È morto Ballin: una vita spesa tra l’Egitto, il Sudan e il Kuwait – Ballin died: a life spent between Egypt, Sudan and Kuwait

«Egitto, Sudan e Kuwait sono Paesi dove i cristiani sono minoranza e devono affrontare situazioni e problemi diversi. Hanno in comune il fatto di essere Paesi islamici; i cristiani sono tollerati, ma trovano molti limiti nell’espressione della loro fede. In nessuno dei tre è possibile costruire chiese (il Kuwait è meno rigido su questo punto) ed è proibito celebrare fuori della chiesa ufficialmente riconosciuta. Di solito si tratta di edifici costruiti oltre cinquant’anni fa, quando il fondamentalismo islamico non esisteva ancora o non era così aggressivo come oggi». È una delle ultime riflessioni che mi ha lasciato qualche tempo fa mons. Camillo Ballin, comboniano, vicario apostolico dell’Arabia settentrionale. Da lui dipendeva la cura delle comunità cattoliche – due milioni e mezzo di battezzati – presenti nel Bahrein, in Kuwait, Qatar e Arabia Saudita, un territorio nel quale si poteva muovere liberamente grazie al passaporto bahrainita.

Il 12 aprile, domenica di Pasqua, a 76 anni, il missionario si è spento a Roma per un tumore, un male per il quale un mese fa era dovuto rientrare in Italia dall’Arabia Saudita.

Nato a Fontaniva (provincia di Padova, diocesi di Vicenza), il 24 giugno 1944, Camillo Ballin era entrato prima nel seminario di Vicenza e poi, nel 1963, era passato al noviziato dell’Istituto religioso dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù, fondato da san Daniele Comboni, dove aveva emesso la professione perpetua il 9 settembre 1968. Il 30 marzo 1969 aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale. Era il 1970 quando da giovane sacerdote, arrivò in Libano e Siria per studiare arabo. Una lingua ed una cultura assimilate così bene, che nel 2000 mons. Ballin divenne direttore del “Dar Comboni for Arabic Studies”, istituto che, al Cairo, in Egitto, insegna la lingua araba ad operatori pastorali, diplomatici, cooperanti, ma anche appassionati come me. In Egitto era stato anche docente presso l’Istituto di teologia.

Quarant’anni trascorsi nei Paesi arabi, ricoprendo incarichi prestigiosi per la Chiesa cattolica, ne fanno un grande conoscitore dell’Islam e un interprete del dialogo vero, non teorico. La sua specialità era la Chiesa in Sudan; aveva infatti conseguito un dottorato relativo a come le comunità cristiane ed ebraiche erano riuscite a conservare la propria fede, tra il 1881 e il 1889, quando Mohammed Ahmed si proclamò “Mahdi” ed istituì il suo Stato, fondato sulla “Al-Mahdiyyah”, una corrente islamica messianica. Mi colpì molto quando mi confidò il suo dispiacere: «All’Occidente non interessa il mondo cristiano orientale, ma solo gli affari economici e le convenienze politiche».

© 2020 Testo e foto di Romina Gobbo
pubblicato su Avvenire – Catholica – mercoledì 15 aprile 2020 – pag. 21

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