Un progetto per difendere i “colletti bianchi” dal rischio infiltrazioni

«La mafia non è più quella che spara, almeno nel nord Italia, è quella che investe. Per fare affari, i mafiosi non hanno bisogno di spaventare, bensì di conquistarsi quote di consenso sociale e professionale». Così Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, l’associazione che dal 1996 riunisce Enti locali e Regioni che promuovono la cultura della legalità e che nel Veneto aggrega una novantina di Comuni e la Regione. Prima cosa da fare è «difendere e rafforzare l’economia sana». Per questo a Verona, da pochi mesi è nata la Consulta della legalità.

«È un progetto pilota che punta sulla prevenzione – continua Romani –; lo abbiamo stilato in collaborazione con la Camera di commercio, e vede coinvolte anche prefettura, procura, questura e le forze di polizia. Prevede un percorso formativo che metterà insieme imprenditori e amministratori locali e la diffusione di un vademecum per gli imprenditori. Inoltre, una pagina del sito Internet della Camera di commercio sarà interamente dedicata alla prevenzione e al contrasto alle mafie, a partire proprio dai concetti base: che cosa sono le mafie, quali sono le dinamiche di penetrazione nell’economia, che cosa è importante che gli imprenditori facciano e non facciano e a chi
possono rivolgersi delle autorità competenti per poter inoltrare delle segnalazioni in forma protetta. Soprattutto in questo periodo cruciale, in cui diverse imprese soffrono di mancanza di liquidità e in cui ci sono in gioco i soldi del Recovery Fund, bisogna informare e formare gli imprenditori, gli amministratori, i lavoratori, bisogna andare nelle scuole, sensibilizzare i cittadini, perché la forza economica delle mafie rischia di diventare anche in Veneto condizionamento politico, amministrativo e sociale».

In Veneto il campanello di allarme è suonato nel 2019 con la richiesta da parte del prefetto Vincenzo Zappalorto, di scioglimento del Comune di Eraclea, a seguito dell’inchiesta della procura di Venezia che ha evidenziato un legame tra malaffare e politica. Anche se la richiesta di scioglimento è stata poi archiviata, gli arresti di imprenditori, professionisti e politici stanno a dimostrare che la criminalità organizzata è ormai radicata nel Veneto orientale.

«Tra il 2019 e il 2020 in Veneto ci sono state oltre diciassettemila operazioni finanziarie sospette, il 20% di queste solo nella provincia di Verona. Inoltre, nella regione sono stati confiscati 416 beni immobili, di cui 100 in provincia di Verona, più 24 aziende, di cui 5 in territorio scaligero», afferma Claudio Forleo, responsabile Osservatorio Parlamentare di Avviso Pubblico. E proprio l’Osservatorio attesta che gli amministratori locali a volte finiscono sotto tiro; in Veneto, si registrano circa 20 atti intimidatori ogni anno. Ma che cosa ha di particolare Verona che attira tanto? «Non solo ha un sistema economico molto sviluppato – risponde Romani – ma ha anche un sistema aeroportuale, ferroviario e autostradale molto funzionali al trasporto delle persone e delle merci anche illecite. Le mafie non si possono guardare solo come organizzazioni criminali, sono imprese criminali che hanno la capacità di operare contemporaneamente sul mercato legale e su quello illegale. Prendiamo il gioco d’azzardo, per esempio. Capita spesso che questi soggetti comprino sale Bingo, sale giochi… però, contemporaneamente, tengono in piedi anche le bische clandestine – spiega Romani – o un sistema di scommesse illecito, che si nasconde dietro siti falsi, che hanno i server in paradisi fiscali, quindi è molto complicato investigare e rintracciare i responsabili. Oggi la criminalità organizzata mafiosa ha stretto un legame forte con la criminalità economica. Questo spiega perché in tantissime inchieste, da Verona a Trento, ci sono sempre reati quali corruzione, riciclaggio, auto riciclaggio, intestazione fittizia di beni, fatturazioni false… Altro dato preoccupante sono le denunce per traffico di sostanze stupefacenti, un mercato criminale che temo sia in forte risalita; nei giorni scorsi a Verona e, più in generale, nel Veneto, sono stati sequestrati notevoli quantitativi di sostanze stupefacenti, segno che sul territorio c’è un’organizzazione capace di gestire affari criminosi ingenti».

© 2021 Romina Gobbo

pubblicato su Avvenire – Mercoledì 3 marzo 2021 – pag. A12

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