Conversione ecologica, è tempo di semina – Ecological conversion, it’s sowing time

Una manifestazione del “Movimento cattolico globale per il clima”

«Mentre eravamo chiusi nelle nostre abitazioni a causa del Covid-19, consigliavo di leggere la Laudato si’, per trascorrere il tempo in maniera utile e arricchente. Ma anche per cominciare a pensare a quella “conversione ecologica” di cui l’enciclica parla, con la consapevolezza che non si tratta di un obiettivo semplice, tantomeno immediato, ma che richiede riflessione e tempi lunghi». Mirta Da Pra è coordinatrice del progetto Casacomune del Gruppo Abele, una delle tante realtà impegnate a “dare gambe” all’enciclica di Francesco sul creato, che il 24 maggio compie cinque anni. Dalla data di pubblicazione a oggi, famiglie, associazioni, comunità religiose e di laici, volontari riuniti in gruppi o circoli hanno dato vita in tutta Italia a nuove pratiche e progetti concreti, che nella Laudato si’ hanno trovato un punto di riferimento, ispirazione, e spesso la molla desiciva per partire. «L’emergenza legata al Coronavirus ci ha dato un’ulteriore scossa – continua Da Pra -. Ha dimostrato che se le autorità vogliono, possono fare scelte drastiche. Quelle che prima sembravano impossibili. Ora possiamo cominciare a ragionare sulle nostre autostrade intasate per trasportare merci fuori stagione e sulla necessità del chilometro zero? Oppure sui bisogni indotti, su cosa davvero ci serve per vivere, su cosa significano parole come sobrietà, essenzialità? Conversione ecologica significa capire che si possono fare rinunce in nome di valori più alti, che vanno ristabilite le priorità».

IMPEGNO QUOTIDIANO E GIUSTIZIA GLOBALE
Una ragazza differenzia i rifiuti; un impegno quotidiano che, su grande scala, fa la differenza

A Gela, in provincia di Caltanissetta, per esempio, un gruppo di famiglie sta dimostrando che è possibile creare una nuova economia a partire da scelte in armonia con la natura, anche in un territorio difficile in cui si lotta per la legalità e contro la disoccupazione. «Un anno fa abbiamo cominciato a confrontarci sulla necessità di dare da mangiare prodotti sani ai nostri figli, evitando pesticidi e fertilizzanti chimici», afferma Enzo Madonia, 42 anni, ex capo scout, sposato, e padre di un figlio di tre anni. «Volevamo promuovere tra le famiglie con bambini piccoli una cultura alimentare sostenibile e rispettosa della terra. Abbiamo trovato nella Laudato si’ l’ispirazione che ci mancava, soprattutto il concetto dell’ecologia integrale. E da lì siamo partiti, senza una grande esperienza. Abbiamo fondato un’associazione e ottenuto un grande terreno inutilizzato dall’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, che abbiamo bonificato. Abbiamo poi contattato un contadino del posto di 55 anni, che era uscito dal circuito produttivo, chiedendogli di insegnarci a coltivare nel rispetto dell’ambiente». A distanza di un anno, a Gela, il progetto degli orti sociali coinvolge settanta famiglie. Ognuna coltiva l’appezzamento di terreno che le è stato affidato, ricavandone i prodotti per l’autosostentamento. È nata un’impresa sociale, e l’agricoltore che segue le famiglie è stato assunto con contratto a tempo indeterminato, con tutti i contributi in regola. Ogni famiglia paga una quota di 40 euro al mese per garantirgli lo stipendio e contribuire al progetto. «Siamo andati avanti contando sulla provvidenza, sugli aiuti che ci sono arrivati, e autofinanziandoci», racconta Madonia. «Ora stiamo pensando di partecipare ad un bando per dare vita ad una cooperativa che possa inserire giovani e persone svantaggiate». Il progetto di Gela ha colto le connessioni fra l’aspetto sociale, economico ed ecologico, che è la grande intuizione della Laudato si’ di papa Francesco. Una parte dei prodotti coltivati nelle famiglie – che non sono biologici perché non hanno certificazione, ma sono ottenuti solo con tecniche naturali – vengono donati ad altre famiglie bisognose attraverso la Caritas cittadina. Nel terreno degli orti sociali sorge anche una scuola cattolica privata, che qualche tempo fa rischiava di chiudere. A settembre le iscrizioni sono raddoppiate, le classi vengono a far lezione di ecologia integrale negli orti e i prodotti coltivari riforniscono la mensa scolastica. «A febbraio abbiamo cominciato a piantare un frutteto, con l’idea che fr aun paio d’anni i bambini possano raccogliere i frutti per la merenda direttamente dagli alberi», spiega Madonia. Educazione, sostegno alle famiglie, valorizzazione dell’ambiente e cibo sano, ma anche socialità e solidarietà verso chi è disoccupato o comunque in difficoltà economica sono gli esiti di un progetto in cui, afferma Madonia, «l’ecologia è diventata economia».

