogliamo incontrarlo”».

Veglia diocesana del 13 dicembre 2018, nella chiesa degli Eremitani di Padova, dove è stata annunciata l’avvio della Scuola di preghiera online. L’iniziativa era stata richiesta dai partecipanti al Sinodo diocesano dei giovani che si è tenuto lo scorso anno

© 2019 Romina Gobbo

pubblicato su Credere – domenica 24 marzo 2019 – pagg. 22, 23, 24

 

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