Online il 40° del cinema africano

«Ogni anno cerchiamo di fare in modo che i film siano un incontro felice con il continente africano, e lo faremo anche quest’anno, anche se in modalità streaming», afferma Stefano Gaiga, direttore artistico del Festival del Cinema africano di Verona. Anche la più longeva rassegna cinematografica italiana dedicata all’Africa dovrà trasferirsi su piattaforma digitale (Vimeo), viste le nuove disposizioni per contenere la pandemia. Il provvedimento è arrivato quando già tutto era stato predisposto al cinema Santa Teresa, nella zona di Borgo Roma: da 250 posti ad un centinaio per permettere il distanziamento, i diffusori di gel posizionati, l’accesso contingentato e quant’altro. Invece, i dieci cortometraggi proposti, che rappresentano il meglio della cinematografia africana degli ultimi anni, saranno visibili solo nella sala virtuale. «Ma il dispiacere più grande – continua il direttore artistico – è che non potremo festeggiare i quarant’anni di attività. Per evidenziare che si tratta di qualcosa di straordinario, abbiamo chiamato la manifestazione di quest’anno “39½, Festival di mezzo”, mentre il quarantesimo lo festeggeremo ad emergenza passata, nel 2021, perché quarant’anni di storia non sono cosa da poco. D’altra parte, non potevamo saltare del tutto la rassegna, perché avremmo deluso il pubblico: nel 2019 abbiamo avuto 17.000 spettatori la sera in sala, e 8.000 studenti la mattina in aula, oltre ad aver girato 25 località della provincia». La rassegna di quest’anno si articola nella fascia serale, con la “Top Ten Africa short”: dieci cortometraggi con interventi conclusivi dei registi, tutte le sere dal 6 al 15 novembre, alle 21; e la fascia di approfondimento “Oggi parliamo di…”, alle 18.30, con dibattiti su tematiche legate al festival. C’è anche un film per le scuole, per il quale si sono prenotate quasi un’ottantina di classi, con 1.700 ragazzi. Dopo la serata di inaugurazione del 6 novembre, presentata da Malice Omondi, con il film “KanyeKanye” di Miklas Manneke che racconta l’apartheid in Sudafrica, vale la pena segnalare il film di domenica 8 novembre, “A Place for Myself” di Marie Clementine Dusabejambo, ambientato in Ruanda. Narra la storia di Elikia, una bambina di cinque anni, derisa dai compagni perché albina. «È una riflessione importante sulla difficoltà di accettazione della diversità», aggiunge Gaiga. L’ultimo giorno, il 15 novembre, dopo il film, ci sarà la proclamazione dei vincitori di “Viaggiatori&Migranti”, unica sezione in concorso in questa edizione speciale. «Queste opere non saranno visibili al pubblico, perché preferiamo proporle quando sarà di nuovo possibile tornare al cinema, ma saranno comunque giudicate dalle tre giurie del Festival: quella ufficiale, quella dei giornalisti e quella della Casa circondariale di Montorio». Anche quest’anno, dunque, sarà un bel viaggio, dal Maghreb all’Africa sub-sahariana, da quella anglofona a quella francofona fino alla diaspora africana, seguendo il punto di vista dei registi locali, fra cui molte donne. «Quando nel 1981 la rivista “Nigrizia” (negli anni nel Comitato promotore si sono aggiunti il Centro Missionario Diocesano, ProgettoMondo.mlal, Pia Società di Don Nicola Mazza) ideò questo festival, l’intento era trovare una modalità artistica per raccontare l’Africa, ma con lo sguardo degli africani. A noi non resta che stare zitti ed ascoltare chi là vive», conclude Gaiga. Ogni giorno sui social verrà pubblicato il link al quale connettersi gratuitamente per vedere l’evento in programma, che resterà visibile dall’orario indicato e per le successive 24 ore.

© 2020 Romina Gobbo
pubblicato su Avvenire – televisione – sabato 7 novembre 2020 – pag. A21

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