Gli orti sociali di Gela aderiscono alla rete delle Comunità internazionali Laudato si’, la cui nascita risale ai primi mesi del 2017, quando il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, incontrò il presidente di Slow Food, Carlo Petrini, ad Amatrice. Erano passate poche settimane dalle forti scosse di terremoto iniziate il 24 agosto 2016. Nel dialogo tra i due emerse la consapevolezza di come la totale distruzione del borgo e dell’area circostante, con il suo pesante bilancio di vittime, imponesse un tema non aggirabile: il rapporto tra uomo e ambiente. Da Roma a Enna, passando per Rieti, Moncalieri, Bologna, Bergamo, oggi le Comunità Laudato si’ sono cinquanta in tutta Italia. «non c’è uno statuto perché si è volutamente scelto di creare un coordinamento leggero e orizzontale», spiega Maria Luisa Boccacci, referente della diocesi di Rieti. «Ai gruppi che aderiscono, che devono essere almeno di cinque persone, si chiede la semplice adozione di alcune linee guida e di un codice etico».

Fra le Comunità Laudato si’ c’è un filone di gruppi che lavora a livello locale, organizzando incontri in accordo con le parrocchie per approfondire i contenuti dell’enciclica e far maturare comportamenti più virtuosi dal punto di vista sociale e ambientale. C’è chi invece ha preso in carico problemi ambientali territoriali, come la comunità di Alba, in provincia di Cuneo che, in collaborazione con il settimanale “Gazzetta d’Alba”, organizza spedizioni di persone per pulire il fiume Tanaro, sensibilizza la popolazione, organizzando incontri e passeggiate ecologiche e sostine la riqualificazione dell’area fluviale in collaborazione con diciotto Comuni della zona.

Fuori dalla rete delle Comunità che fanno riferimento a Rieti, c’è una moltitudine di altre esperienze che si ispirano all’enciclica sul creato. Come quella dei circoli Laudato si’, che fanno riferimento al “Movimento cattolico globale per il clima”, nato due mesi prima della pubblicazione dell’enciclica. Questa rete, diffusa in più di cento Paesi del mondo, riunisce 900 organizzazioni cattoliche, fra cui anche diocesi impegnate per la salvaguardia del creato. «I circoli sono nati un paio d’anni fa – spiega da Assisi il coordinatore italiano Antonio Caschetto, 39 anni -. Si tratta di gruppi di persone che possono far parte di una parrocchia, di uno studentato, abitano la stessa palazzina e che hanno innanzitutto il desiderio di vivere una spiritualità legata alla Laudato si’, per poi arrivare alla conversione ecologica, che per noi significa qualcosa in più rispetto al cambiamento degli stili di vita: vuol dire sentirsi parte del creato, essere attenti alle dinamiche economiche che ci governano, alle situazioni di povertà che ci circondano. Insomma è qualcosa che va molto più in profondità rispetto ad un vago ambientalismo». Per costituire un circolo Laudato si’ non esiste una quota di iscrizione e non servono sovrastrutture: basta registrarsi sul sito del “Movimento cattolico globale per il clima” per ricevere il materiale, incontrarsi per pregare con uno sguardo speciale al creato e al suo Creatore, provare a vivere stili di vita più sostenibili, condividere le proprie esperienze e metterle in rete. Periodicamente, poi, ogni tre mesi, tutti i circoli del mondo si incontrano online. Durante l’emergenza Coronavirus, è stato attivato un programma per la formazione online di animatori Laudato si’: «Destinatari sono tutti coloro che sentono il desiderio di animare le proprie parrocchie e comunità provando ad aprire nuovi cammini per un’ecologia integrale come il Sinodo per l’Amazzonia ci ha inviato a fare». Sul fronte economico e finanziario, invece, il “Movimento cattolico globale per il clima” ha lanciato alle Istituzioni cattoliche una proposta forte: quella di disinvestire i propri risparmi dai fondi legati ai combustibili fossili. Un percorso che finora è stato intrapreso da 167 Istituzioni, fra cui alcune diocesi italiane (Palermo, Ancona, Vercelli) e dalla Caritas Italiana.

