Gustav Thöni: «Dio mi aiuta ad accettare le stagioni della vita»

Che a fianco di un grande uomo ci sia sempre una grande donna, ce lo conferma Gustav Thöni, uno dei fuoriclasse di tutti i tempi dello sci alpino, che il 28 febbraio scorso, ha compiuto 70 anni. «La famiglia di mia moglie viveva poco lontano dalla mia. Ci siamo fidanzati che io avevo 21 anni, Ingrid 18. Quattro anni dopo ci siamo sposati. Ero spesso in trasferta, anche per periodi lunghi, d’inverno per le gare, e d’estate per gli allenamenti sui ghiacciai del Sudamerica. Toccava a lei prendere le decisioni importanti per la famiglia. Quando sono nate le nostre tre figlie, a crescerle è stata soprattutto lei. Siamo molto diversi, ma è proprio la diversità il segreto che ci tiene insieme da cinquant’anni».

NONNO SUGLI SCI

Oggi Thöni recupera questo tempo sottratto alle figlie Petra Maria, Susanne e Anna, dedicandolo agli 11 nipoti, che hanno dai 2 ai 18 anni. «Non so se è più faticoso fare lo sciatore professionista o il nonno. So che con loro mi diverto moltissimo – naturalmente insieme guizziamo tra i paletti – ma poi, quando arriva la sera, io e mia moglie siamo contenti di restituirli ai genitori».

Nonostante le tre medaglie alle Olimpiadi (di cui un oro) e quattro Coppe del mondo generali, che negli anni Settanta hanno fatto sognare più di una generazione, Gustav Thöni è l’anti-divo per eccellenza. Se non per quel moto d’orgoglio che è la bacheca con i cimeli della carriera – trofei, coppe, medaglie, pettorine, caschi… – che campeggia al Bellavista di Trafoi, sotto l’Ortles (in provincia di Bolzano), l’hotel che Gustav gestisce con la moglie Ingrid Pfaundler e la figlia Petra Maria. «All’albergo sono molto affezionato, perché apparteneva alla famiglia di mia mamma. Siamo sulla strada che conduce al passo dello Stelvio. La vista sulle montagne è spettacolare. Da quando negli anni Cinquanta qui è esploso il turismo, si è sempre sciato moltissimo in queste zone. Ed è per questo che la situazione dettata dalla pandemia ci rattrista. Certo, potersi godere il posto in tranquillità è un privilegio, ma ha fatto male al cuore la mancanza di turisti proprio quest’inverno, quando la neve è caduta copiosa».

UNA VITA PER LO SPORT

Nonno, albergatore, camminatore, qualche lavoretto manuale, ma nel cuore «lo sci e basta. Mi sono impegnato tutta la vita per raggiungere quel sogno di bambino. Sono stato fortunato perché papà ci teneva molto. Lui era maestro di sci e, in epoca fascista, aveva vinto il campionato italiano dei Balilla. Nel 1951, assieme ad altri albergatori, costruì il primo skilift della Val Venosta».

In effetti, a sciare il piccolo Gustav ha iniziato a tre anni, gli sci arrangiati dal nonno con dei legnetti ammorbiditi con l’acqua bollente per poterne curvare le punte. L’infanzia in parrocchia, le scuole medie in collegio dai frati a Merano. «Ho fatto il chierichetto per tanto tempo. Frequento la messa tutte le domeniche. E la mia famiglia mantiene un bel rapporto con il parroco di Trafoi, che ci ha sposati e ha battezzato le nostre figlie».

E poi c’è il Thöni che non t’aspetti: «Quand’ero più giovane portavo la statua della Madonna durante la processione del lunedì di Pentecoste. Tre chilometri attraversando prati e boschi, da Trafoi al santuario dedicato all’apparizione della Madonna e delle tre Fontane Sante, uno dei più antichi dell’Alto Adige. Un modo per ringraziare di aver avuto grandissime soddisfazioni nella vita, sia come sportivo, ma soprattutto per la mia bella famiglia. Il mio rapporto personale con Dio mi aiuta ad accettare le stagioni della vita. C’è stato il tempo della carriera sportiva, oggi è il tempo di dedicarmi ai miei cari».

