Felicitas, Diodata e le altre. Le suore vanno in “guerra” – Felicitas, Diodata and the others. The nuns go to “war”

«Perdoni Madre, se non l’ho informata prima, ma l’impossibilità di vederla, il timore della censura nelle lettere e anche per non darle dispiacere, ho creduto bene tacerle quanto le scrivo». Era il 10 maggio 1945 quando la superiora della casa di ricovero di Dolo (Venezia), suor Urbanina Casagrande, rivelò alla madre generale di aver tenuto nascosti in casa cinque soldati inglesi e di aver collaborato attivamente alla Resistenza. Venne così alla luce un “capitolo” sconosciuto della storia delle suore Dorotee di Vicenza, quella di quante avevano “militato” nella Resistenza, sparse nei vari istituti italiani, ma anche nelle missioni in Palestina e America Latina. L’ampia ricerca effettuata da suor Albarosa Bassani, fra lettere, diari, cronache, relazioni, messaggi, che le sue consorelle in servizio in quegli anni, inviavano all’allora Madre Generale, suor Ubaldina Capovilla, assieme a qualche intervista risalente agli anni 2000, è diventata il libro “Le suore della libertà. Tra guerra e resistenza 1940-1945” (Gaspari Editore).

Suor Albarosa Ines Bassani

Le relazioni delle suore raccontano di un’altra guerra, quella “minore”, dei civili, su cui i libri di storia sorvolano. Ma la Seconda guerra mondiale si allontana velocemente, molte voci si sono spente. La memoria orale svanisce insieme ai testimoni. Ecco perché suor Albarosa, tra le prime due donne nominate dal Papa come Consultore per le cause dei santi, ha inteso riordinare quegli scritti, conservati nell’archivio generale di Vicenza, nei quali i ricordi personali fanno da corollario ai bombardamenti, gli arresti e le torture, le notizie sull’avanzata degli alleati, le requisizioni subite dai tedeschi, la fame. Viene così ricostruito il contesto bellico veneto, attraverso l’attività delle Dorotee in ospedali, ospizi, collegi, carceri, dove esse prestavano servizio ad anziani, malati, orfani, pazze, detenuti. «Una vita snervante, piena di pene e di ansia, ma pazienza… da parte mia cercherò di fare fino al sacrificio estremo quanto l’obbedienza e la carità mi impongono», scrive il 5 giugno 1944, suor Angela Francesca Volpato. Creatività divenne la parola d’ordine: «Pregai, cantai, feci tanto rumore per coprire gli scoppi spaventosi», scrive il 22 agosto 1943 suor Elisa Pegoraro, dopo un bombardamento a Roma.

Ma dietro a questo servizio ufficiale spesso si era svolto quello di cui non si poté dire per tanto tempo. Tra le Dorotee c’era chi aveva nascosto ebrei, chi aveva trasportato attrezzature sotto “l’ampia gonna”, chi aveva salvato un capo partigiano, chi aveva fatto la staffetta tra il Comitato di liberazione nazionale e i prigionieri politici. Alcune furono arrestate, altre morirono sotto i bombardamenti, le loro case perquisite e depredate. Si chiamavano suor Demetra, suor Felicitas, suor Urbanina, suor Pier Damiana, suor Diodata e tante altre. «Fu una scelta di libertà, personale, spontanea» scrive suor Albarosa, e va raccontata, perché bisogna «far capire alle giovani generazioni il prezzo della libertà e del progresso, il valore della dignità dell’uomo al di sopra delle differenze, l’importanza dei beni che spesso ci capita di sprecare con tanta superficialità».

© 2020 Romina Gobbo
pubblicato su Avvenire – Agorà – sabato 15 agosto 2020 – pag. 18

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