L’impressione, passando in rassegna le realtà che in Italia si sono mosse sulla scia della Laudato si’, è che più che le parrocchie, a essere più agili e sensibili al cambiamento siano comunità, gruppi di famiglie, e singoli, che si aggregano in modo dinamico e spontaneo. Nel 2017, la Focsvi, Federazione delle organizzazioni non governative cattoliche italiane, ha tradotto in italiano la “Guida per parrocchie ecologiche del Movimento cattolico globale per il clima”, ma a distanza di tre anni in Italia non sono molte le comunità parrocchiali ad aver messo in atto una vera “conversione ecologica”, che significa rivedere i consumi degli edifici della parrocchia nell’ottica del risparmio energetico, coltivare una spiritualità del creato e promuovere iniziative di salvaguardia dell’ambiente, insieme ad altre associazioni sul territorio. A provarci, in provincia di Venezia, è un presidio Laudato si’ nato su iniziativa di una decina di famiglie coordinate da Fabio Pranovi, docente di Ecologia marina all’università Ca’ Foscari di Venezia. «Il nostor gruppo di famiglie aveva già una sensibilità ecologica e in passato facevamo riferimento all’Ufficio per la pastorale sugli stili di vita della diocesi di Venezia, che poi è stato chiuso. Quando è uscita l’enciclica, abbiamo pensato che fosse un’occasione da non sprecare – racconta Pranovi -. Per un anno abbiamo monitorato i nostri consumi, per vedere quanto “pesano” in termini di produzione di anidride carbonica e altre sostanze che alterano gli equilibri del clima. Al termine, in base ai dati raccolti, abbiamo individuato dei cambiamenti da attuare in diversi ambiti: cibo, trasporti, energia, abbigliamento, elettronica. Ora vorremmo allargare la misurazione “dell’impronta ecologica” ad altre famiglie e stiamo provando a coinvolgere le parrocchie della Collaborazione pastorale di Altino, Quarto e Portegrandi, frequentata da famiglie trevigiane». Il presidio di Pranovi nel frattempo si è messo in rete con altre due realtà: la comunità monastica di Marango (Caorle), che promuove incontri di approfondimento sull’enciclica, e il cohousing Rio Selva di Preganziol (Treviso), che sperimenta l’agricoltura biologica. Anche l’università Ca’ Foscari si è attivata, fondando insieme ad altri atenei la “Rete delle università per lo sviluppo sostenibile”.

In ambito universitario a fare un passo ulteriore è stato l’Istituto universitario salesiano di Venezia (Iusve) con il progetto “Green Dream”. «Abbiamo iniziato a riflettere su come rivedere l’insegnamento mettendo al centro il paradigma dell’ecologia integrale», spiega Lorenzo Biagi, direttore del ripartimento di Pedagogia dell’università salesiana. «Questo ha significato ridefinire insieme ai docenti, ma anche agli studenti, tutto il sistema, cambiare la griglia dei valori e delle priorità. Questa svolta culminerà con la partenza nell’anno accademico 2020-2021 di un insegnamento innovativo di Ecologia integrale, trasversale a tutti i corsi di laurea. Siamo in un laboratorio operativo, quindi niente è dato per scontato, strada facendo si sperimenta». Dal punto di vista pratico, allo Iusve, dove gli erogatori forniscono acqua e caffè solo in bicchieri di carta, è stato promosso l’uso delle borracce e implementata la raccolta differenziata. Prossimo passo, l’avvio di un sistema di car sharing per alleggerire il traffico e i parcheggi interni dell’ateneo. Nell’ecologia integrale il rispetto dell’ambiente va di pari passo con chi nell’ambiente vive. «Anche su questo siamo guidati dal “grido dei poveri” – afferma Biagi -. La nostra rete di missionari salesiani all’estero permette ai nostri studenti di fare esperienze di volontariato e di servizio civile. Ma le opportunità non mancano neppure nel nostro territorio, dove sono presenti situazioni di povertà educativa e sociale. Sono tutte esperienze hce oggi aiutano i giovani a maturare una mentalità centrata non solo su di sé, e domani li aiuteranno a vivere la professione come servizio».

Il bisogno di formazione sui temi dell’ecologia integrale si avverte sempre di più anche fuori dalle scuole e dalle università. A sentire l’esigenza di approfondire sono giovani, famiglie e singole persone che vogliono cambiare il proprio stile di vita. Per questo il progetto Casacomune del Gruppo Abele ha attivato una scuola di formazione e dialogo, con seminari residenziali di tre giorni nella “Certosa 1515” di Avigliana (Torino), un convento francescano del Cinquecento. «Insieme con i corsisti – spiega Mirta Da pra -, cerchiamo di riflettere sul fatto che si possono ristabilire l’equilibrio tra l’uomo e la terra, l’equità tra ecologia e sviluppo dell’economia, il rapporto di giustizia per il conseguimento della pace, il rispetto della legalità, anche richiamando le Istituzioni e la politica alle proprie responsabilità, proprio come fa papa Francesco». L’intento è offrire a tutti occasioni di approfondimento su temi quali l’acqua, il cibo, il cambiamento climatico, le sementi, le migrazioni, stabilendo interconnessioni tra l’ambiente e chi lo abita.

