«Noi missionarie, vite donate per sempre»

«Perché hanno ucciso Maria? Perché non si sono limitati a depredare, a incendiare? Provo un miscuglio di sentimenti, anche rabbia. Sono rimasta in ascolto al telefono per un’ora e dieci mentre gli assalitori devastavano la nostra casa. Hanno fracassato tutto, parlottavano tra di loro in un idioma locale, che io non potevo comprendere. Cercavo di sentire se le nostre consorelle erano vive, speravo nella loro voce, io non potevo parlare, chiamarle, non sapendo qual era la situazione. Penso che uno degli assalitori si sia appropriato del telefono di suor Maria e se lo sia messo in tasca, senza aver fatto caso che era acceso. Lo sentivo perfino respirare».

È rimasta sotto shock per tutta la notte e il giorno seguente suor Luigia Coccia, superiora generale delle Pie Madri della Nigrizia, meglio note come Comboniane, poiché l’Istituto è stato fondato dal vescovo santo monsignor Daniele Comboni (1831-81). Verso le 21 del 6 settembre, la loro missione di Chipene (Lurio), nella provincia di Nampula, in Mozambico, è stata assaltata da un gruppo di terroristi, di probabile matrice islamica. Hanno ucciso a sangue freddo suor Maria De Coppi, 82 anni, originaria di Santa Lucia di Piave (Treviso), missionaria nel Paese sudafricano dal 1963. Suor Eleonora Reboldi e suor Angeles Lopez Hernandes, invece, sono riuscite a fuggire e a nascondersi nella foresta, così come i sacerdoti fidei donum della diocesi di Concordia-Pordenone, don Loris Vignandel e don Lorenzo Barro.

«La missione è abbastanza isolata, si trova a circa 60 chilometri dalla strada asfaltata. La gente è povera, vive di agricoltura. Noi aiutiamo. Gestiamo una casa dove ospitiamo giovani studentesse», spiega suor Laura Malnati, superiora provinciale delle Comboniane in Mozambico-Sudafrica, che ricorda suor Maria «come una donna di pace, innamorata del popolo mozambicano, nonostante avesse già vissuto grandi rischi durante la guerra d’indipendenza».

L’Isis, ha reso noto la BBC, ha pubblicato su Telegram la rivendicazione dell’attacco: “Era troppo impegnata nella diffusione del cristianesimo”.

«Non volevo assolutamente che rimanessero lì un’altra notte – riprende suor Luigia Coccia -. Troppo pericoloso. La missione è stata totalmente bruciata: la chiesa, la nostra casa, il convitto delle ragazze, l’ospedale, le auto. È stato un attacco mirato. La strategia è sempre la stessa: far fuggire tutti per appropriarsi del territorio. I terroristi sono l’ultimo anello di una catena di interessi enormi, legati ai giacimenti di gas di cui il Mozambico è ricco. Adesso che so che le sorelle sono in salvo a Nacala, posso permettermi di “gestire” il dolore per la morte di Maria. L’avevo incontrata più volte. Era una donna vivace, positiva, ti abbracciava e ti sentivi voluta bene».

In un messaggio vocale che un’oretta prima di essere uccisa suor Maria aveva lasciato alla nipote, suor Gabriella Bottani, anche lei comboniana, aveva fatto presente che la situazione era molto tesa perché un gruppo di terroristi, da lei chiamati al-Shabaab (giovani, in arabo, ndr) si stava avvicinando. La gente aveva cominciato a scappare, ma lei voleva aspettare ancora perché, aveva detto, per lei «lasciare Chipene, era come perdere la vita».

«Forse questo è stato l’unico modo per rimanere là per sempre – dice suor Luigia -. E in Mozambico la seppelliremo, accanto ad altre nostre sorelle morte lì. In questo periodo stiamo organizzando degli eventi per celebrare il centocinquantesimo anniversario dalla fondazione del nostro Istituto, e abbiamo ragionato tanto per decidere quali momenti di questa nostra lunga storia mettere a fuoco. Una parola ormai entrata nel nostro vocabolario è martirio perché, portando la nostra missione in terre difficili, di conflitto, abbiamo vissuto tanti drammi, abbiamo avuto sorelle imprigionate, torturate, uccise. Per noi il martirio è qualcosa di antico e di nuovo perché si ripresenta in tutte le fasi della nostra storia. Non lo cerchiamo, non mi aspettavo certo che Maria ce lo riconfermasse. Eppure, ognuna di noi si ritrova in lei».

«Ho versato parecchie lacrime per Maria – dice suor Espérance Bamiriyo, superiora della casa madre di Verona -. Ma una vita donata è donata per sempre. Questo dicono i nostri voti. Non sapete né l’ora, né il giorno, ha detto Gesù, perciò state pronti. La nostra vita appartiene a lui».

© 2022 Romina Gobbo 

pubblicato su Famiglia Cristiana - domenica 18 settembre 2022 - pagg. 46 e 47

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