Toscana. Le Terre di presepi tra attese e timori

«Sentitevi mandati, a nome della Chiesa. Il presepe è un’occasione per i pellegrini di conoscere Gesù». La benedizione del vescovo di San Miniato (Pisa), Andrea Migliavacca, delegato della Conferenza episcopale toscana per il turismo, ha dato il “la” in Toscana ai presepisti di “Terre di presepi” per iniziare le loro opere. Nei giorni scorsi, prima dell’ultimo Dpcm per contenere il contagio, all’aperto, accanto alla chiesa di San Michele, nella frazione Roffia, si è celebrata la Messa di apertura della manifestazione che porta persone di tutta Italia a visitare in Toscana, Lazio, Umbria ed Emilia, i presepi esposti in più di cento cittadine, paesi e parrocchie. «Abbiamo profuso grande impegno per poter svolgere l’iniziativa anche in tempi di pandemia – spiega Fabrizio Mandorlini, coordinatore di “Terre di presepi” -. Abbiamo stilato un protocollo di sicurezza, al quale tutti i coinvolti dovranno attenersi, tanto nella realizzazione dei presepi, che nell’accoglienza ai pellegrini. Significa visitatori contingentati, corsie diverse per gli ingressi e le uscite e, naturalmente, mascherina e presenza di gel». Purtroppo in alcuni casi oggettive condizioni naturali non permettono di intervenire. «Abbiamo verificato ogni tipologia di presepi: quelli di grandi dimensioni, le vie dei presepi, le chiese, i locali dove si effettuano mostre presepiali, i presepi viventi. Ci sono chiese storiche, come quella di Cigoli, del ‘500, dove per vedere il presepe tecnologico si entra uno alla volta. Considerando che lì si arriva anche a 25.000-30.000 presenze, quest’anno non sarà possibile accedervi. Così come non ci si potrà recare a Equi Terme (Massa-Carrara) per il presepe vivente, perché il paese è piccolissimo, non ci sono i presupposti per garantire il distanziamento». La vera prova del nove sarà, pandemia permettendo, il pomeriggio del 28 novembre a Pontedera (Pisa) con i protagonisti dei presepi viventi in una rappresentazione comune, distanziati e con mascherina. «Non possiamo sapere come andrà da qui a Natale – continua Mandorlini -. Andiamo avanti finché sarà possibile, avendo dalla nostra la sacralità del mandato del vescovo, che ci ricorda che anche il presepe è evangelizzazione, come più volte ha detto papa Francesco».

© 2020 Romina Gobbo
pubblicato su Avvenire – Catholica – venerdì 30 ottobre 2020 – pag. A16

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