Verona. Solitudine addio. C’è la portineria – Verona. Goodbye loneliness. There is a concierge

Dove posso portare gli abiti usati? Vi lascio le chiavi di casa. Le passa a prendere poi mio figlio. Attendo un pacco dal corriere, ma non sono mai a casa. E se lasciassi il vostro indirizzo? Devo prepararmi per un esame all’università, ho bisogno di un angolino dove potermi concentrare. Ho la caldaia rotta, posso stare qui al caldo per qualche ora? Sono le piccole ma, per gli utenti, grandi richieste che dallo scorso 18 ottobre, data dell’inaugurazione, arrivano ogni giorno alla “Portineria di quartiere”, aperta a Verona, nel quartiere Borgo Nuovo (via Gela 13), grazie ad un’iniziativa che vede assieme Caritas diocesana, Società San Vincenzo De Paoli, Istituto comprensivo 6 “Chievo-Bassona-Borgo Nuovo”, Rete “Tantetinte” (laboratorio di educazione interculturale che fa capo all’Ufficio Ambito Territoriale provinciale) e Comune di Verona. Borgo Nuovo – circa 4.000 residenti – è un quartiere che ha lavorato attivamente per scrollarsi di dosso un passato pesante. Nato per alloggiare gli immigrati che arrivavano dal sud, era gradualmente caduto nelle maglie dello spaccio e della microcriminalità. Ma, grazie ad un programma di rigenerazione urbana, condiviso tra Comune e residenti, il quartiere ha visto un importante sviluppo dal punto di vista edilizio, sociale e culturale. «Oggi Borgo Nuovo è effervescente – spiega l’educatrice-portinaia Cristina Bottacini -, aperto a sperimentazioni come questa portineria. L’abbiamo verificato sul terreno, incontrando associazioni, gruppi, persone singole, perché non vogliamo essere una presenza invasiva, ma un punto di riferimento. Siamo aperti da poco, ma il flusso finora registrato ci rimanda già una risposta positiva».

«L’obiettivo – chiarisce Barbara Simoncelli, referente Area Progetti Caritas diocesana – è aiutare a risolvere piccoli problemi quotidiani, e orientare nel caso di richieste di informazioni. Vogliamo portare maggiore agio alle persone, e costruire fiducia, relazioni vere. Se un anziano ha bisogno di aiuto per fare la spesa, possiamo metterlo in contatto con chi lo può accompagnare. Alla portineria, quindi, arriva chi ha il bisogno, ma anche chi lo può risolvere, ovviamente gratuitamente. La stessa riqualificazione dell’edificio, già in comodato d’uso alla San Vincenzo, è frutto di una sinergia fra alpini, scout e volontari privati. Chi ha talenti particolari, può metterli a disposizione. Nei locali si possono organizzare corsi, attività artistiche, laboratori musicali». «Il comprensorio, la cui dirigente, Mariangela Persona, è anche coordinatrice della nostra Rete, farà da cassa di risonanza delle iniziative di sostegno offerte della portineria – dice Cinzia Maggi, di “Tante tinte” -. E, a sua volta, potrà segnalare casi che di sostegno hanno bisogno, ma anche giovani interessati a proporsi come volontari».

«Non paghiamo bollette, non facciamo erogazioni – conclude don Giuliano Ceschi, direttore Caritas diocesana -. Nella portineria c’è solo scambio di buone pratiche. La “portinaia” accoglie, ascolta, cerca di dare delle risposte. L’idea è mutata dalla Francia, è un’intuizione del docente di economia sociale Charles-Edouard Vincent, per il quale i pilastri della società sono: prossimità, fiducia e condivisione. Cogliere le solitudini non è facile, perché sono spesso silenziose, nascoste, ma la crescita di una comunità passa anche per l’attenzione alle persone, per questo contiamo molto sul passaparola. Speriamo che l’iniziativa sia contagiosa e le portinerie si moltiplichino».

© 2019 Romina Gobbo
pubblicato su Avvenire – Attualità – giovedì 5 dicembre 2019 – pag. 12

 

 

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