Centinaia di morti. Il ciclone che devasta il poverissimo Mozambico – Hundreds of deaths. The cyclone that devastates the very poor Mozambique

Il violento tifone Idai che si è abbattuto nei giorni scorsi su Mozambico, Zimbabwe e Malawi è l’ennesima dimostrazione che per i media esistono vittime di serie A e vittime di serie B. L’Africa si conferma continente dimenticato, rispetto al quale non fanno più notizia neppure le bad news, quelle che da sempre il giornalista considera good news. Ma stiamo parlando di Africa, di paesi di cui nessuno sa nulla. Dove mai si troveranno? Chissà. Così l’informazione ha tardato rispetto all’evento catastrofico.

I mozambicani vivono in povertà assoluta. Nella graduatoria dell’Indice di sviluppo umano relativa al 2011, il Mozambico occupava la 184esima posizione su un totale di 187 paesi. Così 1.000 morti non son bastati per smuovere le penne. Così come non sono bastati 400mila senzatetto, e centinaia di dispersi. Secondo il Pam, Programma Alimentare Mondiale dell’Onu, quasi due milioni di persone sono state in qualche modo interessate dalle inondazioni. Maggiormente colpita Beira, città portuale di 500mila abitanti, che si estende per 25 chilometri: è stata rasa al suolo per l’80%. «Un’ecatombe», ha detto al telefono don Maurizio Bolzon, sacerdote fidei donum della diocesi di Vicenza, in missione proprio nella seconda città del Mozambico, con un altro sacerdote vicentino, don Davide Vivian, e con don Giuseppe Mazzocco, della diocesi di Adria-Rovigo. Don Maurizio sta coordinando i soccorsi in arrivo, ma con una gran fatica, perché è crollata la torre di controllo dell’aeroporto e gli aerei devono atterrare in autonomia. Anche le città di Dondo e Chinde, e il distretto a sud tra Vilankulos e Inhambane, hanno subito gravissimi danni. In generale, niente corrente elettrica, niente acqua potabile, il 90% delle case sono scoperchiate. Le strade sono interrotte, per gli innumerevoli tronchi d’albero e i pali della luce caduti, e per i detriti trasportati dal vento. Le comunicazioni telefoniche sono difficilissime, possibili solo in alcuni momenti. «Cominciano a scarseggiare gli alimenti di prima necessità: riso, farina di mais, zucchero… Davanti ai pochi magazzini rimasti, si vedono file di gente, ma i prezzi sono lievitati. Ma la vera emergenza è sempre di più l’acqua – dice don Maurizio, via WhatsApp -. Da più di una settimana la gente beve acqua dai pozzi a cielo aperto, acqua certamente ben poco sana. L’ospedale di Beira è distrutto e i centri di salute sono pieni di bambini con dissenteria». «Altissimo il rischio che si diffondano epidemie di morbillo, colera, virus intestinali»; affermano dal Cuamm – Medici con l’Africa, la Ong padovana che lavora in Mozambico dal 1978. Sul posto anche la Ong Medici senza Frontiere, che ha istituito alcune cliniche mobili, e si sta occupando della distribuzione di medicinali, e la Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

La buona notizia è che ha smesso di piovere, la brutta che la stagione delle piogge non è finita, quindi è probabile che ci siano delle riprese e che i fiumi continuino a straripare. “Sui tetti di Buzi, distretto di Beria, dove l’acqua al momento di punta massima, ha raggiunto i sette metri, c’è ancora gente arrampicata. Mano a mano che defluisce, con un’imbarcazione si tenta di recuperare le persone”, scrive il vescovo di Beira, originario della diocesi di Padova, don Giancarlo Dalla Zuanna, che ha istituito una commissione diocesana per gestire l’emergenza, attraverso la Caritas locale, mentre quella internazionale supporta economicamente grazie ai contributi che arrivano dall’estero. In Mozambico operano da tempo anche altri vicentini: due comunità delle suore Orsoline, i missionari saveriani, la Pia Società San Gaetano. Nello Zimbabwe più colpito è stato il distretto di Chimanimani. Un altro paese poco “interessante”, perché l’80% della popolazione vive sotto il livello di povertà, la disoccupazione è elevata e l’economia è in forte recessione. Ultimo fra gli ultimi il Malawi, dove la popolazione vive con meno di 1,25 dollari statunitensi al giorno, mentre la ricchezza si concentra nelle mani di un’élite ristretta.

Il tifone Idai è classificato di categoria 4, si manifesta con piogge intense e conseguenti esondazioni dei corsi d’acqua, mentre le raffiche di vento raggiungono anche i 170 chilometri orari. Ci vorranno settimane, affinché le acque che hanno invaso l’entroterra si riversino nell’Oceano Indiano. I governi locali sono impreparati a gestire tali emergenze.

Per chi volesse aiutare la popolazione del Mozambico, può utilizzare queste coordinate bancarie:

 

c/c intestato a: Diocesi di Vicenza

Ufficio per la pastorale missionaria

c/o Banca Intesa San Paolo

Vicenza, Corso Palladio 108

IBAN: IT14L0306911894100000005985

Causale: Emergenza Mozambico

 

© 2019 Romina Gobbo

pubblicato su articolo21.org – domenica 24 marzo 2019

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