Ma le emozioni legate a quella carriera sono ancora tutte ben presenti, fin dalla prima, la vittoria al Trofeo Topolino nel 1965: «Per i ragazzini era la gara più importante, partecipavano 10-12 nazioni, praticamente un mondiale». Di sicuro Gustav all’epoca non poteva immaginare che quello sarebbe stato il primo passo di una carriera leggendaria, che gli ha fatto incontrare concorrenti altrettanto leggendari, come Ingemar Stenmark, battuto nel 1975 in un meraviglioso slalom parallelo sulla pista di Ronc a Ortisei. «Quella volta ho vinto io, ma poi lui mi ha superato nelle gare di coppa del mondo». La “Valanga azzurra” era un gruppo di competitor sulle piste, ma amici nella vita: «Tra grandi campioni ci si riconosce. Ovviamente, in gara ognuno cerca di essere davanti all’altro. Alla sera si beve un bicchiere assieme. Oggi è più difficile perché ci sono molti più interessi. Il giro di denaro ha rovinato lo spirito. Gli sponsor tengono i ragazzi sotto pressione».

LA RICETTA DELL’UMILTÁ

Sono cambiati i tempi, si è affinata la tecnica, migliorata l’attrezzatura, ma le doti umane del campione restano le stesse. «Ci vogliono passione, umiltà, disciplina, sacrificio. Devi saper stare all’aperto anche quando c’è freddo. A sciare si va alla mattina presto, perché d’inverno fa subito buio. E devi avere pazienza perché i risultati non arrivano subito. Ma la fatica degli allenamenti è compensata dal fatto che sciare è prima di tutto un divertimento». Umiltà perché? «Perché devi saper incassare le sconfitte. La sconfitta è parte della carriera. Dispiace, ma serve a imparare. Si rielabora e si riparte. Lo ripeto sempre ai giovani». Ed è così che, grazie ai suoi consigli e ai suoi insegnamenti, negli anni Novanta Alberto Tomba è diventato un campione. «Mi avevano sconsigliato di allenarlo. “Quello è bolognese”, mi dicevano, “cosa vuoi che ne sappia di sci e di montagna?”. Invece è stato un grande. E ha dato anche un impulso allo sci, facendolo diventare un fenomeno di massa».

Tra le vittorie, sicuramente le Olimpiadi hanno un posto privilegiato nel cuore di Thöni: «Vincerle è un’emozione particolare, perché se non ce la fai, hai davanti altri quattro anni prima di poterci riprovare. E poi sono stato più volte portabandiera dell’Italia alla cerimonia di apertura, e tedoforo, un privilegio che in pochi possono dire di avere avuto».

Si dice che Thöni parli poco, mi sembra che in questa intervista qualcosa sia uscito. «Sono sempre stato vivace, ma riservato», confida. E questa riservatezza è la cifra di un’esistenza leggendaria.

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CI HA FATTO AMARE LO SCI

Gustav Thöni è il campione che, come leader della “Valanga azzurra”, ha fatto “scoprire” lo sci al nostro Paese. Fu il primo italiano a vincere una gara maschile di Coppa del mondo, uno slalom speciale e uno slalom gigante. Nato il 28 febbraio 1951 a Trafoi, in Alto Adige, da una famiglia di italiani di lingua tedesca, ha esordito al trofeo della rivista Topolino nel 1965. Alle Olimpiadi ha vinto un oro (Giappone 1972) e due argenti (Giappone 1972 e Austria 1976). Tra il 1970 e il 1978 ha riportato 24 vittorie in Coppa del mondo e 69 podi. Dal 1989 al 1996 è stato allenatore di Alberto Tomba. Ha portato la bandiera olimpica alla chiusura dei Giochi invernali di Torino 2006.

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© 2021 Romina Gobbo 

pubblicato su Credere - domenica 25 luglio 2021 - pagg. 10, 11, 12, 13, 14 - n. 30 - Anno VI

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