La scuola che da un secolo forma i migliori maestri mosaicisti

Entrare alla Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo (Pn) significa prima di tutto immergersi nella bellezza. Di un edificio degli anni ’30, dove tutto parla di abilità musive millenarie tramandate nei secoli. Dai pavimenti che ricordano le case romane, alle pareti dove troneggiano centinaia di opere che si rifanno ad epoche varie, ai gradini delle scale, ognuno con geometrie e colori diversi. «Sono gli studenti che, di anno in anno, contribuiscono ad abbellire l’edificio – spiega il direttore della Scuola, Gian Piero Brovedani –. Noi siamo anche una galleria. Nel 2019 abbiamo avuto 37.000 visitatori». Con la firma della convenzione tra il Comune di Spilimbergo e la Società Umanitaria di Milano, il 3 gennaio 1922 la scuola aprì i battenti. Un secolo dopo, sabato 22 gennaio, nell’edificio di via Corridoni, si sono aperti i festeggiamenti per il centenario, che dureranno tutto l’anno. «Sarà anche un modo per ragionare sullo sviluppo di una cittadina che ha nel suo patrimonio culturale proprio il mosaico », dice il presidente Stefano Lovison.

«I primi allievi degli anni ’20-’30, entravano già a 12, 13 anni – riprende il direttore –, imparavano il mestiere poi, con la valigia di cartone, l’attestato e un certificato che ne accertava serietà e preparazione, affrontavano il mondo. Oggi è il mondo che viene da noi: coreani, boliviani, statunitensi, russi.., quest’anno abbiamo un 50% di studenti provenienti da 15 Paesi diversi. Il 70% sono donne, che sono anche le più tenaci nell’aprire un’attività imprenditoriale in proprio. I no- stri studenti hanno dai 18 ai 40 anni. Abbiamo innalzato l’età per permettere anche a chi ha magari perso il lavoro avanti negli anni, di trovare un’alternativa. La selezione è impietosa, se partono in 40, si diplomano in 18». Voi dite che allo stato attuale l’occupazione post diploma è quasi al 100%.

«Una volta diplomati maestri mosaicisti, alcuni tornano nei loro Paesi e aprono lì delle attività, ce ne sono in Corea del sud, Romania, Moldavia, Cina, Australia…, altri scelgono di fare un’esperienza all’estero e poi di rientrare. Nel 1994 in Friuli c’erano 6 laboratori, oggi ce ne sono una sessantina, alcuni individuali, altri con 6, 7 dipendenti, altri ancora con 20». La scuola è triennale, e ha un costo di 700 euro l’anno. Si comincia con il mosaico romano, per passare al secondo anno a quello bizantino medievale e moderno, mentre al terzo ci si confronta con la contemporaneità, spazio, quindi, a ricerca e sperimentazione. «Ma la cosa più interessante è che fin dal primo giorno gli studenti ‘prendono in mano la martellina’. Significa che subito praticano il mestiere», dice Brovedani. L’artista-artigiano deve essere in grado di gestire tutto il processo esecutivo, dall’elaborazione del bozzetto alla scelta dei materiali, dalla formulazione di un preventivo – che tenga conto di costi e tempi di esecuzione –, fino alla realizzazione e all’installazione; gli errori non sono ammessi, perché significa perdita di tempo e denaro. Sui costi delle opere il direttore non si sbilancia, ma un minimo orientamento possiamo averlo da Michelangelo Serena, figlio di Alessandro, da tre generazioni imprenditori creativi nel mondo del mosaico. Sono loro che, in accordo con la Scuola, offrono una prima opportunità di lavoro retribuita per i neo diplomati: la realizzazione delle statue per il ‘Presepio di mosaico’, che nel periodo natalizio abbellisce piazza Duomo.

«Per esperienza personale – dice Michelangelo – perché un lavoro valga la pena, per un metro quadrato di mosaico non si devono impiegare più di 50 ore, fatte salve lavorazioni particolari o che richiedono tessere microscopiche. Lì il tempo non è quantificabile. Anche con i costi non è facile, potremmo dire che per un’opera di dimensioni normali, quelle di un quadro per intenderci, si va dai 2.000 euro in su». Alla scuola arrivano commesse da varie parti del mondo. Basti pensare, negli anni ’30, ai 10.000 metri quadrati della pavimentazione del Foro Italico in Roma. Per arrivare, in tempi più recenti, alla realizzazione del bellissimo parietale nella chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme. «Gli studenti vengono fin da subito preparati al lavoro di squadra – conclude il direttore –, che è l’unico modo per poter stare sul mercato. Per poter ottemperare ad una commessa importante, si deve lavorare insieme, ma in maniera omogenea. Tra spese varie e costi del personale – una ventina fra docenti e amministrativi – necessitiamo di un milione e mezzo circa di euro all’anno. Le commesse, unite a quanto finanziano i 54 membri del Consorzio di gestione della scuola, permettono il buon funzionamento delle attività didattiche». 

© 2022 Testo e foto di Romina Gobbo 

pubblicato su Avvenire - L'Economia civile - mercoledì 9 marzo 2022

https://www.avvenire.it/economiacivile/pagine/in-friuli-la-scuola-che-da-un-secolo-forma-i-migliori-maestri-mosaicisti

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