Un salto nel vuoto senza paracadute ti insegna a volare – A jump into the void without a parachute teaches you to fly

Sento spesso persone lamentarsi del lavoro. Posto da dipendente, tredici mensilità, ferie, mutua, bla, bla, bla. Qualcuno direbbe averne. Invece chi ce l’ha, trova sempre qualcosa che non va. Il che ci sta, ma fino ad un certo punto. Non puoi ammorbare il prossimo con le tue lamentele. Se quello che fai non ti soddisfa, vattene. Io l’ho fatto. Sono quasi cinque anni che sono fuori da una redazione, dov’ero una caposervizio, ben pagata, e con tutte le cosine in regola. Ma ad un certo punto non mi andava più. Quando una testata è di piccole dimensioni, il caposervizio fa lo “sgobbone” (pagine e titoli, titoli e pagine), chiuso fra quattro mura, si relaziona con gli interlocutori solo con il telefono o l’e-mail. Altro che giornalismo di strada, quello è il giornalismo della poltrona da ufficio. Non faceva più per me. La mia mente ha bisogno di spazi aperti. Ho deciso di mollare. Ricordo il giorno dell’accordo aziendale. Il funzionario dell’Ufficio provinciale del lavoro mi chiamò da parte e mi disse: «Signora, lei è ben cosciente che sta lasciando un lavoro da dipendente, con contratto a tempo indeterminato? Ne è proprio sicura? Fa ancora a tempo a ripensarci». Sant’uomo. Ma io sapevo bene quello che facevo, un salto nel vuoto senza paracadute. Allora non mi rendevo conto di quanto sarebbero stati duri gli anni a venire. Anni in cui ho lottato con le unghie e con i denti per ritagliarmi il mio spazietto. Ho ricevuto tanti “no”, mentre io non ho mai potuto permettermi di rifiutare un lavoro. Ancora oggi la battaglia non è vinta, forse non lo sarà mai. L’unica mia garanzia è la mia precarietà. Nonostante ciò, neppure per un solo istante, mi sono pentita. Perché in questi anni ho fatto mille esperienze diverse, che altrimenti non avrei potuto fare. Magari ci metto un po’ a chiudere la porta ma, una volta chiusa, non la riapro più. Un salto nel vuoto senza paracadute, ti insegna a volare.

© 2019 Romina Gobbo – Facebook 25 luglio 2019

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