La Laudato si’ in questo cinque anni ha ispirato anche progetti ecumenici e interreligiosi. Padre Maio Zanotti, sacerdote e monaco camaldolese, economo della comunità di San Gregorio al Celio di Roma e laureato in Scienze forestali, ha lanciato insieme all’imam Nader Akkad il progetto “Abitare insieme”. «Ci siamo ispirati in particolare al capitolo 13 della Laudato si’ – spiega -, dove si parla di “proteggere la nostra casa comune” e “unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale”». Continua Nader Akkad: «L’enciclica – nella quale papa Francesco tra l’altro cita l’ecologista musulmano Ali Al-Khawwas, e il documento sulla “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, firmato dal Pontefice e dal grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb – ci ha stimolati a dar vita ad un progetto con un doppio obiettivo: la convivenza pacifica tra le diverse comunità religiose e la cittadinanza attiva per migliorare la vivibilità dell’ambiente urbano». «Roma è una città multiculturale e la presenza di tante religioni è una grande ricchezza – continua padre Zanotti -. Il 13,42% della popolazione è straniera, proveniente da 187 Stati diversi. Oltre ai cattolici, che sono l’82%, ci sono circa 120mila musulmani e 94mila cristiani ortodossi, poi via via altre fedi, meno numerose. Tutte queste persone vivono l’una di fianco all’altra, lavorano, pagano le tasse, consumano, usufruiscono di servizi. Ecco allora che dobbiamo imparare a parlarci, a confrontarci, tutti con il proprio bagaglio di umanità e di esperienza religiosa, culturale, professionale. E poi dobbiamoa gire. Perché non andiamo insieme a raccogliere le cartacce al parco o a tagliare le siepi? Perché non andiamo insieme a far pressione perché la raccolta differenziata sia più efficiente? Si parte, quindi, dalla convivialità, per poi arrivare al lavoro comune, fino alla condivisione dell’esperienza spirituale. Un percorso “integrato” che contempla la cura di ogni uomo e la salvaguardia del creato».

Insalata e pomodori in un orto urbano, dove spesso si sviluppa una buona socialità

Ci sono realtà che della Laudato si’ hanno fatto addirittura la propria regola di vita. È il caso della comunità “Pacha Mama”, a Olgiate Olona, in provincia di Varese. «Siamo un gruppo di giovani e famiglie che provengono da un’esperienza in oratorio e negli scout e che hanno deciso, qualche anno fa,di vivere insieme», racconta Anna Galli, 37 anni. «Mentre ragionavamo su cosa ci unisse e cosa ci poteva caratterizzare, è uscita la Laudato si’ e abbiamo ritrovato nell’enciclica tanti aspetti che ci corrispondevano. Ci siamo chiesti, a quel punto, perché dovevamo scrivere una nostra regola quando l’enciclica era perfetta per noi». “Pacha Mama” è entrata a far parte delle Comunità Laudato si’ e ha lanciato i “Weekend della bellezza”, scuole di formazione e convivenza di tre giorni durante i quali è possibile condividere la propria esperienza e formarsi su vari argomenti che traggono spunto anche dall’enciclica.

Massimo Pallottino, economista della Caritas Italiana, sta raccogliendo in un dossier che uscirà a giugno le esperienze legate alla Laudato si’ nelle diocesi e parrocchie italiane. «Il punto non è la buona pratica – dice -. Fare la raccolta differenziata ed eliminare la plastica va benissimo, ma la sfida è più grande e investe il nostro essere cittadini. Queste esperienze saranno efficaci se troveranno la strada per indicare un cambiamento strutturale. E, per farlo, è necessario investire energie per comprendere le dinamiche economiche e politiche che generano ingiustizia e disuguaglianza. Questo significa studiare, capire davvero cosa è sostenibile e cosa non lo è. I paradisi fiscali, per esempio, non sono sostenibili. Cosa c’entra questo con noi? Perché ci sia un vero cambiamento è necessario diventare sempre più consapevoli e provare a giocare il nostro ruolo “politico” di cittadini».

 

© 2020 Emanuela Citterio e Romina Gobbo
pubblicato su Jesus – Anno XLII – maggio 2020 – numero 5 – pagg. da 48 a 54

 

 

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