La fede ai tempi del Covid-19. Il distanziamento non fermi l’annuncio – Faith in the time of Covid-19. The distancing does not stop the announcement

«Don, glielo apro io il canale YouTube. Il merito dell’online è che adulti e giovani si sono messi a disposizione dei preti più anziani, o comunque meno pratici, per aiutarli ad organizzare messe e veglie da remoto. Per i giovani è più facile, per loro computer e cellulari sono un prolungamento della mano. Per quanto mi riguarda, pur usando i social e cavandomela con lo smartphone, prima della pandemia non avevo mai fatto videochiamate. Ma mi piace imparare, ho spiegato ad altri, e ho suggerito a chi ci sapeva fare di mettere le proprie competenze al servizio. Questo travaso di conoscenze è stato costruttivo. Ma nulla sarebbe stato possibile senza il fuoco che avevamo dentro: non potevamo rinunciare ad annunciare il Vangelo». Don Paolo Zaramella, responsabile della Pastorale giovanile della Diocesi di Padova, della preghiera online è un pioniere.

L’AVVENTURA DEL PREGARE

Tutto è cominciato nel 2018, quando don Paolo, assieme a don Federico Giacomin, ha realizzato un percorso di dodici video, a cadenza settimanale, proprio per “insegnare” a pregare; un’iniziativa molto seguita, grazie alla divulgazione capillare attraverso i canali più disparati, da Facebook a Telegram, da YouTube a WhattsApp. «La nostra Diocesi si estende su cinque province, un territorio vasto e, soprattutto d’inverno, la gente fatica a spostarsi», spiega don Paolo, classe 1981, entrato in Seminario dopo la laurea in Lettere antiche. «Mentre affioravano in me le grandi domande sul senso della vita, il Signore si è fatto avanti e io ho accolto il suo invito a seguirlo. Piano piano, mi sono innamorato della preghiera, che per me è un’avventura, tutta da esplorare, non solo perché ci sono infiniti modi di pregare – come ci si inginocchia, come ciascuno congiunge le mani… -, ma anche perché ha dentro tante sfumature, è una relazione multicolore con il Signore. Il rapporto con la Parola di Dio per me è un continente tutto da conoscere e, davvero, non ti può annoiare. Quando qualcuno mi dice: “Non riesco a pregare perché sto passando un periodo difficilissimo”, io gli rispondo: “Vai davanti alla statua della Madonna e accendi una candela, quella luce è già tutta preghiera”».

L’IMPORTANZA DI INTERAGIRE

Sul tema don Paolo ha anche pubblicato il volumetto “A tu per tu. Primi passi nella preghiera”, con la prefazione del vescovo Claudio Cipolla (Gregoriana libreria editrice). Quando l’isolamento da pandemia ha posto la necessità dell’online, don Paolo, quindi, era già “rodato”. «Dal punto di vista tecnico, sì, ma è cambiata la modalità. Non più un filmato già registrato, ma delle video-conferenze, che ci hanno messi uno di fronte all’altro, separati da uno schermo, ma con la possibilità di interazione. E questo è molto più interessante. Sono emerse anche delle criticità: la difficoltà di saper discernere nel mare magnum di proposte. E poi la stanchezza da video. Fra lezioni scolastiche e riunioni, i ragazzi ad un certo punto erano saturi. E poi davanti ad una telecamera non tutti si sentono a proprio agio. Inoltre, essendo spesso in presenza dei familiari, non si consideravano del tutto liberi di potersi esprimere».

Pertanto, l’online va usato con moderazione. «Direi proprio di sì. Non è sostitutivo dell’incontro in presenza. È una strada alternativa, ma anche integrativa, una carta da giocare per abbattere le distanze geografiche, per agevolare la partecipazione. Grande successo ha avuto “Grestando a casa”, ideato per formare gli animatori del Grest. Ma per non “infierire” ulteriormente, abbiamo scelto il podcast: tracce audio che ciascuno può ascoltare dal proprio cellulare quando meglio crede. Molto seguita anche la web radio, iniziativa di don Federico Giacomin, direttore della nostra casa di spiritualità diocesana, “Villa Immacolata”. Ma abbiamo anche sempre consigliato ai ragazzi che seguivano i nostri momenti di preghiera, di telefonarci, o di andare a parlare con il loro parroco, o di inviarci una mail, per mantenere vivo il contatto».

AGEVOLARE CONNESSIONI

All’inizio i Vescovi e alcuni fedeli si erano opposti all’idea di messe non in presenza, poi sono state accolte le indicazioni del Governo a tutela della salute pubblica. «Questa situazione ha evidenziato ancora una volta che c’è bisogno di educare al rapporto personale con il Signore. Il prete agevola la connessione con Dio, ma non ne è l’artefice. Come dice Paolo nella seconda Lettera ai Corinzi: “Non vogliamo essere padroni della vostra fede, siamo semplicemente i collaboratori della vostra gioia”. Il vescovo Cipolla ha scritto una bella lettera alle famiglie, ricordando ai genitori che “sono loro, in forza del battesimo, i primi catechisti dei loro figli”. Tuttavia, è anche vero che la prassi online della messa ci rimanda la sensazione di qualcosa di anomalo, perché noi siamo prima di tutto comunità, abbiamo bisogno di guardarci, di stare fianco a fianco. Ora che siamo tornati in chiesa, è strano stare tutti seduti sulla propria sedia mantenendo una distanza di sicurezza. Lo accettiamo, perché è necessario. Tuttavia, se la situazione dovesse perdurare, dovremo trovare il modo per costruire un distanziamento fisico, ma non comunitario, perché la nostra è una fede che decliniamo al plurale».

© 2020 Testo di Romina Gobbo – Foto di Beatrice Mancini
pubblicato su Credere – 26 maggio 2020 – pagg. 18, 19, 20, 21

 

 

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