Italiani popolo di risparmiatori o delle vacanze pagate a rate? – Italian people of savers or of holidays paid in installments?

Di venerdì mi si consenta di essere un po’ velenosa. Verso metà dicembre, mi ritrovai a pranzo con una persona di oltre 70 anni direi, che discuteva sul fatto che per i nipoti si deve fare qualsiasi cosa. Diceva che anche chi ha una pensione di 1.000 euro, compra ai nipoti le scarpe da 400 euro, perché loro devono non sentirsi inferiori ai propri coetanei. Gli dissi che, a parte essere piuttosto difficile sostenere economicamente questo impegno per molto tempo, ritenevo e ritengo che non sia educativo. AI ragazzi va insegnato che non si può avere tutto e anche che è meglio essere originali piuttosto di essere un branco di pecoroni. Il signore si inalberò e io – presa dai fumi di una che stava affrontando i problemi economici connessi ad un padre malato gravemente e che necessitava di struttura – gli dissi: ci penserà fra quanto? Dieci, quindici anni quando avrà bisogno di casa di riposo e i suoi figli non sapranno come pagarla? Adesso – stante la situazione – dico: molta parte della popolazione italiana ha vissuto in questi anni al di sopra delle proprie possibilità, ritenendo che l’ultimo telefonino, i pantaloni griffati o le lezioni di equitazione fossero certezza per avere l’affetto dei figli. In tutto questo, manco un computer hanno acquistato. Hanno fatto mutui per la casa – e questo è un bene primario, fatto salvo quelli che ne hanno un’altra al mare e una in montagna, perché non si sa mai -, ma si sono anche indebitati per comprare Suv, divani all’ultimo grido e vacanze all’estero. Oggi si lamentano che non riescono a pagare bollette o il mutuo per un paio di mesi di restrizione (che poi chi aveva lo stipendio prima, ce l’ha anche adesso). Evidentemente in questo Paese c’è stato un errore semantico, invece di “accantonare il risparmio”, si è accantonata la parola “risparmio”. Allora quando ci lamentiamo dei nostri politici, ai quali, per altro, per 20.000 euro al mese si dovrebbe chiedere di andare a lavorare in corsia, ricordiamoci però che molti hanno ragionato alla stessa maniera: loro aumentano il debito pubblico con spese inutili e molti di noi aumentano il debito familiare con spese altrettanto inutili. Cassandra dixit, in questo caso io.

© 2020 Romina Gobbo
pubblicato su Facebook – venerdì 27 marzo 2020

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