«Lo stretto di Messina in 4.020 bracciate». La sfida dei malati di Parkinson – «The Strait of Messina in 4.020 strokes». The challenge of Parkinson’s patients

La famiglia Roy in barca (credits RG)

«Quattro anni fa ho attraversato lo stretto di Messina a nuoto, in 67 minuti per circa 4.020 bracciate. Ogni giorno i malati di Parkinson danno una bracciata verso i loro obiettivi, a volte sembrano lontani come l’altra riva quando si nuota, a volte addirittura impossibili, ma ogni bracciata avvicina loro ad un miglioramento, come ogni bracciata avvicinava me alla meta. Sono felice che questa mia traversata nel mare di Sicilia possa aiutare a diffondere il motto de’ “L’Aquilone”, che è “Un mare da vivere senza barriere”». Così Tancrede Roy, giovane atleta di Boston (Usa) che quattro anni fa, assistito dal suo team e accompagnato da mamma Isabelle, papà Stephen e dall’allenatore Gay Emich, ha compiuto in un’ora e dieci la speciale traversata benefica “Tancrede Swim Challenge. La sfida di un giorno, la sfida per la vita”.

Gli atleti alla partenza (credits RG)

Ieri l’iniziativa si è riproposta – organizzata sempre dalla onlus messinese “L’Aquilone”, presieduta da Rosario Lo Faro -, ma stavolta la famiglia Roy, che ha supportato con una generosa donazione, è rimasta in barca, mentre ad attraversare sono stati una ventina di atleti, di cui sei – Anna Laura Maurin, Emanuela Olivieri, Marina Agrillo, Cecilia Ferrari, Marisa Sivo e Stefano Ghidotti – con il Parkinson, provenienti da tutta Italia, aderenti alla Fondazione Limpe per il Parkinson onlus.

 

Pietro Cortelli, presidente Fondazione Limpe (credits RG)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«Come per chi non ha la malattia, c’è bisogno di preparazione atletica. Dopo di che, non ci sono limitazioni – spiega Pietro Cortelli, ordinario di Neurologia dell’Università di Bologna, presidente della Fondazione Limpe che, oltre alla sensibilizzazione, svolge anche attività di ricerca e supporta le famiglie -. Dal punto di vista motorio, la malattia di Parkinson è trattabile in senso sintomatico: non siamo in grado di fermarla, ma possiamo rendere la qualità di vita dei pazienti uguale a quella di chi non ce l’ha. Questo evento per la nostra Fondazione è soprattutto una festa, nella quale vogliamo coinvolgere virtualmente tutti i 250mila parkinsoniani italiani».

Giovanni Fiannacca, comandante della Colapesce1 e coordinatore di tutte le barche a supporto della traversata degli atleti parkinsoniani (credits RG)

Gli oltre tre chilometri di mare che uniscono la Sicilia alla Calabria non sono molti per un atleta allenato, ma nello stretto ad influire sono le correnti rapide ed irregolari, tanto che si parte sempre tutti assieme, mentre l’arrivo è in ordine sparso, e non solo per la differenze di forza fisica, ma proprio per il moto ondoso e il vento. Gli atleti si sono tuffati da punta Faro e sono giunti a Cannitello in Calabria. Al timone della nostra barca, la Colapesce 1, il comandante Giovanni Fiannacca, “lupo di mare” da cinquant’anni, coordinatore di tutte le circa trenta barche a supporto degli atleti. La regia della manifestazione è della Capitaneria di Porto, mentre la logistica è della Lega navale, con il presidente Luigi Albanese, visibilmente emozionato.

Cecilia Ferrari, che già aveva effettuato l’impresa nel 2018, quest’anno è stata anche protagonista, assieme a Rosolino, ex campione olimpico, mondiale ed europeo di nuoto, di uno spot promozionale dell’iniziativa, con l’obiettivo di lanciare un messaggio di coraggio e speranza a quanti convivono con questa malattia neuro generativa.

 

© 2019 Testi e foto di Romina Gobbo

pubblicato su Avvenire – Attualità – martedì 30 luglio 2019  – pag. 11

 

 

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