Priština – Il santuario di Madre Teresa è la casa di tutti

Non è solo un edificio, è il simbolo di una Chiesa che risorge dopo anni di annichilimento. E se la sua costruzione all’inizio aveva sollevato obiezioni nella comunità a maggioranza musulmana, che non voleva consegnare il centro della città alla minoranza cattolica, oggi la concattedrale (la cattedrale è a Prizren, l’antica sede), dedicata a Madre Teresa di Calcutta, è il cuore di Priština, capitale della Repubblica del Kosovo, ed è anche la chiesa più maestosa dei Balcani.

«L’allora presidente del Kosovo, Ibrahim Rugova (considerato il “Padre della Nazione”, ndr), con il vescovo Mark Shopi e il suo cancelliere don Shan Zefi, l’hanno voluta in stile neoromanico», spiega il parroco don Koliqi Fatmir «ispirandosi allo stile delle chiese del Kosovo prima della conquista del Paese da parte degli Ottomani, nel 1389, che decretò la fine del culto cristiano e l’inizio dell’islamizzazione. Questo per dire che la Chiesa kosovara riprende il suo cammino a partire da dove si era interrotto».

«È frequentata da tutti, cristiani, musulmani, ortodossi, atei, miscredenti, perché madre Teresa, fautrice di un amore indiviso verso Dio, mette tutti d’accordo», racconta monsignor Lush Gjergji, vicario generale della diocesi di Prizren- Priština, e biografo ufficiale della santa albanese, che ha frequentato per trent’anni, e sulla quale ha scritto diciassette volumi, che sono stati poi tradotti in varie lingue. «La sua grandezza spirituale è sentita da tutta la popolazione. All’interno della cattedrale, c’è anche una grande statua della Madre, e la reliquia del suo sangue. Un’altra statua si trova nella piazza principale».

Il grandioso progetto è opera dell’architetto romano Livio Sterlicchio, che è stato anche direttore artistico dei lavori. «La cattedrale è a croce latina con tre navate, transetto e abside», dice. «Il progetto è stato realizzato tenendo presenti i mezzi, le teorie e gli intenti dei maestri costruttori del Trecento, che usavano elaborare forme e dimensioni sulla base di armonie numeriche e simbolismi. Pertanto, le 12 colonne quadrilobate rappresentano gli Apostoli; le 14 arcate sono le 14 stazioni della Via Crucis; i 4 piloni sopra la cupola sono gli Evangelisti; altri due piloni sono i santi Pietro e Paolo».

L’AMORE PER MADRE TERESA

«Le dimensioni sono imponenti», continua l’architetto. «La chiesa può contenere 500 fedeli seduti e altrettanti in piedi: è lunga oltre 77 metri dall’abside al portico, larga oltre 42 metri al transetto, alta 32,50 metri al timpano della navata centrale. Il progetto prevedeva due campanili che svettano a 63 metri con base quadrata di 7,20 metri per lato. Per ora solo uno è stato realizzato e contiene un ascensore che conduce alla sommità, da dove si può ammirare la città. Per l’altro si attende di disporre dei fondi necessari. Le grandi vetrate policrome, che danno luce alle navate laterali, raccontano la storia di fede del Kosovo».

La concattedrale è stata eretta grazie a donazioni arrivate da tutto il mondo. «Non ci è mai mancato nulla», riprende monsignor Lush. «La gente, senza distinzione di nazione, religione, cultura, ha donato i propri risparmi per omaggiare Madre Teresa, che qui è molto amata. I suoi genitori erano kosovari, e la giovane Aniezë Gonxhe Bojaxhiu, proprio qui nelle vicinanze, nel nostro santuario di Letnica, si sentì chiamata al servizio dei poveri».

Grazie alla dedizione di monsignor Dodë Gjergji, prima amministratore apostolico, oggi vescovo, l’edificio sacro è stato consacrato a Madre Teresa il 5 settembre 2017, nel ventesimo anniversario della sua morte e primo della sua canonizzazione, alla presenza dell’inviato speciale del papa, il cardinale albanese Ernest Simoni-Toshani, detenuto dal 1963 al 1990 nelle carceri del regime comunista di Enver Hoxha.

Esattamente un anno dopo, papa Francesco ha elevato l’amministrazione apostolica di Prizren a diocesi, con il nome di Prizren-Priština: conta 2.500 cattolici su una popolazione di circa 500mila abitanti. E, come ogni anno dall’inaugurazione, 2020 escluso, anche quest’anno dal 26 agosto – giorno della nascita della Santa a Skopye, in Macedonia, nel 1910 -, la diocesi ha reso omaggio a Madre Teresa con una novena, un approfondimento sulla sua spiritualità e la celebrazione solenne nel giorno della sua memoria liturgica, il 5 settembre, data della sua morte, avvenuta nel 1997, in India, a Calcutta, dove oggi riposa.

PER LA RICONCILIAZIONE

«La Madre attira anche persone dall’estero», dice il parroco. «Quest’estate ci sono stati pellegrinaggi da Albania, Macedonia, Croazia, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Austria, e questo ci dà speranza». Riconoscersi attorno ad una figura che ha fatto bene indistintamente, è importante per un Paese a cui l’indipendenza è costata 15mila morti, 500 scomparsi,, 120mila case bruciate. Come previsto dalla costituzione della Jugoslavia di Tito, dal 1974 il Kosovo, pur essendo a maggioranza albanese, divenne provincia autonoma della Serbia. Ma, nel 1989, l’autonomia fu revocata per volontà del governo di Milosevic. Questo dette il via ad una serie di tensioni culminate nella guerra del 1998-1999. Nel 2008 il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza dalla Serbia.

«Il lavoro di riconciliazione è stato enorme. Ma alla fine la gente ha ritrovato la forza morale e spirituale per non odiare. Noi cattolici siamo solo il 3% della popolazione, ma ci riconoscono quali guide spirituali e morali. Dobbiamo continuare a motivare, perché bisogna andare avanti, vivere la vita con dignità. “La pace – conclude monsignor Lush – non è la concordia dei popoli”, dice madre Teresa. “La pace è cambiare la mente e cambiare i cuori, e può essere solo frutto dell’amore”».

© 2021 Romina Gobbo 

pubblicato su Credere - domenica 5 settembre 2021 - pagine 54, 55, 56, 57

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