«Nelle parrocchie i lettori più attenti» – «In the parishes the most attentive readers»

Affidabilità, contenuti interessanti, credibilità, ma anche un buon potenziale di miglioramento: lo pensano coloro ai quali è stato chiesto un feedback sulla qualità dell’organo di informazione della diocesi di Vicenza “La Voce dei Berici”, e sull’incisività della stampa cattolica nel Vicentino e in parte delle province di Verona e Padova, dove si estende la diocesi berica. Il sondaggio, commissionato all’Agenzia Quorum e che ha interessato 700 laici oltre a una sessantina tra aderenti alle aggregazioni laicali cattoliche e sacerdoti, è stato presentato ieri mattina nel centro diocesano “A. Onisto” di Vicenza nel convegno “L’influenza della parola. Stati Generali dell’informazione cattolica locale”, introdotto dal presidente del CdA della Nuova Voce srl, Giandomenico Cortese, e coordinato dal direttore della Voce, Lauro Paoletto.

Dopo il saluto di Antonio Di Lorenzo, in rappresentanza dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, Monica Andolfatto, segretario del Sindacato giornalisti regionale, approfittando della presenza della ministra per gli Affari regionali Erika Stefani, ha ricordato «che lo Stato deve fare la sua parte per garantire la pluralità di voci». «In provincia di Vicenza – ha detto Giovanni Diamanti di Quorum – lo stato di salute dell’informazione è buono. L’informazione locale vince su quella nazionale. Il “mondo delle parrocchie” si caratterizza come lettore attento». «Evidentemente tra i cattolici c’è una maggiore attitudine alla riflessione» il commento della ministra Stefani. Il quotidiano locale Il Giornale di Vicenza resta il più letto, ma in buona posizione sono le testate cattoliche: il 29% degli intervistati legge La Voce dei Berici, il 15% Famiglia Cristiana, il 12% Avvenire. Se si guarda al mondo ecclesiale, la valutazione del settimanale diocesano è abbastanza positiva per il 53,4% e molto per il 18,8%. La Voce è considerata un giornale di qualità, obiettivo, ma poco moderno (15%). Il mondo cattolico per il 33,3% chiede più opinioni su questioni di natura religiosa, ecclesiale e pastorale – per creare dibattito -, più notizie sulle parrocchie, e più storie.

«Il gradimento sui temi locali per noi è musica, perché questa è la nostra identità – ha aggiunto don Adriano Bianchi, presidente della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc) -. I nostri giornali cercano di costruire, con la libertà di parlare di qualsiasi argomento, perché lo sguardo cattolico è quello di chi guarda con gli “occhiali del Vangelo”». «La stampa cattolica – ha detto don Antonio Sciortino, già direttore di Famiglia Cristiana – è un patrimonio che va salvaguardato e valorizzato. Deve dare voce alle periferie, come dice papa Francesco, soprattutto quelle “esistenziali”, raccontare la bellezza, cercare la verità e difenderla fino in fondo».

«I nostri media devono costruire anche comunione sociale – ha aggiunto il vescovo di Vicenza, Beniamino Pizziol – perché serve ad arginare derive quali la disperazione, la frammentazione, il soggettivismo esasperato, l’individualismo. Ho perso la mamma recentemente, e ho sentito forte la vicinanza, la partecipazione, l’affetto di tante persone. La condivisione del dolore lo rende meno acuto». «Il nostro settimanale, fondato 74 anni fa, recentemente ha avuto un deciso restyling grafico – ha spiegato Cortese -. Questa indagine ci dice che è considerato affidabile e le sue voci autorevoli. Adesso sta a noi ideare strategie affinché queste voci possano raggiungere il numero più vasto possibile di nuovi utenti. A Vicenza il primo passo l’abbiamo fatto mettendo in rete tutti i media. Il prossimo potrebbe essere un giornale inter-diocesano».

© 2019 Testo e foto di Romina Gobbo

pubblicato su Avvenire – Media e Cultura – Portaparola – martedì 2 aprile 2019 – pag. 26

 

 

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