Leopoli, il dolore silenzioso vince il suono delle sirene

È una sirena ostinata a ricordarci che siamo in un Paese in guerra. Una sirena che avverte di scappare nei rifugi, ma non si vede il panico e neppure serrande che si abbassano, così come vorrebbe il protocollo. La gente è quasi assuefatta, rassegnata ad un conflitto di cui nessuno sembra volere la fine. La seconda giornata della Missione Ucraina, organizzata dal Movimento Shalom di San Miniato (Pi), il 13 luglio si svolge a Leopoli. Mille chilometri separano la città dal fronte, una distanza che offre una certa sicurezza, ed è per questo che la vita sembra scorrere normalmente. Ma questa è la superficie.

Il cuore è fatto di uomini e donne che si fermano per ascoltare le note del “Silenzio” al passare del feretro con il corpo di un soldato. Al suono della tromba il dolore della popolazione è palpabile. Di lì a poco si sarà il funerale nella chiesa greco-cattolica, dove è stato allestito il memoriale delle vittime con le foto delle 200 persone, tra militari, civili, di cui molti bambini, che sono morte solo di questa parrocchia. «È una testimonianza straordinaria – dice il generale Antonino Zarcone -, perché sui media non avevamo ancora visto i volti dei morti ucraini». La cifra di questa giornata è l’emozione. Scorriamo le foto di quelle piccole vittime e ci sale un nodo alla gola, guardando quegli occhi chiari e quei capelli biondi uguali a quelli i cui canti avevano animato la Messa del mattino nella chiesa dell’arcidiocesi. Una cerimonia toccante, aperta da una rappresentazione in ricordo di quanti hanno perso la vita, e che ha visto concelebrare l’arcivescovo di Leopoli, Mieczyslaw Mokrzycki, il vescovo ausiliare Edward Kawa, e il vescovo di San Miniato, Andrea Migliavacca, che ha officiato portando nel cuore anche il ricordo dell’amico Andy Rocchelli, il giornalista pavese ucciso in Ucraina nel 2014. «Purtroppo la guerra continua e non sappiamo quando finirà – ha detto l’arcivescovo Mokrzycki -, ma il popolo ucraino è forte, perché sa che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno l’anima. Noi abbiamo il diritto di avere il nostro Paese indipendente e di essere liberi. Come cristiani possiamo aiutare con la preghiera, ma anche con la solidarietà, come ci ha suggerito Gesù nelle Beatitudini. Siamo grati perché ci sono notizie che dicono che il Santo Padre verrà in questa terra tanto insanguinata, tanto martirizzata, noi speriamo che venga ad abbracciarla e a benedirla e che continui ad invocare tutto il mondo affinché la pace torni a regnare». Ma la giornata a Leopoli è stata anche la giornata della condivisione. Nei locali adiacenti alla cattedrale, la delegazione ha condiviso il pranzo con alcuni profughi ed altri ospiti, “ultimi della terra”, che qui trovano accoglienza.

Molti pacchi di aiuti che il Movimento Shalom ha portato dalla Toscana sono stati lasciati qui. Altri sono stati invece donati al monastero delle suore benedettine, a tre chilometri dalla città. «Da un anno e mezzo – ha raccontato la madre superiora, suor Bernardetta -, abbiamo sentito la chiamata del Signore per aiutare i nostri fratelli e sorelle ucraini. Allo scoppio della guerra ospitavamo 600 persone, molti bambini, invalidi e anziani. Dovendo occuparci di tutti questi ospiti, pur mantenendo il nostro ritmo di preghiera quotidiano, abbiamo un po’ affievolito la nostra clausura, ma per un’opera di bene grande».

Non è mancato l’incontro istituzionale con il sindaco di Leopoli, Andriy Sadovyy. «Il mio collega ucraino – dice il sindaco di Fucecchio Alessio Spinelli – ci ha illustrato il progetto “Unbroken”, un grande centro per la riabilitazione fisica e psichica dei feriti di guerra. Significa che sono rassegnati a conviverci». E, in effetti, parlando con la gente, ci si rende conto che qui nessuno intende arrendersi, e la richiesta di inviare armi è più forte di quella di stimolare la diplomazia. «Noi abbiamo portato supporto ai civili, soprattutto ai bambini – dice il presidente di Shalom, Vieri Martini -, noi siamo contrari alla guerra e questo non abbiamo avuto paura di dirlo a chi abbiamo incontrato in questo viaggio, coerenti con la nostra mission».

© 2022 Testo e foto di Romina Gobbo 

pubblicato su Avvenire - Primo Piano - venerdì 15 luglio 2022 - pag. 8

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