Il network dei presepi, un milione di visitatori in 100 paesi d’Italia – The network of nativity scenes, one million visitors in 100 countries of Italy

«Che succede se premo qui?» «Che comincia a piovere». «E qui?» «Che il giorno lascia posto alla notte». A premere i pulsanti che mettono in movimento il presepe di Massimo Brini, non è stato un curioso qualunque, bensì papa Francesco che l’8 dicembre, a sorpresa, ha visitato la mostra “I cento presepi in Vaticano”, allestita non lontano da via della Conciliazione, e che chiuderà il 20 gennaio. Delle 150 opere, cinque – tra cui quella di Brini, che il papa ha definito “un artigiano del Natale” -, aderiscono a “Terre di Presepi”. Il network nacque nel 2014 in Toscana da un’intuizione di Fabrizio Mandorlini con l’obiettivo di mettere in connessione realtà presepistiche laiche ed ecclesiali. Oggi vi sono coinvolti cento tra città, paesi, frazioni e parrocchie, non solo della Toscana, ma anche dell’Umbria, del Lazio e dell’Emilia, quest’anno per la prima volta anche del Piemonte, per oltre settemila presepi. E, il 17 dicembre, a Firenze, è stata sancita la nascita dell’associazione nazionale delle “Città dei presepi”.

Creatività e fantasia non mancano, così come doti manuali, artigianali, elettriche e meccaniche. Se alcuni presepi rimangono ancorati all’idea iniziale, altri di anno in anno cambiano tema o scenario (alla tradizionale ambientazione in Palestina, si sono aggiunti l’accoglienza dei migranti e la salvaguardia della natura), oppure aggiungono personaggi. Così succede che il presepe all’uncinetto, ideato nel 2013 da Gessica Mancini, di Cerreto Guidi (Firenze), che con l’uncinetto combatteva il tremolio provocato dal Parkinson, è cresciuto fino a diventare 26 metri di capolavoro artistico, grazie al coinvolgimento di cinquanta signore provenienti da tutta Italia unite dalla passione per il “piccolo ferro”. Oppure che l’illuminazione della Natività dipenda dalla potenza muscolare dei visitatori. A Pieve Fosciana (Lucca), il presepio è allestito con statue a grandezza naturale, al cui fianco è posizionata una bicicletta. Si sale e… forza con quei pedali: fa bene al fisico e al cuore. Parola di Francesco Moser, che l’ha voluto inaugurare. Poi ci sono i presepi viventi: Pescia (Pistoia), San Miniato Basso (Pisa), Ruota (Lucca), Equi Terme (Massa Carrara)…, le mostre di presepi e le vie dei presepi. «Abbiamo riportato il presepe nelle piazze, nelle case, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle carceri, negli ospedali. Per questo la Lettera apostolica di papa Francesco sul presepe, per noi rappresenta un riconoscimento per il lavoro svolto in questi anni, ma anche una luce che ci indica il cammino futuro», spiega Mandorlini.

Le opere di “Terre di Presepi” nel periodo natalizio sono visitate da oltre un milione di persone, complice anche l’iniziativa della credenziale del presepista pellegrino il quale, mentre cammina sulle orme degli antichi percorsi spirituali fra Via Francigena e Romea Strata, riceve i timbri che alla fine gli frutteranno la “Compostela presepiale”. «Un pellegrinaggio alla ricerca dell’Annuncio», lo ha definito il vescovo Andrea Migliavacca, delegato della Conferenza Episcopale toscana per il turismo.

Apertura al pubblico fino al 6 gennaio, giorno dell’Epifania. Ma per chi di andar per presepi non fosse mai stanco, c’è quello di Pallerone, a tre chilometri da Aulla (Massa Carrara), visitabile tutto l’anno.

© 2020 Romina Gobbo
pubblicato su Avvenire – Catholica – venerdì 3 gennaio 2020 – pag. 20

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