Burkina Faso. I profughi

DIARIO DI VIAGGIO 2

DAL #burkinafaso CON FURORE


In queste settimane vediamo milioni di profughi ucraini arrivare in Polonia, Italia, e altri stati accoglienti. Siamo sorpresi perché il numero è elevato, e siamo dispiaciuti per questa guerra che sta seminando morte, e sta devastando una nazione.
In Africa da anni migliaia e migliaia di persone si spostano in continuazione da uno stato all’altro, a causa di conflitti, siccità, carestie, malattie… Dal 2012, dopo la repressione dei Tuareg nel Mali, da parte della Francia, l’Africa occidentale è preda di attacchi terroristici. Attacchi che da nord tendono ad espandersi sempre più verso sud. Il #terrorismo è penetrato anche nel #BurkinaFaso, uno degli stati da tutti considerato pacifico.
Nel nord, al confine col Mali e con il Niger, molti villaggi sono stati rasi al suolo, chi è riuscito a salvarsi si è messo in viaggio. Il primo approdo considerato sicuro è Kaya, 130 km a nord della capitale Ouagadougou. Mi ritrovo allo stadio, dove i profughi arrivano. Da qui vengono convogliati nei sei campi gestiti dall’Ocades, la Caritas locale. Le tende sono fornite dall’UNHCR, ma manca tutto il resto. Le scorte alimentari, i medicinali… la città non riesce a sostenere un afflusso continuo di gente. Manca soprattutto l’acqua. Secondo lo stato, dovrebbe esserci un pozzo ogni 250 abitanti. In queste zone le donne fanno ancora 7, 8, 10 chilometri a piedi per riempire il secchio.
Si parla sempre dei bambini. Giusto. Sono il futuro. Ma mentre sto qui, seduta con alcuni anziani sotto un riparo improvvisato, che hanno percorso a piedi centinaia di chilometri, sapendo che non potranno mai più tornare a casa, trovo che sia profondamente ingiusto. Un anziano dovrebbe poter morire nella sua casa, tra i suoi ricordi, non fare la fila per un tozzo di pane, o piangere mentre parla con me, perché non riesce a sfamare la sua famiglia. Il cibo, la salute, un vestito, tutte cose importanti, ma credo che al primo posto debba esserci la dignità.
E, mentre io rifletto su tutto questo, loro mi chiedono una foto, e insieme sorridiamo.
#rominagobbonews #cronachedallafrica

© 2022 Romina Gobbo 

pubblicato sabato 26 marzo 2022 su LinkedIn e Facebook

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