Venezia e il Veneto affondano nell’ignavia – Venice and the Veneto sink into sloth

Il disastro di Venezia è l’ennesimo capitolo di una saga di un Veneto contaminato nelle falde acquifere dai Pfas (conosciuti dal 2011, ma taciuti volutamente), di una rete autostradale costruita sui rifiuti tossici, della cementificazione e dei capannoni abbandonati, degli appalti truccati, delle polveri sottili nell’aria e di un sottosuolo tra i peggio inquinati per i diserbanti. Ma quello che vi dirò vi stupirà con effetti speciali. Perché, certo, si può dare addosso ai politici, che si sono venduti anche la madre, ed è vero. Intanto, non dimentichiamo che qualcuno li avrà pure votati. Invece sembra che dall’altra sera in Veneto non ci sia più nessun leghista. E comunque i politici non erano soli nelle loro malefatte, c’erano pure gli imprenditori, e chiunque in qualche modo abbia avuto sentore di poter trarre un benché minimo vantaggio da quello che era il “miracolo del Nordest”, e che oggi resta una pia illusione. Il Mose se lo sono spartiti le aziende. Alle feste di Galan & Company c’era la “Veneto bene”. Così come a quelle di Zonin. I conciari del distretto arzignanese si sono sempre “dimenticati” – ops – di far funzionare i depuratori. E chi avrebbe dovuto vigilare, pigliava laute bustarelle. Giornali e televisioni hanno goduto a piene mani dei contributi regionali. E quindi i politici erano intoccabili per la cronava locale. Pure la Chiesa chiudeva un occhio perché bisogna pur rinfrescare la facciata. Di anime pure in Veneto ce ne sono gran poche. L’indignazione di oggi vale zero.

© 2019 Romina Gobbo – Facebook 14 novembre 2019

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